25 July 2017

Gracias Dios… Homenaje al Diego

Sabato 30 ottobre 2010

Già da molti anni in questa effemeride con un amico ogni anno ci si scambia gli auguri. Oggi è il compleanno del calcio, è il compleanno del Diego.

Da Fiorito alle Cebollitas di Francis Cornejo, all’Argentinos, a Tokio 79, al Boca, al Barça, al Napoli, all’“Azteca” al Mondo… con le cadute abissali e le risalite miracolose, dal cielo all’inferno e ritorno. Non è facile spiegare cosa abbia significato El Pelusa per molte persone in tutto il mondo. Per un omaggio al Diego ho scelto tre contributi sonori (quasi) senza immagini di calcio.

Víctor Hugo

Il primo, abbastanza conosciuto, è la cronaca della famosa rete contro l’Inghilterra (la seconda) al Mondiale 86 nella cronaca di Víctor Hugo (nomen omen) Morales. Víctor Hugo è il locutor de radio più famoso dell’Argentina, nonostante sia uruguayo. Le sue cronache per Radio Continental sono estremamente letterarie, come si può facilmente anche capire dal nome che porta: Víctor Hugo è solito mescolare il calcio con elementi culturali e testi di tango.

Qui il suo sito personale.

Lo incontro nella cabina radio del “Estadio Monumental” (lo stadio del River) alle prese con il suo mate, nell’intervallo della prima partita di campionato. È appena tornato da una settimana in Italia, cioè dal Teatro San Carlo e dalla Scala, visto che il tipo, molto poliedrico, ha anche un programma di opera.

Víctor Hugo, capelli ormai brizzolati e sguardo penetrante. È uruguayo ma adottato dal lontano 1980 da Buenos Aires, che conferma essere una mecca per le aspirazioni professionali di molti suoi compatrioti.

«Il calcio», dichiara, «è da sempre una valvola di sfogo, ed in questo periodo lo è ancor di più. Uno sfogo dalla tragicità e dalla serietà della vita. È triste, ma i tifosi [indica gli spalti di fronte a lui] convivono con una sconfitta nella vita, ogni giorno. Per loro l’unica speranza è che il loro club del cuore vinca. Se ciò non dovesse accadere, per loro sarà una settimana in cui avranno perso su tutta la linea». Questo sentimento è ancor più vero per la Selección, la nazionale.

Nel museo del Boca c’è un riferimento a Víctor Hugo nel momento che più di ogni altro l’ha reso famoso anche fuori dall’Argentina. Le parole del radiocronista, emblema della passione calcistica, sono incastonate in una foto immensa in gialloblù di Diego Maradona, fin da bambino tifoso del Boca, quindi giocatore e poi di nuovo tifoso.

Era il giorno del celeberrimo Argentina-Inghilterra del Mundial di México 86, quando Diego realizzò il più entusiasmante gol della storia dei Mondiali, scartando otto inglesi dopo essere partito dalla propria metà campo.

Durante la cronaca Víctor Hugo andò in trance:

…la va a tocar para Diego, ahi la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del futbol mundial, y deja el tercero y va a tocar para Burruchaga…

Siempre Maradona! Genio! Genio! Genio! ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta… y Goooooool… Gooooool…

Quiero llorar! Dios santo! Viva el futbol! Golazo! Diego! Maradona! Es para llorar perdonenme…

Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos…

barrilete cosmico… de que planeta viniste? Para dejar en el camino tanto ingles, para que el pais sea un puno apretado, gritando por Argentina…. Argentina 2 – Inglaterra 0…

Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona…

Gracias dios, por el futbol, por Maradona, por estas lagrimas, por este Argentina 2 – Inglaterra 0…

Manu Chao e Emir Kusturica

Nel suo documentario Maradona by Kusturica il regista balcanico racconta un intrigante spaccato del Diego. Anche se presenta alcuni inaspettati punti bassi (ad esempio i fastidiosi disegni animati), si assiste ad altri momenti altissimi, come quando Diego si apre parlando anche della droga, con la geniale la frase: «Ti rendi conto che giocatore sarei stato se non avessi preso cocaina? Che giocatore ci siamo persi!».

Puro genio

In una delle ultime scene del film Kusta porta un ignaro Maradona in un vicolo, forse della Boca. Appoggiato al muro si vede Manu Chao accompagnato da un amico alla chitarra; è la prima volta che Diego ascolta La vida es una tómbola: si ferma a pochi metri dal duo e, sotto gli occhiali scuri, si intravede la sua emozione.

Sembra che quando Kusturica chiese a Manu se per il suo documentario poteva usare la vecchia canzone dei Mano Negra Santa Maradona, Chao abbia risposto che avrebbe volentieri composto una nuova canzone apposta su uno dei suoi miti. Così sarebbe nata La vida es una tómbola.

Nel marzo 2009, dopo aver mancato vari concerti di Manu Chao, stavamo cenando con amici della carne succulenta in una simpatica parrilla [griglia] di Buenos Aires chiamata “La Popular” [tipo La Curva]. Mentre mi lamentavo con i miei amici che non avrei potuto assistere ai suoi concerti del fine settimana successivo visto che dovevo partire, proprio in quel ristorante è inaspettatamente entrato Manu. Alla fine della cena abbiamo parlato con lui: gli ho spiegato che l’avevo visto in concerto al festival “Exit” di Novi Sad l’estate precedente e lui mi ha confermato quanto gli stiano simpatici i serbi. Grande Manu!

El Potro

Probabilmente la canzone più suggestiva composta su Maradona, quella che è riuscita ad esprimere più profondamente la tormentata storia del Diego, è La Mano de Dios di Rodrigo Bueno, detto el Potro: l’artista di Córdoba morì in un tragico incidente stradale in una fredda notte invernale di giugno di dieci anni fa su un’autostrada della periferia di Buenos Aires. Aveva solo 27 anni.

Il testo:

En una villa nació, fue deseo de Dios,

crecer y sobrevivir a la humilde expresión.

Enfrentar la adversidad

con afán de ganarse a cada paso la vida.

En un potrero forjó una zurda inmortal

con experiencia sedienta ambición de llegar.

De cebollita soñaba jugar un Mundial

y consagrarse en Primera,

tal vez jugando pudiera a su familia ayudar.

grande Diego!!!!

A poco que debutó

“Maradó, Maradó”,

la 12 fue quien coreó

“Maradó, Maradó”.

Su sueño tenía una estrella

llena de gol y gambetas…

y todo el pueblo cantó:

“Maradó, Maradó”,

nació la mano de Dios,

“Maradó, Maradó”.

Sembró alegría en el pueblo,

regó de gloria este suelo…

Carga una cruz en los hombros por ser el mejor,

por no venderse jamás al poder enfrentó.

Curiosa debilidad, si Jesús tropezó,

por qué él no habría de hacerlo.

La fama le presentó una blanca mujer

de misterioso sabor y prohibido placer,

que lo hizo adicto al deseo de usarla otra vez

involucrando su vida.

Y es un partido que un día el Diego está por ganar…

A poco que debutó

“Maradó, Maradó”,

la 12 fue quien coreó

“Maradó, Maradó”.

Su sueño tenía una estrella

llena de gol y gambetas…

y todo el pueblo cantó:

“Maradó, Maradó”,

nació la mano de Dios,

“Maradó, Maradó”.

Sembró alegría en el pueblo,

regó de gloria este suelo…

Olé, olé, olé, olé, Diego, Diego.(x4)

y todo el pueblo cantó:

“Maradó, Maradó”,

la 12 fue quien coreó

“Maradó, Maradó”.

Su sueño tenía una estrella

llena de gol y gambetas…

y todo el pueblo cantó:

“Maradó, Maradó”,

nació la mano de Dios,

“Maradó, Maradó”.

Sembró alegría en el pueblo,

regó de gloria este suelo…(x3)

“te quiero Diego”

Sempre nel documentario di Kusturica si vede un Maradona ancora non uscito dall’incubo della blanca mujer, de misterioso sabor y prohibido placer in un club di Buenos Aires che canta questa canzone. Presente anche Claudia con Dalma e Giannina che Maradona invita varie volte sul palco. Solo alla fine las nenas cedono e salgono per cantare insieme con il locale che quasi viene giù.

Qui invece l’edizione originale in un concerto del Potro:

Pelé

Ah si, dimenticavo, una settimana fa è stato anche il 70º compleanno di Pelé, il secondo più forte giocatore della storia che si è sempre schierato con il potere costituito e con la FIFA. Auguri anche a lui.

Qui la sala dedicata a Pelé nel “Museu do Futebol” all’interno dello stadio “Pacaembu” di São Paulo.

Comments

  1. Paolo Negri says:

    So che con probabilità o certezza non è stato il più forte di tutti, ma il mio cuore batte per Manè Garrincha. In Brasile la gente si emoziona ancora più per lui che per Pelè. Così come Ronaldo Fenomeno o il Gaucho sono amati più di Kakà e di tutti quelli perbenino. Il Povao si riconosce nel talento, nell’arte, nell’improvvisazione e nel… malandro

    • alessandrogori says:

      anch’io, lo sai, sono sempre stato per mané, per la sua storia, ciò che ha significato negli anni cinquanta e sessanta e quello che ancora rappresenta, ma certamente ha avuto una traiettoria molto più corta degli altri.
      a

  2. Grazie Ale per questa intensa immersione nel nostro amato Diegol, difficile non commuevorsi, ogni volta come fosse la prima. Un saluto da un fedele della chiesa maradoniana

    • alessandrogori says:

      si, per i fedeli della chiesa sono storie vecchie… ma concordo che ogni volta ci si commuove.
      a presto,
      a

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