23 May 2017

Brutal!!!

Martedì 30 novembre 2010

Non credo di aver mai assistito a qualcosa di simile su un campo di calcio. Lo spettacolo di ieri sera è stato assoluto. Il Barça ha espresso una superiorità imbarazzante nei confronti dell’eterno rivale. L’aspetto più assurdo è che è la vittoria è sembrata di una facilità estrema: un prolungato torello come se di un allenamento si trattasse, con il Madrid che a lunghi tratti non ha proprio visto il pallone. Al 13’ del secondo tempo il risultato era già di 4-0, poi il Barça non ha praticamente insistito: le reti sarebbero potute essere di più e alla fine il 5-0 è andato addirittura stretto.

Uno dei limiti di questa squadra è che si piace moltissimo, gode a annichilire gli avversari con il possesso palla ma molte volte dovrebbe essere più contundente sottoporta. Anche se, in una serata come quella di ieri con una manita agli odiati nemici storici, sono quisquilie.

È interessante notare che dopo aver presentato per giorni l’incontro come uno scontro tra Messi e Cristiano o tra Guardiola e Mourinho, sono invece apparse altre figure minori, si fa per dire. Il solito stratosferico Xavi che ha fatto girare tutta la squadra, il mago Iniesta che ha nascosto la palla, Busquets che ha intercettato tutti i palloni, lo spumeggiante Pedro, Dani Alves magnifico sulla fascia, David Villa che all’inizio sembrava non capirsi con gli altri ma che è stato autore di una doppietta e di un assist, e così via. Peccato sia mancata la rete di Messi che, pur non brillando come in altre occasioni, ha comunque fornito due assist e colpito un palo. È stato sicuramente il modo migliore per festeggiare il 111º compleanno del club barcelonista.

A distanza di anni ci ricorderemo di questa partita e potremo dire «quella sera c’ero anch’io». Vengono subito in mente i risultati più contundenti della storia recente, l’8 gennaio 1994 quando al “Camp Nou” il Barça del Dream Team vinse con un altro 5-0 grazie alla famosa tripletta di Romário [si veda la storia in questo sito], il 17 novembre 2005, lo 0-3 con gli applausi del “Bernabéu” a Ronaldinho

e il 2 maggio di due anni fa, con l’indimenticato 2-6, ancora nello stadio della capitale

http://www.youtube.com/watch?v=87LlzzHYeI0

I più anziani ricordano anche l’altrettanto mitico 0-5 del 17 febbraio 1974 al “Bernabéu” quando Cruijff, da poco sbarcato in Catalogna, avrebbe portato la vittoria della Liga dopo 14 anni di astinenza.

Ma la partita di ieri è stata ancora più intensa per la superiorità assoluta con cui il Barça ha distrutto in tutti gli aspetti il Madrid di Mourinho, arrivato a Barcelona imbattuto, con solo 6 reti subite in 12 partite e con tutto il suo potenziale e la sua arroganza. Come auspicato dai dirigenti, è stato il modo migliore di rispondere sul campo alle continue provocazioni che nelle ultime settimane sono piovute da Madrid ad opera del buon portoghese e una, seppur piccola, vendetta dopo l’ultimo incontro con Mou (anche se quella con l’Inter era una semifinale di Champions e questa è solo una partita di campionato). Una per tutte la polemica del portoghese con Manuel Preciado, l’allenatore dello Sporting Gijón, accusato di aver schierato una squadra dimessa per facilitare la partita al Barça. Forse ora Mourinho ci penserà due volte prima di ripetere certe affermazioni e chissà se, almeno per qualche settimana, riusciremo a fare a meno della sua tracotanza, il che sarebbe già un ottimo e inaspettato risultato. Dopo 464 incontri come allenatore ieri sera è stata la prima volta che una squadra di Mourinho ha incassato cinque reti: era proprio ora!

La giornata è iniziata con tutta la popolazione a commentare le elezioni del giorno prima, anche se piano piano la tensione prepartita prende piede. Come detto, l’incontro è trasmesso solo a pagamento e in tutta la città si vedono i cartelli per invitare gli avventori nei diversi bar.

Qualche panificio presenta anche delle offerte speciali.

Arriviamo nella zona del “Camp Nou” in metro con largo anticipo. Tutti i bar nelle vicinanze dello stadio sono già pieni. I vecchietti stanno godendo.

Mentre tutti si preparano emozionalmente alla partita, qualcuno è ancora immerso nel proprio studio o lavoro.

Avvicinandoci al “Camp Nou”, vicino a un capannello di gente, si vede da lontano uno striscione con Mourinho come protagonista.

Da vicino si presenta così:

Poi, dietro a un palazzo, appare finalmente il Gigante illuminato.

Entriamo quando manca ancora moltissimo all’inizio della partita e lo stadio è ancora vuoto.

Perlustriamo le viscere dell’immensa struttura con un giro nella galleria, tutt’intorno allo stadio.

Possiamo ammirare le forme del catino blaugrana da varie posizioni.

Più tardi saremo lassù in alto, proprio sotto il tabellone.

Sui seggiolini sono già pronte le cartoline colorate che serviranno per il mosaico.

Improvvisamente si sentono dei fischi: sono i primi giocatori blancos usciti per il riscaldamento.

Intanto la gente continua ad affluire, anche dalla parte del Tibidabo.

Abbiamo quasi completato l’intero giro fino a raggiungere il tetto della tribuna.

Tornando indietro, un messaggio lasciato su un estintore.

Prendiamo postazione: da qui si vede benissimo, anche se ci troviamo in curva al terzo anello. I giocatori del Barça si stanno riscaldando e siamo ormai quasi pronti per l’avvenimento; nei primi sms della serata mi dichiaro moderatamente ottimista.

Purtroppo come si temeva alla vigilia, la pioggia è insistente; cerchiamo di coprirci almeno sulle gambe per quanto è possibile.

Finalmente arriva il momento: parte l’inno del Barça e tutti alzano i 100mila pannelli colorati per formare l’immenso mosaico delle grandi occasioni.

«T’estimo Barça».

Tutto è pronto per iniziare.

Come dicevano personaggi di altre epoche, «gli spalti sono gremiti in ogni ordine di posti».

Mourinho ha perso Higuaín per una lombalgia prima dell’incontro: al suo posto Benzema. Per il resto tutto confermato. Dall’altra parte, è solo la terza volta che Guardiola riesce a schierare quella che è considerata la formazione titolare: Víctor Valdés in porta; sulla linea difensiva, da destra Dani Alves, Piqué, Puyol e Abidal; Busquets, Xavi e Iniesta a centrocampo, e il tridente offensivo composto da Pedro, Messi e Villa. E anche nelle altre due uscite la squadra aveva marcato cinque reti. Già al 5’, Messi da posizione impossibile prende il palo. Poi al 9’ la prima rete, di Xavi su passaggio filtrante di Iniesta: l’immenso Xavi, che di solito non segna molto, è già alla terza rete nei Barça-Madrid. La seconda rete è di Pedro (18’), dopo un centro dalla sinistra di Villa mancato da Casillas. La prima mezz’ora è da manuale del calcio, sembrava un allenamento. Con gol da pazzia che arrivano dopo un lunghissimo possesso palla. Cristiano Ronaldo è nullo e nervosissimo; spinge Guardiola che non gli passa subito il pallone: inizia una rissa. Gli ultimi 15’ del primo tempo vengono complicati dalle provocazioni madridiste. Fine primo tempo sul 2-0, non male.

Affamati, ne approfittiamo per il rito dell’intervallo: un delizioso panino portato da casa (ovvero da un bar). Il secondo tempo inizia sulla stessa lunghezza d’onda: in quattro minuti (dal 54’ al 58’) David Villa, che fino ad allora non era sembrato in completa sintonia con i suoi compagni, chiude l’incontro. È una doppietta impressionante, in entrambe le occasioni imbeccato da due passaggi filtranti di Messi. A sorpresa Mourinho toglie il talento Özil per Lass Diarra, un mediano che rappresenta il vecchio corso del Real Madrid: è il segno della disfatta.

Nessuna traccia del portoghese: non ha effettuato nessuna passerella come mi aspettavo. Anzi, ormai da tempo non esce neanche dalla panchina rimanendo seduto. Il pubblico parte con un «Mourinho, vai al teatro» e soprattutto con un imperdibile «Mourinho, sal del banquillo» (esci dalla panchina). Goduria. Il torello è lunghissimo e il pubblico si intrattiene con la ola. Nel Barça entra Bojan, poi Jeffren e Keita. Sono loro al 90’ a terminare l’opera: Jeffren con un colpo sotto su cross dalla destra di Bojan e la manita è ormai completa. Tutti salutano con la mano aperta a significare le cinque reti marcate.

Nel recupero Sergio Ramos è protagonista di una bruttissima entrata da dietro su Messi che rimane a terra e da origine a altri scontri.

Il blanco viene espulso.

La partita finisce qui, con i giocatori che vanno a salutare al centro del campo.

Dobbiamo stropicciarci gli occhi per abituarci a quello che dice il tabellone.

Ecco le immagini e le reti della partita:

Com’è potuto succedere? È stato il trionfo di Guardiola e della squadra, ma anche di un modello portato avanti praticamente da vent’anni. Il Barça è rimasto fedele alla sua filosofia di gioco, con il possesso palla portato all’estremo e improvvise accelerazioni con giocate pungenti.

È il trionfo della cantera [i giocatori cresciuti in casa] contro la cartera [“il portafoglio”: calciatori comprati a suon di milioni]: da una parte solo Iker Casillas cresciuto nelle giovanili del Madrid, contro 8 elementi nella formazione iniziale del Barça, oltre a Bojan e Jeffren entrati allo scadere. Mai nel calcio ultramoderno di questi ultimi anni si era assistito a un fenomeno del genere. Il cambio di mentalità è stato profondissimo: fino ad alcuni anni fa il culé [tifoso del Barça] era perennemente pessimista, soprattutto nelle partite contro il Madrid. Il Madrid invece ha cambiato ogni anno allenatore e modulo, la squadra è stata costruita dall’alto preoccupandosi degli acquisti mediatici più che di costruire una squadra, con i galácticos, Cristiano Ronaldo e compagnia.

Mourinho, che non aveva ancora mai perso in questa stagione (e il Madrid non perdeva dal Clásico della scorsa primavera), ha ancora molto lavoro da fare. Il portoghese si sarà anche reso conto che invece di straparlare come è solito potrebbe preoccuparsi con più costrutto dei problemi che ha in casa propria. In conferenza stampa Mourinho ammette la sconfitta. «Non avevo mai perso per 5-0 nella mia carriera, ma la sconfitta di stasera è molto facile da commentare: non è arrivata per decisioni dell’arbitro, per sfortuna o altro. Una squadra si è espressa al massimo del suo potenziale, l’altra molto male. Si tratta di una vittoria molto meritata e di una sconfitta molto meritata».

Il ruolino di marcia di Guardiola contro il Madrid è semplicemente impressionante: 5 vittorie in 5 partite, 16 reti marcate e due subite. Pep può finalmente godersi il momento. «Un plauso ai nostri giocatori che dopo aver vinto tutto possiedono ancora la forza per giocare così. Oggi ci è riuscito tutto bene: non è facile giocare bene contro una squadra così forte, esprimendosi a livelli così alti». Confrontando questo risultato con il 2-6 esiste una profonda differenza: «Sono simili per la forma, ma allora stavamo vincendo la Liga e qui invece siamo ancora a novembre. Il Madrid è un rivale molto forte e la lotta sarà durissima fino alla fine del campionato». Ma si vede che nonostante la solita morigeratezza sprizza gioia da tutti i pori. «È vero, alla fine si tratta solo di 3 punti, ma la soddisfazione di vincere in questo modo rimane. Abbiamo fatto godere la gente senza perdere le nostre radici. È una vittoria dedicata a Charly Rexach e a Johan Cruijff, il trionfo di tutti coloro che hanno partecipato a questa avventura da vent’anni a questa parte. È un processo che appartiene a tanta gente: presidenti, allenatori, ma anche a chi ha scovato Xavi e Iniesta da piccoli. Aver vinto in questo modo ci riempie di gioia». E anche noi siamo al settimo cielo. Un sentito ringraziamento alla squadra, a Martin per aver fatto da tramite per gli abbonamenti e ad Agustí per averceli ceduti. Visto che abbiamo portato fortuna (Barça-Arsenal 4-1 e Barça-Madrid 5-0) speriamo di poterli usare di nuovo in primavera.

Comments

  1. Incollo quanto ho appena scritto su Facebook: pensavo di capire qualcosa di calcio (checché ne abbia detto il professore Rassssatti, rispetto al quale ci tengo comunque a mantenere un primato di superiorità), ma dopo aver visto il Barcellona riassumere in una partita tutti gli sport del mondo, nella più perfetta esibizione ludica della storia dell’umanità, medito sull’esistenza del concetto di perfezione.

  2. Era la serata che in tanti sognavamo, ma è andata anche al di là delle più ottimistiche previsioni… Non sono riuscito a vedere le immagini, ma conto di farlo presto: lo spettacolo dev’essere fantastico già su un monitor, figuriamoci essere lì…
    Fai bene a ringraziare chi ti ha ceduto l’abbonamento, essere stati presenti in una serata così non ha prezzo!
    La cosa che riempie di gioia è vedere che la filosofia della cantera possa dare questo tipo di lezioni a quella della cartera!!

    Ora guai a rilassarsi, il nemico è ferito ma ha tempo per risollevarsi, e conoscendo Mourinho non ci si può permettere cali di tensione…

    Anche Matilde sarà contenta, anche se il suo idolo non ha segnato…

    Una volta conto di andare insieme al Camp Nou: non prretendo una serata così, basta molto meno: l’unioa volta che sono stato non tifavo Barça….

    P.S. Ma usi il plurale maiestatis o c’era (come immagino) qualcuno a condividere con te l’intera serata (e non dirmi 100mila persone…)

    • alessandrogori says:

      oi miele,
      eccomi di ritorno.
      si, come accennavo nella storia, ero insieme a martin, l’amico che mi ha trovato l’abbonamento (due tessere).
      g

  3. ma c’erano anche tifosi del real? so che all’aeroporto erano in 2000 circa, quindi immagino ci fosse uno spazio per loro anche al nou camp.
    lo scorso anno quelli dell’inter erano in alto…nascosti…
    inoltre mi chiedevo come mai mourinho non si sia affezionato al club catalano visto che ci ha lavorato come vice di van gaal. c’è qualche aneddoto o notizia che sai in merito? complimenti infine per la rapidità dell’articolo, lanciato in tempi record. LR

    • alessandrogori says:

      oi, grazie per i complimenti.
      ancora devo risponderti a un paio di domande (in giro sempre complicato).
      ovviamente c’erano alcune centinaia di madridisti, appollaiati lassu in cima (bon, non cosi’ lontano da dove ci trovavamo noi), ma credo fossero di meno di quelli che erano andati in aeroporto.
      su mourinho traductor (era appunto arrivato come interprete di bobby robson), c’era una storiella sull’articolo precedente alla partita. le persone che l’avevano conosciuto durante i suoi 4 anni a bcn mai avrebbero pensato che sarebbe diventato cosi’ arrogante e presuntuoso (e forse anche bravo). poi le precedenti visite al “camp nou” hanno fatto il resto: lui e’ sempre venuto attaccando, gia’ con il chelsea erano fuochi d’artificio, con l’inter figurati.
      per fortuna non e’ mai tornato come allenatore (a un certo punto, prima di pep qualcuno dei dirigenti aveva pensato a lui) e che mai (si spera) verra’…
      a

  4. Semplicemente la partita perfetta e la migliore esibizione calcistica del calcio moderno. Una squadra di marziani con un allenatore perfettamente nel suo contesto.

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