24 July 2017

A un passo dal Sogno, anzi due (e un ricordo di Sanson)

Domenica 9 febbraio 2014

Quest’anno era andato tutto storto, a cominciare dall’inattesa sconfitta al “Rocco” nell’andata del preliminare di Europa League contro lo Slovan Liberec a fine agosto. Poi la squadra non si era più ripresa, ma proprio dopo il peggiore girone di andata degli ultimi anni forse c’è spazio per un Sogno, anzi due.

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Nessuno dei giocatori ha reso ai suoi livelli abituali. Di Natale è scomparso dal radar e nelle partite in cui ha giocato non si è praticamente visto, anche perché di solito il centrocampo non fornisce nessuna palla giocabile agli attaccanti. La difesa è un colabrodo, anche a causa delle ripetute incertezze dei portieri Brkić e Kelava. La grinta e il gioco sono solo uno sbiadito ricordo del grandioso finale della scorsa stagione. L’allenatore non è sembrato in grado di dare una scossa, con la sua atavica paura di osare e l’ansia e la negatività che trasmette. Nel mercato invernale la società non ha portato nessun giocatore decisivo.

Anche in casa abbiamo assistito a prestazioni indecenti. Tra le molte sconfitte (anche interne) di quest’anno la pessima prova offerta dai nostri contro il Verona il giorno dell’epifania. Qui una punizione senza sviluppi di Di Natale, che a fine partita ha annunciato che a fine stagione lascerà il calcio giocato.

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Per l’occasione l’ormai classica pillola di Francesco Brollo nel suo eccellente “Fischio Io” che si può vedere cliccando qui.

Dopo quattro sconfitte consecutive il baratro della B era a soli tre punti. Poi la sofferta vittoria di Bologna il primo febbraio insieme al 3-0 al Chievo di ieri hanno tranquillizzato le acque, e anche Di Natale sembra essersi svegliato.

E, soprattutto, il Sogno è ancora intatto…

Grazie a due vittorie in due partite secche contro l’Inter in casa e il Milan in trasferta (in realtà due squadre che stanno quasi peggio di noi) hanno a sorpresa regalato all’Udinese le semifinali di Coppa Italia contro la Fiorentina. Per i friulani è la quinta semifinale dal 2001, ma purtroppo sia la società che gli allenatori che si sono susseguiti in questi anni sulla panchina del “Friuli” hanno sempre snobbato questo trofeo, preferendo schierare i panchinari.

Invece per i tifosi ha sempre rappresentato una speranza, l’unica possibilità per il nostro club di vincere un trofeo (e che nel contempo offrirebbe la certezza di un posto in Europa League, senza preliminari).

La partita di martedì scorso

Ci avviciniamo al “Friuli” sotto una pioggia battente con la sensazione che questa volta potrebbe essere diverso. La Fiorentina ha appena perso a Cagliari e non sembra nel suo migliore momento di forma; inoltre, Pepito Rossi si è nuovamente infortunato e Mario Gómez non è ancora rientrato.

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Per fortuna stasera anche noi della Curva “assaggiamo” un’anteprima del nuovo stadio (il resto a chissà quando…). È aperta solo la tribuna, oltre che coperta (in una serata da tregenda come questa), come si sa è l’unico settore che ha goduto dei finora minimi lavori all’impianto: la visuale sul terreno di gioco, che nel caso delle curve è lontanissimo, da qui è perfetta.

Tribuna laterale 20 euro, è vero per una semifinale ma che viene trasmessa in chiaro sulla RAI, senza nessuna agevolazione o sconto agli abbonati: certamente una scelta incomprensibile da parte della società che avrebbe potuto incentivare l’affluenza dei tifosi in una giornata come questa.

Almeno “assaggiamo” anche i punti di ristoro dentro la pancia della tribuna (panino e birra 5 euro),

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con foto gigante di Totò.

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Gli ultras sono sistemati nella parte nord della tribuna,

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che appare abbastanza piena, nonostante alla fine ci siano solo poche migliaia di spettatori.

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Ingresso delle squadre in campo,

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con il classico inno di Dario Zampa (come sempre chiaramente registrato).

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Simone Scuffet, 17 anni e pochi mesi, è il nuovo personaggio: entrato quasi per caso come titolare a Bologna per l’indisponibilità di Brkić, è il primo friulano (di Remanzacco) a giocare per l’Udinese dai tempi di Rossitto (almeno dieci anni), un evento che ha scatenato l’entusiasmo dei tifosi. Al “Dall’Ara” non ha praticamente subìto azioni pericolose, speriamo stasera se la cavi.

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Presenza dei tifosi viola nello spicchio di curva per gli ospiti,

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sotto il diluvio.

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La Fiorentina non c’è e l’Udinese tiene il campo. Al 36’ dal tucumano Pereyra, oggi tra i migliori, nasce l’azione dell’1-0 con Widmer (ottima la sua partita) che offre a Di Natale la prima rete su azione del Capitano da molti mesi a questa parte.

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Entusiasmo in campo,

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in tribuna,

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e in panchina, con l’abbraccio del Capitano ai tecnici della squadra.

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L’Udinese finalmente gioca, ci mette impegno e convince. Anche se spesso i nostri perdono incomprensibilmente palloni a centrocampo da cui alcune occasioni per la Fiorentina. In una di queste (anche se forse viziata da un fallo di Rodriguez su Totò), pochi minuti prima dell’intervallo il peruviano Vargas trova un tiro sotto la traversa imparabile per Scuffet.

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Il momento peggiore per incassare una rete, che fuori casa vale doppio. Invettive sugli spalti.

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Sentito omaggio a Sanson

Nell’intervallo, un ricordo di Teofilo Sanson, scomparso pochi giorni prima. Sappiamo quanto Sanson sia stato importante per il nostro club, di cui fu proprietario tra il 1976 e il 1981. Era stato il poliedrico industriale del gelato originario di Scomigo (frazione di Conegliano Veneto) innamorato di ciclismo (nella sua squadra correva anche Francesco Moser e scoprì Eddy Merckx), rugby (la Sanson Rovigo fu Campione d’Italia nel 1976 e 1979) ma anche della pallanuoto (Civitavecchia), a riportare in Serie A l’Udinese dopo 17 lunghissime stagioni (delle quali addirittura 14 in Serie C), grazie al doppio salto in due campionati tra il 1978 e il 1979.

In panchina la squadra era guidata dal saggio udinese ed ex calciatore bianconero Massimo Giacomini che purtroppo venne subito dopo scippato dal Milan (come accadde con Zaccheroni nel 1998). Come direttore generale Sanson aveva voluto il suo corregionale Franco Dal Cin; da precursori in anticipo sui tempi quali erano, insieme architettarono una pensata rivoluzionaria: in una partita casalinga l’8 ottobre 1978 all’inizio del campionato di Serie B, a sorpresa sui pantaloncini delle zebrette apparve il nome dell’azienda di gelati del patron, probabilmente il primo esempio di sponsorizzazione ante litteram. All’epoca infatti questa pratica non era prevista, anche perché la federazione vietava le scritte sulla maglia; Sanson cercò di aggirare la norma situandola sui pantaloncini, ma l’Udinese venne multata lo stesso; intanto il seme era lanciato e tre anni dopo gli sponsor fecero ufficialmente la loro apparizione.

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Speranze per il ritorno

Si torna in campo per il secondo tempo con il cambio di Bruno Fernandes al posto di Di Natale. Il resto dello stadio tristemente vuoto e sotto la pioggia battente.

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Uno degli ex organizza il centrocampo della Fiorentina, David Pizarro di cui, pur apprezzandone le qualità tecniche, non abbiamo sicuramente nostalgia ricordando le frequenti manfrine. Qui un contatto con il suo club cileno molto speciale, il Santiago Wanderers che, nonostante il nome, è basato nella straordinaria Valparaíso.

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L’Udinese è in difficoltà e fioccano le occasioni per gli ospiti, con Matri, Joaquín (salva Scuffet) e Vargas. Nel primo tempo Nico López è stato tra i protagonisti, ma non è evidentemente una prima punta. In molti chiediamo l’entrata di Muriel e, solo al minuto 76’ veniamo accontentati.

 

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Montella dal canto suo fa entrare Cuadrado, un altro ex (ancora in comproprietà con l’Udinese).

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Proprio Muriel, dopo un paio di palloni persi malamente, all’82’ dimostra finalmente tutto il suo talento con un violento tiro da fuori imprendibile nell’angolino. Il pubblico inizia a sognare.

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Guidolin freme ed “evade” abbondantemente dall’area tecnica.

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Finalmente il fischio finale.

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Nonostante il gol subìto in casa, le speranze per il ritorno questo martedì sono intatte. Purtroppo non potrò essere presente al “Franchi”, ma anche da lontano il pensiero sarà lì. Sarebbe veramente un sogno riuscire ad assicurarsi un posto per la seconda finale di Coppa Italia della storia; nell’altra, proprio nella prima edizione della manifestazione nel 1922, l’Udinese perse per 0-1 contro il Vado (!), che attualmente milita in Serie D.

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Appuntamento per il 3 maggio all’Olimpico? Speriamo. Se così fosse, si potrà pensare anche al secondo sogno.

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Comments

  1. Rimaniamo sempre a un passo dal sogno, senza riuscire a raggiungerlo…sigh…
    Ancora molta amarezza per l’esito della partita di martedì, e la convinzione che manchi proprio la mentalità per affrontare nel migliore dei modi queste partite decisive: il match pareva il replay di troppe sfide già viste, ben giocate ma perse, con numerose occasioni da gol non sfruttate.
    Vabbè, speriamo in una conclusione dignitosa del campionato e puntiamo ad un nuovo sogno per la prossima stagione…
    ps
    grazie per l’articolo, mancava da un po’ uno spazio dedicato all’udinese!

  2. A distanza di 10 giorni dal ritorno della semifinale di Coppa Italia, due veloci impressioni sulla trasferta fiorentina.
    Come al solito, nonostante levataccia, ritorno in Friuli all’alba di una giornata che è poi è stata lavorativa e, soprattutto, l’ennesima cocente eliminazione in un’andata-ritorno di Coppa, quello che resta è la soddisfazione di aver fatto parte dei 500 (probabilmente anche di più…) friulani presenti al Franchi che hanno testimoniato la grande passione del popolo bianconero per l’Udin.
    Un grazie agli ideatori ed organizzatori della trasferta, condivisa in modo particolare con 3 lettori abituali di questo sito e con un’altra cinquantina di tifosi nel percorso Reana-Firenze-Reana, con altri (moggesi…) nelle soste in autostrada e con tutti allo stadio (e fuori, nell’enogastronomico pre-partita…)
    La partita è stata un film già visto, soprattutto per il finale… A dire la verità non mi aspettavo che avesse uno sviluppo di quel tipo, ossia con l’Udinese a “fare la partita” per quasi tutto il match. Avevo messo in preventivo di soffrire ed anche magari di essere dominati (ed eliminati), ma andare fuori così è stato veramente beffardo… Soprattutto mi è dispiaciuto che nell’appassionato e caldo spicchio bianconero del “Franchi” non abbiamo potuto esultare almeno una volta per festeggiare un gol che non è arrivato nonostante le tante occasioni create, due delle quali, clamorose, addirittura al 96’…
    Purtroppo, pur se da 18 anni siamo (quasi) costantemente ad un livello medio-alto, ci manca sempre l’acuto che possa fare la storia, in Italia così come in Europa. Si spera sempre che ci sia un momento in cui la squadra riesca a superare questo limite, ma sembra proprio che manchi sempre, inesorabilmente, qualcosa…
    Quello che mi resta dopo questa trasferta (comunque emozionante) è la consapevolezza che l’Udinese è una fede sempre irrazionalmente viva e condivisa da persone di ogni genere, età e provenienza (sarà anche campanilismo toscano nei confronti della “capitale” Firenze, ma abbiamo visto fuori dallo stadio uno striscione con scritto “Arezzo tifa Udinese”…)
    Peccato che questa grande passione non sia testimoniata sempre con i numeri ed il calore nella “nostra casa”: il Nuovo Stadio Friuli, se mai si farà, potrà essere la svolta?
    E’ questa la grande speranza, insieme a quella che, sull’onda del fenomeno (in tutti i sensi) Scuffet, l’Udinese torni a schierare in campo qualche altro friulano bravo e magari emotivamente legato alla maglia bianconera…

    • molte grazie miele per la “cronaca” da firenze.
      mi sarebbe piaciuto molto esserci, e soprattutto a tutti noi sarebbe piaciuto essere a roma con l’udinese il 3 maggio.
      peccato.
      il sogno si e’ spento.
      chissa’ quando si ripresentera’ un’occasione del genere.
      mandi,
      a

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