26 March 2017

Il giorno dopo

Mercoledì 13 ottobre 2010

Gli avvenimenti di ieri sono ancora molto confusi nella mia testa.

Ancor di più per la stanchezza dovuta alla lunga nottata e agli spostamenti di oggi. Inizio a scrivere due righe dall’aeroporto di Bilbao, la struttura a forma di uccello disegnata da Santiago Calatrava.

Qui alle 23 sembra il Deserto dei Tartari, nessuno in giro e nessuna connessione a Internet, né tramite il Wi-Fi a pagamento, né attraverso l’unica macchinetta a monete, che non funziona. Il mio bagaglio non è stato caricato sull’aereo nel cambio a Madrid, e il volo di due amici in arrivo via Barcelona è in ritardo.

Cerco di riordinare le idee di queste ultime ore, ma non è così facile. Ovviamente l’eco sui mezzi di comunicazione italiani e internazionali è stata immensa. Fa rabbia leggere frasi assurde, poco precise e spesso qualunquiste che si ritrovano sulla stampa nazionale.

Un estratto:

«…la chiara volontà espressa in modo violento da parte dei tifosi serbi di non far cominciare la partita, che era il vero obiettivo dei 2mila ultrà»: ci saranno stati 50-100 ultras dentro lo stadio, 300-350 se consideriamo quelli che hanno creato problemi durante il pomeriggio. Il resto erano spettatori normali.

«1600 ultrà serbi allo stadio Ferraris»: vedi sopra.

«Vengono esposti striscioni contro il movimento per l’indipendenza del Kosovo» e «… un paese che esiste per tutti fuorché per gli ultrà: il Kosovo»: l’indipendenza del Kosovo non è un movimento e quasi tutti i serbi (e non solo loro) la osteggiano, non solo gli ultras; il Kosovo è stato riconosciuto da 69 paesi al mondo, ma tutti gli altri non lo hanno fatto, né (per ora) l’ONU né l’Unione Europea in toto (cinque paesi sui 27 ancora no). Quello che è accaduto in Kosovo dall’entrata delle truppe NATO nel 1999 è uno scandalo di cui nessuno parla, con la minoranza serba spesso costretta a vivere rinchiusa in enclave. [Si veda la storia sulle enclave serbe in Kosovo in questo sito]

«Ieri stavano anche contro i loro stessi valori, quelli per cui in realtà sostengono di vivere. Erano indispettiti per la sconfitta subìta in casa contro l’Estonia, sabato scorso»: non credo la sconfitta di venerdì contro l’Estonia c’entri molto nei casini di “Marassi”. Se così fosse, i tifosi dovrebbero distruggere sempre tutto visti i miseri risultati sportivi della Serbia calcistica.

Per non parlare poi dei commenti che si trovano sui blog e su Internet in generale, tipo appunto «Le tre dita sono il simbolo delle tre c cetniche» (sic).

Si dice che i gruppi ultras siano altamente politicizzati: è vero, ma non nel senso letterale del termine, di affiliazione politica; lo sono, come moltissimi aspetti della società serba. Più che fascisti della destra radicale, sono degli estremi nazionalisti, spesso legati in qualche modo alla criminalità organizzata e agli ambienti più radicali dello spettro politico serbo, ma vengono usati di volta in volta dal miglior offerente, non solo in senso economico ma anche di protezioni. Mi riesce difficile pensare che ci sia un progetto politico dietro ai gesti dell’altra sera per destabilizzare la posizione europeista del Presidente Tadić, che gli ultras peraltro vedono sicuramente come un nemico.

Questo è un momento particolare per gli ultras in Serbia: come si sa il Procuratore Slobodan Radovanović ha prospettato lo scioglimento di 14 gruppi, per aizzare l’odio razziale, etnico e religioso. Gli avvenimenti dell’altra sera forse rappresentavano, tra l’altro, anche un modo per dimostrare la “forza” dei gruppi ultrà.

È accaduto a Genova perché si trattava della prima trasferta importante dopo la fine del regime di visti di Schengen, il 19 dicembre scorso, e anche per l’evidente esposizione mediatica (se si fossero registrati incidenti contro l’Irlanda del Nord probabilmente nessuno ne avrebbe parlato).

D’altra parte anche l’organizzazione della sicurezza da parte italiana ha lasciato a desiderare. Tra i vari aspetti, assurdo lasciare agli steward la perquisizione nel settore ospiti (io sono stato controllato in dettaglio, ma gli energumeni probabilmente no), così come lasciar salire indisturbato Ivan l’incappucciato a tagliare la rete; Ivan Bogdanov, 28 anni, uno dei capi delle frange estremiste dei tifosi della Stella Rossa, che tra l’altro si era nascosto nel bagagliaio dell’autobus, non proprio un gesto da capo ultrà.

Anche nel campionato italiano ogni tanto si assiste purtroppo a scene del genere, senza per questo avanzare l’ipotesi che l’Italia sia un paese di fascisti o che non merita di rimanere nell’Unione Europea. Ma, come si diceva, è ovvio che il danno mediatico e di immagine è stato enorme, e diciamo che alla Serbia non serviva proprio (anche se forse era uno degli obiettivi).

La commozione dei fatti di Genova è stata ovviamente grande. L’ambasciatrice serba ha porto le sue scuse per le scene viste a Genova e in serata sono arrivate anche quelle del Presidente Tadić.

Ma si è vista la risposta degli accessi e dei vari commenti lasciati sul blog, come una valanga di chiamate e di sms ricevuti da moltissimi amici sparsi tra Italia e Serbia.

Racconta Vladimir, un amico serbo che vive da anni in Italia: «Ieri mi sono vergognato di essere serbo». Un commento lasciato su questo blog da un amico serbo di Niš, tra l’altro laureato in italiano, riassume forse lo stato d’animo di un intero popolo: «Tristezza. L’unica cosa che così delusissimo posso dire in questo momento… se ci fosse una parola che significherebbe tristezza, vergogna e orrore sarebbe perfetta per descrivere quello che i deficientissimi hanno fatto stasera…».


Comments

  1. Faccio presente che nei settori ospiti a fianco degli steward c’è anche di solito la polizia.

  2. Elisuccia says:

    Sulla Stampa di oggi è spuntata una nuova tesi “Dietro gli hooligan il signore della droga”.
    Cosa ne pensate? io non sono proprio in grado di valutare questa notizia.

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201010articoli/59400girata.asp

    • Anch’io volevo chiederti un parere sulle tesi che ipotizzano la presenza di Darko Saric dietro a questi gruppi.
      Mandi

      ps.brutta storia, però che scoop il tuo servizio in prima linea!

  3. Francesca says:

    Mi chiedevo proprio se fossi a genova… Grazie per l’articolo. Ma vieni a Torino?

    • alessandrogori says:

      eh, e infatti era proprio cosi’.
      :O
      come dicevo a eli, dovrei venire per il salone, anche se mi sta venendo la voglia di andare a vedere il derbi.
      tu bene?
      baci,

      a

  4. Un pazzo furioso manda in fin di vita una donan rumena per un biglietto della metrò. Uno zio amamzza e sevizia la nipote con annuncio in diretta televisiva. Un gruppo di cretini manda all’ospedale un tassista perchè gli ha investito il cane.
    E noi stiamo qui a fare discorsi sociologici e politici per una cosa che ogni domenica puntualmente si ripropone.
    Siamo diventati tutti di bocca buona da ieri a oggi?

  5. capisco, giulio, che ci sia tanta merda nel mondo, parecchia anche in italia, ma qui si parla di calcio e dintorni e quindi…
    cazzo, ale, mai visti così tanti commenti (ieri) su un tuo blog!! la cosa mi fa piacere, se non fosse che accade in occasione di un avvenimento veramente pessimo. tu, comunque, sempre in prima linea; un “inside man” nella curva serba ci voleva proprio… ; )
    tra le chicche dei “giornalisti” italiani, un servizio da belgrado del TG2, se non erro, in cui il commentatore diceva: “Siamo entrati nel covo delle tigri di Arkan”… a telecamere spente, però! tristess… anzi, no, fa proprio ridere.

  6. Durante la telecronaca avevo la febbre. Tutto mi pareva irreale e fastidioso. E scontato. “Tigri” “Branco” “Covo”, parole o frasi senza senso, dette così, per comodità descrittiva.
    Come sai, non seguo il calcio: per fortuna ci sono ancora tante cose interessanti che si possono chiamare con parole sensate. Un bacio

  7. la cosa che mi ha molto colpito dei commenti (media e blog vari) è stato la grande attenzione data alle motivazioni politico/sociologico degli avvenimenti, con incredibili discussioni su kosovo, fascismo e menate varie. Io dopo partite di serie A con accoltellamenti vari, partite sospese, ecc, non ho mai sentito grandi inchieste sulle motivazioni politiche delle varie fazioni, ma il solito dibattito sull’inadeguatezza degli stadi, le famiglie che non ci vanno più, chi paga la polizia, le tessere del tifoso e via dicendo. com’è che adesso, perchè son serbi (argomento caldo, condito da molto pressapochiosmo, musichetta balcan di sottofondo: l’ideale per riempire due tre pagine di stronzate) e non inglesi o tedeschi o polacchi, si parla di politica e non di INCAPACITA DI GESTIONE DEGLI STADI E DI ALLONTANAMENTO DAGLI STADI STESSI DELLA FECCIA, che per quanti colori possa indossare, sempre feccia rimane. D’altronde, dimmi tu se è sensato che gente che devo scortare con agenti anti sommossa per tutta la città poi la faccia comodamente entrare in uno stadio.
    Poi, se vogliamo parlare di ex jugoslavia, son ben contento, ma magari non lo facciamo fare a collovati e a zazzeroni.

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