23 May 2017

Guardiola lascia, il Barça a Tito Vilanova! La conferenza stampa più sentita degli ultimi 4 anni

Sabato 28 aprile 2012

Che settimana l’ultima vissuta dal FC Barcelona. Passate le due tragiche partite al “Camp Nou” in tre giorni, ormai Pep Guardiola non poteva più attendere: dopo aver rimandato all’infinito, doveva annunciare il suo futuro.

Ormai da mesi Pep sembrava ondivago tra la possibilità (sempre più remota in verità) di un ennesimo rinnovo, rigorosamente annuale, e lasciare tutto. Perse Liga e Champions in tre giorni c’era la speranza che non volesse abbandonare con una sconfitta ma, come aveva già fatto sapere nella conferenza stampa del dopo Chelsea, gli ultimi risultati non hanno cambiato una decisione già maturata da tempo.

Da ieri mattina la notizia era nell’aria, ormai ci si aspettava che Pep lasciasse. Già mercoledì si era tenuta una riunione segreta con il Presidente Rosell, il direttore sportivo Andoni Zubizarreta e pochi altri dirigenti proprio a casa di Guardiola in cui il tecnico aveva confermato che sarebbe stato irremovibile sulla sua scelta .

Prima dell’allenamento di ieri l’ha poi comunicata ai giocatori e alle 13:30 Guardiola, Rosell e Zubi si sono presentati in conferenza stampa alla presenza dei capitani e diversi altri giocatori (Messi non era presente, per questioni emotive ha spiegato).

Subito la conferma del Presidente: «Guardiola non sarà il tecnico del Barça nella prossima stagione». Pep ha poi raccontato che la decisione era stata presa già in ottobre. Sicuramente non andrà ad allenare da nessuna parte, almeno per ora, men che meno all’Inter o al Milan come si speculava da tempo sulle pessime gazzette (e Gazzette) italiane. Se ne va perché si sente «stanco», «svuotato» dopo un vortice tremendo di tensioni emotive in questi 4 anni, non perché voglia più soldi o nuovi stimoli. Ha bisogno di «prendere distanza», dal calcio, dal suo ruolo di allenatore. Ricreare una squadra del genere in un altro ambiente non sarà comunque possibile. E chissà, magari tra qualche anno potrebbe tornare qui come Presidente, se lo augurano in molti. Dopo essere stato tifoso, raccattapalle, giocatore delle giovanili e titolare della prima squadra, Capitano, allenatore del Barça B e nuovamente della prima squadra sarebbe il coronamento di un periplo unico nella storia del calcio.

Tito Vilanova sarà il nuovo tecnico

A seguire, l’annuncio a sorpresa. Molte erano le ipotesi per l’eventuale successore di Pep, anche se dal club dicevano di non avere un Plan B. Si parlava di Marcelo Bielsa, che così bene ha fatto all’Athletic, Laurent Blanc, Ernesto Valverde, Luis Enrique e qualcun altro. Non credo che nessuno dei giornalisti catalani avesse pensato all’eventualità che Rosell ha successivamente annunciato: Tito Vilanova, il secondo di Pep e suo intimo amico, ne prenderà il posto. La proposta che, secondo quanto spiegato dal Presidente, è venuta da Zubizarreta ha spiazzato tutti, ma se si vuole è geniale per assicurare la continuità di un progetto. Pep ha sempre sottolineato che Tito era molto di più di un vice, tutte le decisioni venivano prese in accordo mutuo. Quando alcuni mesi fa Tito era stato operato per un problema non da poco ad una ghiandola del collo la ripercussione sullo stato d’animo di Guardiola e dei giocatori era stata paragonabile a quella vissuta per la malattia di Abidal.

La carriera, sia come giocatore che come allenatore, di Francesc Vilanova i Bayo, 42 anni, detto Tito, non è stata ad altissimi livelli. Originario dell’Empordà nei Pirenei catalani, militò nelle giovanili del Barça: arrivò alla Masia quindicenne fu allora quando conobbe e divenne amico di Guardiola. Non arrivò alla prima squadra, ma ebbe poi un’onesta carriera come centrocampista soprattutto in Seconda Divisione (Figueres, Badajoz, Mallorca, Lleida) e tre anni in Prima con il Celta, per chiudere con l’Elche e la Gramanet, in cui si ritirò nel 2002.

Iniziò la carriera di allenatore proprio con le giovanili del Barça: venne chiamato a sostituire Albert Benaiges, guru della cantera, alla guida del cadete nella seconda parte della stagione 2001/2002. Si trattava della fantastica formazione della Generazione dell’87 che includeva tra gli altri anche Messi (fu tra i suoi primi allenatori), Piqué e Fàbregas (Tito è stato il principale impulsore del ritorno di Cesc), ma è continuata poi in squadre minori catalane (Palafrugell, Figueres, Terrassa), fino alla chiamata dell’amico Pep per dirigere insieme il Barça B in Terza Divisione. Chi avrebbe mai immaginato il seguito?

Da una parte potrebbe sembrare un rischio consegnare una simile corazzata a un allenatore con così poca esperienza; si fa per dire, 4 anni insieme a Guardiola a dirigere il Barça fanno di Tito sicuramente la persona che meglio conosce i segreti dello spogliatoio e degli altri complicati meandri del “Camp Nou”. È ovviamente una scommessa nell’ambito della continuità di un progetto ben preciso, proseguire sul solco di questi anni, dando importanza alla cantera. La continuità sarà fondamentale anche per molti calciatori, soprattutto Messi che conosce da quando era un ragazzino. È anche evidente che la malattia di Tito è stata superata. Sarà interessante vedere quali decisioni prenderà soprattutto riguardo all’eventuale taglio di qualche giocatore importante e quali cambiamenti porterà in un ingranaggio che fino a poche settimane fa sembrava (quasi) perfetto ma che ora ha bisogno sicuramente di una rinfrescata. Riuscirà Tito a dargliela?

Il gradasso Mourinho dopo aver ficcato il dito in un occhio a Vilanova durante il ritorno della Supercoppa che ha aperto questa stagione, se ne era fatto anche beffe in conferenza stampa dicendo che non conosceva «tal Pito o Tito» (anche se è vero che poi gli chiese scusa, dopo la malattia). Ora, se il portoghese non se ne andrà anche lui dal calcio spagnolo, avranno la possibilità di ritrovarsi in molte occasioni.

L’eredità

Nessuno, forse neanche lo stesso Pep, si sarebbe immaginato un percorso così lungo (relativamente parlando) e pieno di successi con il Barça da quando nell’aprile 2008 il Presidente Joan Laporta decise di scommettere su Guardiola con alle spalle solo un anno di esperienza con la seconda squadra, e per di più in Terza Divisione. Si narra che gli comunicò che avrebbe sostituito Frank Rijkaard in ospedale, in occasione della nascita della sua terza figlia, Valentina.

Avremo la giusta prospettiva dell’opera di Guardiola solo tra qualche anno. Le cifre sono comunque impressionanti. Mancano ancora 5 partite alla fine della stagione (e un titolo da disputare, la finale di Copa del Rey contro l’Athletic Bilbao, il 25 maggio al “Calderón” di Madrid). Finora in 4 anni Guardiola ha vinto 13 trofei (forse 14) tra cui 2 Champions e 3 Ligas, con il record di tutti e 6 i trofei della stagione 2008/09: è dunque l’allenatore più titolato della storia del club (Cruijff ne vinse 11 in 8 stagioni). 176 vittorie e solo 20 sconfitte (incluse le ultime due partite) su 242 partite giocate nelle quali la sua squadra ha segnato ben 619 reti e ne ha subìte 178. Non ultima statistica, ha fatto debuttare addirittura 22 canteranos.

Ma oltre ai numeri e ai trofei, il Barça di Guardiola sarà ricordato per il modo celestiale in cui ha fatto giocare la squadra, la sua filosofia calcistica che ha maturato raccogliendo le precedenti semine ad iniziare dalla più importante, quella di Johan Cruijff (alla quale aveva partecipato da protagonista in campo). La supremazia del calcio e della pelota e dei bajitos sulla fisicità che era imperata negli ultimi anni,

Ma ha sempre gestito i rapporti con la stampa con estrema intelligenza ed è riuscito a mantenere sempre i toni bassi ed educati, nonostante le tensioni e le continue provocazioni che sono continuamente arrivate in questi ultimi due anni dall’allenatore del Real Madrid. Una volta sola ha perso le staffe, rispondendo a tono a Mourinho, ma sempre con ironia: fu lo scorso anno, nella conferenza stampa previa all’andata della semifinale di Champions al “Bernabéu”, quella in cui parlò del «puto amo», che fino all’intervento di ieri era stata il più caldo e in cui per puro caso ero presente anch’io e al quale si riferisce la foto d’apertura.

Qui il corto video che BarçaTv ha creato per salutare Pep e che comincia con la frase della sua presentazione, il famoso «Allacciatevi le cinture di sicurezza che ci divertiremo»

 

Comments

  1. maritza says:

    y porque se fue Guardiola???…a mi me gustaba……:(

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