24 July 2017

I tifosi finti della Triestina

Lunedì 6 settembre 2010

Come segnalava anche un amico nei commenti di questo blog, la notizia è degna di nota. Ieri stavo distrattamente guardando 90º Minuto dedicato alle partite della Serie B e la mia attenzione si è improvvisamente ridestata all’inizio del collegamento con il “Rocco” di Trieste per Triestina-Pescara.

In occasione della prima partita in casa degli alabardati, il Presidente Fantinel per risparmiare ha deciso di chiudere la tribuna dello stadio di fronte alle telecamere, ma ha avuto anche un’idea per così dire innovativa: sostituire ai tifosi veri delle sagome con delle foto di gente vera, almeno sulla parte più bassa della tribuna. I pannelli sono stati realizzati con tutti i crismi, lasciando anche scoperti gli scalini tra i diversi settori. Si preannuncia che in breve arriveranno anche degli sponsor.

Ricordo che l’Espanyol di Barcelona nei lunghi anni di esilio forzato all’“Estadi Olímpic” di Montjuïc, seguiti alla vendita del glorioso “Sarrià”, chiudeva per lo stesso motivo le curve al pubblico ricoprendo gli spalti all’inizio con dei teli biancazzurri e poi semplicemente con cartelloni pubblicitari. Ma quest’iniziativa della Triestina è proprio una novità.

È la realizzazione di quello che spesso si è citato: come in una diabolica spirale apparentemente senza fondo, ormai l’unico fattore imprescindibile per il calcio di oggi sono le televisioni con i loro emolumenti, anche se per un piccolo club di Serie B ripescato all’ultimo momento quei denari sono probabilmente delle briciole.

Con il nuovo “spezzatino” che si inaugurerà questo finesettimana ci saranno partite a tutte le ore, anche a mezzogiorno della domenica, mentre lo spettacolo calcistico in molti casi lascia a desiderare. Il calendario è intasatissimo e da anni il provvedimento più intelligente da prendere sarebbe ridurre la A a 18 squadre se non addirittura a 16, com’era nei ruggenti anni Ottanta. Ma come si può rinunciare ai soldi di quattro partite in più, anche se brutte ed inutili?

E poi, come ci si chiedeva in una delle storie precedenti, perché andare allo stadio se al bar o sul comodo divano di casa (pagando ovviamente) si possono vedere le partite della tua squadra preferita?

Si comprende la posizione della Triestina, gli spettatori sono poche migliaia in uno stadio da 30mila posti, ma si tratta di una fortissima metafora del calcio sbandato di questi anni, raggiungendo il punto ultimo e definitivo: disputare le partite in stadi vuoti, o con tifosi di carta e magari anche con effetti speciali registrati, ma ovviamente trasmesse in televisione.

Tra l’altro lo stadio di Trieste è uno dei pochi in Italia costruiti come si dovrebbe, per il calcio, ovvero senza piste di atletica che non si usano mai e che allontanano gli spalti dal terreno di gioco e con le tribune a strapiombo (tutto il contrario del “Friuli”).

Il fatto è ancor più sconcertante sapendo che lo stadio è dedicato all’indimenticato Nereo Rocco e la tribuna in questione a Gino Colaussi (nato Colausig), negli anni Trenta gloria degli alabardati e ala della nazionale Campione del Mondo a Francia 1938: in quella manifestazione marcò nei quarti contro i padroni di casa (3-1), nella storica semifinale contro il favoritissimo Brasile (2-1) e fu addirittura autore di una doppietta nella vittoriosa finale dello Stadio “Colombes” di Parigi contro l’Ungheria (4-2).

Entrambi i grandi vecchi triestini si staranno rivoltando nella tomba.

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