30 March 2017

Argentina-Germania in foto

“Green Point Stadium”, Cape Town, sabato 3 luglio

La tensione inizia a farsi sentire già di buon mattino. I miei argentini, per cabala, ripercorrono esattamente gli stessi passi delle altre quattro partite precedenti. Facciamo colazione nella meravigliosa cornice di Camp’s Bay, il quartiere periferico di Cape Town in cui sto alloggiando (domani cambierò sistemazione).

Anche qui ci sono argentini che, nell’attesa di recarsi alla partita, fanno il bagno nell’acqua gelida. Le montagne scendono rapidamente verso l’oceano, che oggi è mosso.

Ci avviciniamo allo stadio. Arrivando, si vedono i primi striscioni. Si dice che in Sudafrica siano arrivati circa 20mila argentini.

I tedeschi, che per ora non sembrano tanti, hanno piazzato una loro bandiera sulla montagna che domina il quartiere.

Un fiume di persone sfila sulla Main road, la strada che costeggia la zona.

Ne approfittiamo per una sosta in un bar per una birra. C’è anche chi si ricorda del Bati.

Tedeschi ed argentini si mescolano.

Non mancano le solite bellezze locali, questa è una zona ad alta concentrazione.

Entriamo nella fiumana.

Argentini di tutte le gradazioni ballano

e cantano i loro cori per la nazionale.

E i tifosi stranieri della Selección scattano foto insieme a loro.

Si vedono anche i tedeschi, soprattutto un gigante di oltre due metri.

Mah, sarà poi vero?

In fila.

Passiamo i primi controlli.

L’obiettivo è chiaro.

Spunta anche un vescovo argentino.

Lo stadio è magnifico.

L’hanno costruito in pieno centro, vicino al mare, in una zona in cui sorgeva un immenso campo di golf (da cui prende il nome).

Come in altri stadi visti di questo mondiale, anche nel “Green Point Stadium” al cemento armato

è stata aggiunta una struttura, che qui sembra di tela leggerissima. In fondo la vista dell’oceano.

Per posizione, forme, imponenza (contiene 70mila spettatori), è uno degli stadi più belli che ho visto nella mia lunga carriera. Anche all’interno le linee sono eleganti e sinuose.

Si intravede anche la Table Mountain, la montagna piatta che sovrasta Città del Capo.

Intanto, i giocatori stanno già effettuando il riscaldamento.

Le tifoserie sono mescolate.

Diego sembra già preoccupato.

L’occhio è pronto.

Quando le squadre entrano in campo piovono i papelitos (anche se non così tanti come negli stadi argentini).

Diego la tocca di mano.

Neanche Messi oggi riesce a fare miracoli.

Nell’intervallo spunta l’ennesimo personaggio “argentino”.

Pastore entra troppo tardi.

Tévez è l’unico che si danna l’anima fino all’ultimo, ma neanche lui è fortunato.

Finisce la partita.

Il sole tramonta sull’oceano, così come il sogno argentino di questo mondiale. È da Italia 90 che l’Argentina non entra tra le prime quattro.

Comments

  1. silvana says:

    ciao ale, e bravo!
    oltre che commentatore sportivo pure critico architettonico…. 😉

    ma chi vinceeee?????

    un abbraccio
    sil

    • alessandrogori says:

      ciao sil,
      fa piacere leggerti su questi schermi!
      eh, critico mi sembra una parolona, racconto quello che vedo. vabbe’, sull’architettura di stadi nel mondo potrei farci una tesi, o almeno qualche libro
      😉
      voi bene?
      baci,
      a

  2. luca r. says:

    niente, solo condoglianze per le troppe delusioni che ti sei sorbito nei tuoi spostamenti sportivi e sentimentali…dai serbi ai brasileiros saltando i nostri cosidetti azzurri…nun ce se pò fidà de nisciuno a sto munno!!! che cosa devono aver provato al 4-0 di klose gli argentini non si può sapere…
    intanto ti mando tanti saluti. Lr

    • alessandrogori says:

      eh, si sa cos’hanno provato, si sa…
      ho cercato di descriverlo.
      voi ben?
      continui a leggere?
      ziv,
      a

Lascia un commento

*