25 July 2017

Ricordo del Dinho che fu

Giovedì 26 agosto 2010

Ieri sera al “Camp Nou” si è disputato il Trofeo dedicato al fondatore del FC Barcelona (lo svizzero Hans/Joan Gamper, nel 1899), di solito vernice e presentazione della nuova squadra blaugrana.

Avversario il Milan, la partita è servita soprattutto per rendere il dovuto omaggio a Ronaldinho, che come si è potuto verificare, a Barcelona può contare ancora su un amore e una riconoscenza senza fine.

Come nelle storie d’amore, a distanza di tempo ci si ricorda solo (o soprattutto) degli aspetti positivi. Anche in questo caso è accaduto lo stesso. Fu l’arrivo di Ronaldinho (portato proprio dall’attuale Presidente Sandro Rosell, allora vice) a provocare il cosiddetto circolo vizioso positivo: il club arrivava dalla traumatica fine del Nuñismo e dall’epoca, se possibile ancor peggiore, di Joan Gaspart. Il Barça era da rifondare, Laporta e Rosell (che si sarebbero poi distanziati fino alle dimissioni di Sandro) acquistarono il Dentone e tutto cambiò: dopo il primo anno di assestamento, due ligas (che dovevano essere molte di più) e la seconda Coppa Campioni/Champions a Parigi nel 2006.

http://www.youtube.com/watch?v=YfCTYSMzBb0&feature=related

Poi il buio. È giusto che si ricordino anche gli ultimi due anni barcellonesi in cui Dinho fu il principale responsabile della caduta verso l’abisso della squadra allora allenata da Frank Rijkaard: pensava che il suo smisurato talento fosse sufficiente, invece notti brave, poco allenamento, scarsa forma fisica fecero entrare il brasiliano in un tunnel da cui non è ancora uscito. Il miglior giocatore del mondo finito a 26 anni, diventato ormai un comprimario qualsiasi.

Per una serata, tutti al “Camp Nou” erano in piedi con gli occhi lucidi a ricordare il (recente) tempo che fu. Prima dell’inizio della partita sui due schermi dello stadio è stato fatto passare un video con le gesta più importanti del Gaúcho in blaugrana. Il primo (dei moltissimi) ricordi è sicuramente quella doppietta a Madrid del 0-3 il 20 novembre 2005 con molti tifosi del Bernabéu in piedi ad applaudire, qualcosa di mai visto. Oppure, tra le moltissime genialate, finte, passaggi senza guardare, gol impossibili, quella punizione rasoterra a “Stamford Bridge” che ingannò la barriera che saltava mentre il pallone entrava soavemente in rete.

Nel secondo tempo Allegri ha richiamato Ronaldinho in panchina per fargli ricevere l’ennesima ovazione del “Camp Nou”. Il brasiliano si è tolto la maglia e sulla canottiera bianca aveva scritto lui stesso: «Barça, eu te amo». I catalani hanno poi avuto la meglio sul Milan ai calci di rigore e la squadra ha deciso di regalare il trofeo a Ronaldinho. Una notte da ricordare.

Prima della partita, a sorpresa il Presidente uscente Joan Laporta e quello appena eletto, Sandro Rosell, sono apparsi insieme per un giro di campo dopo la consegna del trofeo della Liga dell’anno scorso. Un’inaspettata tregua dopo mesi di rovente campagna elettorale (Laporta non poteva comunque presentarsi e Rosell, suo ex vice, era da almeno due anni il favorito per le elezioni) non può che far bene all’istituzione.

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