25 July 2017

Da Wembley a Wembley, il Barça che ti fa innamorare vince la sua Quarta Coppa

Sabato 29 maggio 2011

Il Barça ha vinto ieri sera la sua quarta Champions/Coppa Campioni nella fantastica cornice del nuovo “Wembley”, semplicemente distruggendo il Manchester United per 3-1. Mai negli ultimi anni si era vista una tale superiorità di una squadra in una finale e, volendo, anche una partita così bella. Gli uomini di Guardiola hanno giocato come gli angeli, dominando il rivale dall’inizio alla fine.

Il prepartita

Dopo le tossine nervose del fantastico quarto posto dell’Udinese, rimane ormai solo l’ultimo atto della stagione, l’agognata finale di Champions.

Ero stato così fortunato da aver visto dal vivo il ritorno degli ottavi al “Camp Nou” contro l’Arsenal e le due semifinali, sia al “Bernabéu” (una delle partite chiave della stagione) che a Barcelona. Andare a “Wembley” sarebbe stata la ciliegina sulla torta, ma trovare i biglietti non era un’impresa così facile. Avevo anche pensato di recarmi lo stesso a Londra, anche senza biglietto (lo avevo fatto per la finale di Parigi 2006), ma l’idea di vedere una partita del genere da solo in un pub nella capitale inglese, magari a pochi passi dallo stadio, mi faceva venire ancora più rabbia. Per cui visione a casa con un paio di amici, birre fresche e la trasmissione del Mestre Puyal di Catalunya Ràdio via Internet a commentare le immagini.

Fin dal mattino del giorno della finale i nervi ti prendono allo stomaco. Cerchi di sapere come stanno gli amici culés a Barcelona, Parigi e altre città e gli sms di risposta iniziano ad arrivare.

In teoria se il Barça gioca come sa dovrebbe avere la meglio sullo United, soprattutto avendo avuto a disposizione vari giorni per preparare la finale. Anzi, forse i giocatori blaugrana potrebbero essere anche troppo tesi: normalmente viaggiano in trasferta il giorno stesso della partita (24 ore prima in Champions), ma per questa partita sono arrivati a Londra addirittura martedì, causa vulcano. Chissà se la pressione possa giocare un brutto scherzo. Dall’altra parte i Red Devils sono una formazione ostica, guidati dal vecchio saggio Alex Ferguson che da 25 anni siede su quella panchina e ben rappresentato in campo da un diavolo come Rooney sempre pronto a sorprenderti.

C’è però una (moderata) fiducia.

Nei commenti della vigilia si dice che è la finale sognata, tra le migliori due squadre degli ultimi anni. Entrambe hanno vinto 3 coppe e tutte e due sentono “Wembley” (anche se nella sua prima versione) come uno scenario speciale: entrambe vinsero la loro prima Coppa Campioni proprio al vecchio “Wembley”, lo United nel 1968 (la fantastica squadra di Matt Busby, con Bobby Charlton, Georgie Best e Dennis Law, peraltro infortunato quel giorno) e il Barça nel 1992, grazie a quella punizione di Koeman contro la Sampdoria al minuto 111.

C’è anche la consapevolezza e la concentrazione di questa squadra fantastica composta da giocatori bravissimi con capacità non comune di avere sempre e costantemente fame di nuovi titoli.

L’anno scorso dopo durante i festeggiamenti per la conquista della Liga, era rimasta una spina nel cuore di molti barcelonisti, l’eliminazione dalla Champions contro l’Inter di Mourinho. Durante i classici interventi al microfono di fronte al “Camp Nou” gremito, Guardiola aveva dichiarato: «Siamo rimasti in debito con voi, ve ne dobbiamo una, e questi non tradiscono». E così è stato.

La partita

Fantastica la cornice del nuovo “Wembley” disegnato da Norman Foster. Il mosaico iniziale della curva del Barça è quanto meno propiziatorio: «We love football» recita la scritta in mezzo alle migliaia di pannelli blu e granata. È proprio vero, questa squadra è innamorata del calcio e fa innamorare: lo si vedrà in breve. Nel settore dello United si risponde con «Spirit of ‘68», richiamando l’energia di quello squadrone.

All’ultimo momento a sorpresa il Capitano Carles Puyol rimane in panchina per non rischiare (nei prossimi giorni dovrà subire una piccola operazione) e Guardiola gli preferisce Abidal, la cui storia colpisce sempre di più: tornato a giocare 72 giorni dopo l’operazione al fegato per estirpare un tumore, poche settimane dopo è pronto per scendere in campo come titolare in una finale di Champions: chapeau. Anche questa storia che i suoi compagni hanno vissuto in modo diretto avrà contribuito a creare un legame ancor maggiore all’interno dello spogliatoio.

Nel il Barça provengono dalla cantera 7 giocatori tra i titolari e, considerando anche la panchina, 11 su 16. Guardiola e Ferguson si salutano a lungo e con affetto, niente a che vedere con la lunga scia di polemiche lasciate dal portoghese che tutti conosciamo.

Lo United inizia con furore, ma dopo 10 minuti il centrocampo del Barça prende le misure e da allora ci sarà solo una squadra in campo. Xavi Hernández nel 1992 aveva 12 anni; per la sua età i suoi genitori non gli permisero allora di andare a “Wembley” con i suoi due fratelli maggiori. Oggi invece c’è venuto da solo e sembra si sia portato anche il pallone per giocare. Xavi inizia a dominare il centrocampo, ben coadiuvato da Iniesta e da Busquets. Si vede che Messi sa quello che vuole.

Fioccano le occasioni con Pedro, due volte con Villa, Messi che arriva tardi su un centro dello stesso asturiano. Poteva anche esserci un rigore per un mani in area, ma la distanza era molto ravvicinata. Il Barça c’è e domina il gioco, mentre il ManU non si vede proprio.

Bisogna segnare. Al 27’ nuovamente Pedro riesce ad agire come apriscatole, ben lanciato da Xavi e lasciato colpevolmente solo da Nemanja Vidić (il serbo capitano dei Diavoli Rossi), spiazza Van der Sar: 1-0 e la zona blaugrana dello stadio esplode. Che grande il canario: il presidente Rosell raccontava che da ragazzino era stato acquistato dal Barça per 30mila euro… un buonissimo investimento.

Ora si può giocare con tranquillità, almeno questo pensano i blaugrana. 6 minuti dopo il Barça perde palla su una rimessa laterale di Abidal, il pericolosissimo Rooney effettua due triangoli consecutivi e batte Valdés, 1-1. Dalla ripetizione si vede che sul lancio del veterano Giggs (di due anni più giovane di Guardiola) Rooney si trovava per qualche centimetro in fuori gioco. Poco male, bisogna farne un altro.

Si va all’intervallo sull’1-1 ma con l’amaro in bocca, il Barça ha dominato e il pareggio va sicuramente stretto. C’è una chiamata su Skype con amici che stanno guardando la partita a casa a Barcelona.

L’inizio del secondo tempo è frastornante. Gli uomini di Guardiola sono entrati in campo come degli ossessi cercando il raddoppio, arrivato al 54’ grazie a una prodezza di Messi (anche qui lasciato colpevolmente libero di avanzare per una ventina di metri): l’argentino, anche ieri fantastico, ha sparato da fuori area e Van der Sar (alla sua ultima partita ufficiale), probabilmente coperto, non c’è arrivato. Messi ha esultato come mai lo si è visto fare, prendendo a calci un microfono e gridando la rete con tutte le forze che aveva ancora in corpo: probabilmente stava scaricando l’enorme tensione accumulata in questi giorni e il peso di dover prendere la squadra per mano. L’argentino non segnava da un mese, dalla semifinale del “Bernabéu”: è la prima rete dell’argentino sul suolo inglese (dopo 7 partite di Champions e due amichevoli) e la 12° di questa Champions, ha eguagliato così il record di Van Nilsterooy: con il suo 53° gol stagionale si laurea per la terza volta consecutiva capocannoniere della massima competizione continentale. Impressionante.

Ora bisogna cercare la rete della sicurezza; lo United non c’è proprio, ma come è già accaduto nel primo tempo potrebbe sempre arrivare una zampata di uno dei suoi uomini. Van der Sar si supera su un esterno a giro di Xavi che probabilmente sarebbe finito dentro. Poi, al 70’ mentre stiamo commentando di come Villa stia faticosamente uscendo dal letargo (da febbraio in poi ha segnato una sola rete), l’asturiano estrae una magia dal cappello a cilindro: dopo una percussione di Messi sulla destra, Busquets recupera il pallone e lo fornisce a Villa che da fuori area con un tiro a giro lo spedisce proprio all’incrocio. Non ci poteva essere giorno migliore per rivedere tutti e tre i giocatori del tridente offensivo ritornare al gol.

Ferguson non riesce più a tenersi, sfrega nervosamente le mani. La partite finisce qui, con il Barça che continua a dominare e lo United che cerca una pallida reazione d’orgoglio.

Un amico interista mi manda un messaggio dicendo che per la manifesta superiorità del Barça si è quasi annoiato. Noi invece avremmo voluto che la partita proseguisse per altri 90 minuti per continuare a godere dello spettacolo. Ma l’arbitro ungherese Viktor Kássai fischia la fine e il Barça si proclama per la quarta volta Campione d’Europa, la terza in 6 anni: come diceva Guardiola nella famosa conferenza stampa di Madrid, «fino all’altro giorno non ne avevamo vinta neanche una», ma ora raggiunge Bayern e Ajax. Barcelona e l’intera Catalunya esplodono: 35mila tifosi all’Arc de Triomf e altri 30mila che si stanno riversando su Canaletes.

Puyol era entrato negli ultimi minuti per riprendere possesso della fascia di capitano, ma insieme a Xavi decidono di lasciare l’onore di alzare la coppa al redivivo Abidal. Per ultimo la riceve Messi e, con gli occhi che sembrano quelli di un bambino, è lui a portarla fin sul terreno di gioco. Emozione.

Il cerchio si chiude: da “Wembley” 1992 a “Wembley” 2011 grazie al seme gettato da Cruijff che cambiò la pelle di una squadra fino allora perdente (2 campionati in 30 anni mentre gli acerrimi rivali ne vincevano a pacchi) e anche grazie a Guardiola, allora 21enne e ora gran condottiero della squadra. Pep ha (momentaneamente) battuto Mourinho, vincendo a soli 40 anni 2 Champions (finora il record era del portoghese più amato con 47).

Piqué taglia la rete per portarsela a casa, la squadra improvvisa una sardana (tipica danza catalana in tondo) e vengono azionati anche gli idranti (quasi a ricordo della deprecabile reazione dopo la semifinale di ritorno con l’Inter). La festa andrà avanti tutta la notte.

Ferguson in conferenza stampa rende omaggio ai Campioni: «È la squadra più forte che abbiamo mai affrontato. Nessuno ci aveva mai dato una simile lezione».

La prossima stagione inizierà già con i botti, il doppio Clásico della Supercoppa spagnola Madrid-Barça (ancora!) il 14 e 17 agosto, e la Supercoppa Europea il 27 agosto al “Louis II” di Monaco. Ma prima i festeggiamenti di questo pomeriggio a Barcelona, dove come sempre la squadra sfilerà per la città arrivando dal mare e giungendo al “Camp Nou”. Poi, tutti andranno al concerto di Shakira al “Palau Sant Jordi”. Quindi le meritate vacanze (a parte i poveretti che saranno costretti a giocare la Copa América, dall’1 al 24 luglio in Argentina).

Fins la propera i moltes gràcies nens!

 

Comments

  1. ale Campi says:

    Visca el Barca i visca Catalunya! Mi sono innamorato di Barcelona e della sua squadra nel ’96 e nel 2005 potevo ammirare da dentro la città le imprese del gruppo di Rijkaard. Una meraviglia. Mai avrei immaginato che si potesse vedere cose del genere e forse di più. L’altra sera ho visto un calcio da sogno, un’utopia realizzata..talmente bello che quasi ci si ritrova amareggiati nel constatare che forse non può esistere niente di meglio. Chissà cosa avrebbe detto Vasquez Montalban davanti ad una meraviglia del genere..Dal vivo deve essere stato qualcosa di magico, la televisione purtroppo non può che limitare la bellezza dell’evento e del gioco di una squadra unica, irragiungibile, sovrumana. Non credevo potesse esserci un seguito e un di più al periodo Eto’o, Deco, Dinho. Eppure ho visto il Barca di Guardiola, Messi e i soliti canterani. Da amante del calcio, anche se di parte in quanto amo Barcelona, posso solo ringraziare Barcelona, la città, la società, i catalani, i giocatori per quanto ci hanno regalato. E chissà che non ci ritroviamo nuovamente al camp nou a cantare Alè Udin…

  2. Miguel says:

    Nei giornali sportivi di questi giorni si parla molto dell’offerta del Barça per arrivare a Sanchez: indiscrezioni (affidabili???) dicono di 27 milioni più Thiago e Jeffren (non si sa se in prestito, in comproprietà o cosa…). Tu che ne pensi? Sono giovani di sicuro avvenire, no?

    • Mah, leggo anche sui giornali catalani che il Barça sarebbe sulle tracce del Niño, ma mi sembra strano.
      Cioè, se prenderanno Rossi (più affidabile e che andrebbe meglio per i blaugrana, per il suo tipo di gioco visto che ha più esperienza e ha già giocato con ottimi risultati nella Liga) niente Niño.
      Altrimenti, i due di cui parli andrebbero strabene, comunque in prestito. Jeffren è un estremo che quest’anno ha giocato poco (per caso è entrato all’ultimo nel 5-0 con il Madrid segnando anche l’ultima rete), Thiago Alcântara potrebbe invece essere il crack del futuro. Se fai una ricerca su questo sito vedrai che ne ho parlato alcune volte. È il figlio di Mazinho, è un genietto e per lui si prevede un bell’avvenire, anche se dovrà mettere tatticamente la testa a posto.
      Si disputerà forse il futuro del post Xavi (speriamo il più lontano possibile), insieme al buon Cesc.
      Anche quest’estate è iniziata infatti la telenovela Fàbregas. Se il catalano dovesse tornare “a casa”, Thiago verrebbe forse ceduto (in prestito).

      Ma Pozzo, non doveva invece tenere il Niño?!
      Mah…

      Domani riprendo.
      a

      • Miguel says:

        Ricordo bene che più volte hai parlato di Thiago, unendo sempre il suo nome a “genietto”..per quello ti ho chiesto un parere, che immaginavo fosse positivo.
        Comunque secondo me sono tutte voci senza grosse fondamenta: ogni giorno se ne sente una nuova, oggi tutti dicono che invece di Thiago e Jeffren arriverà a Udine Bojan…sarebbe ottimo, ovvio, ma dubito che la cosa sia fattibile.
        Quello che pare quasi sicuro è che Sanchez il prossimo anno calcherà altri campi rispetto al Friuli..a questo punto piuttosto che Juve (che non offre neanche una vetrina internazionale) o Inter, molto meglio il Barça, anche se rischierebbe di essere chiuso dai vari fenomeni che già giocano lì.

        • Ora scrivono anche di Bojan, mah, non so cosa dirti.
          Ma siamo sicuri che Bojan voglia venire a Udine? E chi lo paga il suo ingaggio???
          Sembra che questo pomeriggio si incontreranno tutti a BCN.
          A parte i soldi (e la contropartita tecnica!) anche per me sarebbe meglio se Alexis andasse all’estero, per non doverlo vedere con altre maglie.
          Vedremo, e soprattutto aspettiamo notizie su chi comprera’ Pozzo per cercare di andare in Champions nello spareggio che sara’ con squadre forti o fortissime.
          a

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