26 July 2017

È morto Enzo Bearzot

Giovedì 23 dicembre 2010

Mi trovo lontano dall’Europa.

Un amico mi manda un sms, una stillettata.

«È morto Enzo Bearzot!» dice.

Come un pugno allo stomaco.

Martedì scorso ci ha lasciati Enzo Bearzot da Ajello. Sapevo che da tempo stava male e non si vedeva in giro. Già quando aveva compiuto 80 anni e aveva visitato la redazione della Gazzetta lo si vedeva molto affaticato.

Bearzot è stato tumulato oggi. Produce un colpo al cuore vedere quelli che furono i suoi giocatori con le lacrime agli occhi portare a spalla la bara del Vecchio con la pipa. I Ragazzi dell’82 sono come sempre capitanati da Zoff in prima fila insieme a Conti, poi Cabrini e Rossi, il secondo Maldini, Marini e Altobelli. Allo stesso modo l’avevano sollevato la sera della finale di Madrid ed erano presenti quasi tutti oggi a Milano alla chiesa del quartiere Vigentino.

Vabbé, Bearzot avrebbe dovuto mollare subito dopo La Coppa, risparmiandosi le figure barbine degli Europei 84 (neanche qualificati) e di México 86 (fuori agli ottavi contro la Francia di Platini), ma i momenti esaltanti regalati dal Vecio (come molti lo chiamano) sono moltissimi.

Il mio ricordo va al Mundial argentino del 1978, il primo di cui abbia ricordi, quella del Tango (il pallone, celebrato con nostalgia la scorsa estate), visto al mare su un televisore in bianco e nero, credo di mia nonna. Per una volta la nazionale italiana giocò un bellissimo calcio sconfiggendo anche l’Argentina padrona di casa (e futura campione) con quella memorabile rete di Bettega dopo un triangolo con Rossi allo stadio del River. Anche se poi l’Italia arrivò quarta, gli azzurri diedero spettacolo e quella fu forse la migliore edizione delle nazionali Bearzottiane.

Ovvio, la memoria di tutti va sempre al Mundial spagnolo: l’inizio stentato, le polemiche feroci, il silenzio stampa nato allora, poi il “risveglio” di Rossi e la cavalcata fino alla finale del “Bernabéu” e l’urlo di Tardelli. Quindi l’epilogo dell’arcinota partita a scopone scientifico sull’aereo presidenziale che riportava la squadra in patria: da una parte Bearzot e Causio (sic) e dall’altra Pertini e Zoff; in mezzo la Coppa del Mondo come se fosse il premio dei vincitori della partita.

Rimane un mistero come Bearzot sia riuscito a cambiare le sorti di una squadra che nella prima fase sembrava composta da dei brocchi per farli surclassare addirittura il mio amato Brasil del Galo, Crâtes, Falcão, Júnior, ma anche di Valdir Peres e di Serginho (Careca si infortunò poco prima della competizione). Anzi no.

Enzo era inevitabilmente uno dei moltissimi figli di Rocco, suo allenatore al Torino nell’ultima stagione da calciatore. Del Paròn aveva sicuramente affinato la sua umanità e imparato quella sottile intelligenza con la quale gestire un gruppo. Ma soprattutto rappresentava perfettamente quello che era il calcio di una volta, purtroppo confrontato con quello di oggi.

Qui un ricordo di Bearzot:

E un intervento in un’osteria milanese “La Madonnina” del 29 gennaio 2008 a fianco di Gigi Garanzini, biografo “ufficiale” suo, ma anche di Rocco. Interessante la rievocazione che Bearzot fornisce del famoso episodio con il pessimo Matarrese durante la preparazione del Mondiale 82.

Comments

  1. L’articolo sulla morte di un grande friulano non può rimanere senza nemmeno un commento…
    Ora sono troppo di corsa per dire tutto (o almeno qualcosa in più…) sul grande Vecio, spero di aver occasione in futuro di parlarne più approfonditamente.
    Bearzot è uno di quei personaggi che con la gente che gira nel calcio odierno apprezzi e rimpiangi ancora di più…
    Devo ancora vedere i video da te proposti, lo farò al più presto.
    Volevo solo segnalare, soprattutto per rispetto nei confronti del vecchio Enzo, che a Mexico 86 il primo turno lo superammo, per essere poi eliminati agli ottavi dalla Francia di Platini e Stopyra.

  2. e un piccolo pensiero per il grande enzo lo devo lasciare anch’io…
    un grandissimo personaggio che ha contribuito a segnare indelebilmente la storia, non solo quella calcistica, italiota di fine novecento. con le sue feroci dignità e moralità rimarrà lontano anni luce dai personaggi biechi e squallidi che popolano gli ambienti calcistici e sociali di questa sgarruppata società.
    credo che quasi tutti possano avere un ricordo piacevole legato a bearzot, ritengo i suoi ragazzi “munidial” dei veri fortunati ad averlo avuto come maestro e le lacrime che tutti loro avevano, portandolo sulle spalle nel suo ultimo viaggio, fossero sincere e piene di gratitudine. io di lui ho un ricordo legato all’estate ’85 quando, bambino, l’ho incontrato e timidamente avvicinato al campo dei pini di villa durante la finale di coppa carnia cedarchis-villa, partita che lo vedeva spettatore d’eccezione. di quella serata agostana rimangono una sua firma su una bandiera conservata nella soffitta dei miei e una foto incorniciata e appesa all’osteria del paese che ritrae l’allora cittì tra mio zio dado e il nan, un nostro compaesano che vive in francia e che in quell’occasione si spacciava quale suo “procuratore personale” allungandogli un taglietto dietro l’altro, tanto da far arrabbiare la signora luisa che ha faticato non poco prima di “regonarlo” in macchina e riportarlo a forni di sopra dove la coppia era in villeggiatura.
    mandi enzo e, scusa mura per la citazione, ti sia eternamente lieve la terra.
    fra.

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