23 March 2017

La storia? Purtroppo la solita, e stavolta brucia moltissimo

Mercoledì 29 agosto 2012

Non poteva, non doveva finire così. Il giorno dopo a mente fredda (che proprio fredda non è) risulta ancora difficile non farsi prendere dalle sensazioni (negative). Dopo la funesta partita, oggi ho parlato o scambiato messaggi con svariati amici e com’è ovvio per tutti l’eliminazione brucia moltissimo.

Si può essere eliminati, non è questo il problema, ma non così. Come si diceva ieri, le condizioni per qualificarci per l’agognato girone di Champions c’erano tutte. E invece è andato tutto a rotoli.

L’attesa in tutto il Friuli era altissima, la cornice allo stadio con gli oltre 20mila annunciati, un avversario abbordabile e un risultato dell’andata abbastanza positivo. Nonostante un inizio titubante con un’occasionissima portoghese neutralizzata da Brkić (ieri gigantesco, ben oltre il suo 1,97, il migliore in campo), al 25’ l’Udinese è riuscita addirittura ad andare in vantaggio con un colpo di testa di Armero che ha fatto tirare un sospiro di sollievo al pubblico. Lo stesso colombiano avrebbe potuto raddoppiare allo scadere.

Nel secondo tempo Brkić ha sventato diverse palle gol ospiti ma al 59’ nuovamente Armero si è trovato da solo davanti a Beto e ha letteralmente ciccato la palla, colpendo il terreno e cadendo miseramente a terra. Sarebbe stato il colpo della qualificazione e invece da quel momento l’Udinese è scomparsa fisicamente e mentalmente, con una gragnuola di occasioni portoghesi e i friulani immobili che non riuscivano neanche a superare la propria metà campo. A 18 minuti dalla fine Brkić ha capitolato su un colpo di testa di Rúben Micael, appena entrato in campo.

Di fronte alla momentanea nullità dei nostri è sembrato un miracolo riuscire anche solo ad arrivare ai supplementari, giocati da due squadre esauste (a questo punto della partita anche gli ospiti avevano speso moltissimo) e con ancora almeno una rete sfiorata per parte (i friulani di nuovo con Armero). Poi i rigori, con il vergognoso rigore di Maicosuel che ha chiuso nel peggiore dei modi una serata amarissima per tutti i tifosi bianconeri.

Considerazioni

Diverse le analisi in un momento così duro. Se avessimo giocato come l’anno scorso contro l’Arsenal ci saremmo qualificati senza problemi, visto che lo Sporting Braga è una squadra onesta ma modesta, senza sussulti in attacco e con una difesa non eccelsa soprattutto quando viene messa sotto pressione. Detto questo, per come l’Udinese ha affrontato la doppia sfida i lusitani hanno sicuramente meritato la qualificazione, ben prima di arrivare ai rigori.

Come si è arrivati a questo? Alla fine della partita Guidolin, visibilmente scosso, si è sfogato così: «Evidentemente non sono in grado di guidare una squadra in Champions League» e probabilmente ha ragione. Il tecnico di Castelfranco si è assunto le colpe dell’eliminazione (com’era normale), colpe che probabilmente esistono e sono molteplici. Tra i vari aspetti che sono mancati, la guida tecnica doveva portare la squadra più pronta a un appuntamento così importante.

Una considerazione appare chiara analizzando i tre secondi tempi disputati dall’Udinese nell’ultima settimana, a Braga, a Firenze nella prima di campionato (peraltro con molte seconde linee in campo) e ieri sera: la squadra fisicamente non c’è, annaspava chiudendosi indietro senza riuscire quasi a passare la metà campo, subendo gli avversari in un assedio che ha portato ad una capitolazione annunciata. È questo un grosso interrogativo, visto che i ragazzi hanno iniziato il preritiro addirittura il 4 luglio (poi dal 15 il ritiro vero e proprio ad Arta Terme), il che assomma a oltre cinquanta giorni (senza contare è vero le soste), un lasso di tempo lunghissimo per arrivare allo spettacolo penoso del secondo tempo di ieri sera.

Forse anche l’estrema tensione emotiva dell’allenatore è stata trasmessa ai giocatori, chissà. Arrivare ai rigori è stato un miracolo, ma appare una follia aver scelto tra i cinque un tipo come Maicosuel, tecnico si, ma molle e soprattutto uno che è arrivato “dalla luna”, nel senso che probabilmente fino a due mesi fa non sapeva neanche dell’esistenza di Udine. È facile parlare ora, ma tirare un rigore (e soprattutto sbagliarlo) in quel modo fa pensare a un’ignoranza completa sul significato di questa partita. Sicuramente uno dei giocatori che l’anno scorso si erano sudati il terzo posto sul campo avrebbe avuto una visione molto più vicina alla realtà; avrebbe potuto sbagliarlo, ma non così.

Per ultimo, come già accennato in vari momenti gli interrogativi sul comportamento della società continuano a seminare dubbi. È evidente a tutti che in questi due anni di giocatori venduti per una vagonata di milioni (80-90 e forse anche più) il tasso tecnico della squadra è stato drenato all’inverosimile senza nessun innesto che lo potesse rialzare, anche parzialmente. Da queste prime tre partite appare lampante che a centrocampo nessuno ha la capacità tecnica di organizzare il gioco come i predecessori e che Totò (che in due partite avrà toccato una dozzina di palle) oltre ad essere invecchiato di un anno è nuovamente abbandonato a se stesso. Come ha sottolineato lo stesso Domizzi, l’Udinese non è una squadra tecnica e quando non c’è la condizione certe carenze si evidenziano.

A due giorni dalla fine del calciomercato sembra che la società pensi di acquistare Lazzari e uno tra Rocchi e Tiribocchi (basteranno?!). Perché non farlo prima visto che ci si giocava un preliminare di Champions?

E ora? È ovvio che la stagione non può essere terminata a fine agosto, ma serve una sferzata. Se Guidolin (che sembrava incerto già alla fine della scorsa stagione) non se la sente, rimanga a casa e si cerchi un altro allenatore. Già domenica al “Friuli” arriva la Juventus: se si giocherà con questa intensità rischiamo il cappotto. Oltre al campionato poi, ci saranno l’Europa League (come l’anno scorso disdegnata dall’allenatore che schierava fino a sette riserve?) e la Coppa Italia, da anni alla nostra portata (almeno la finale) ma inspiegabilmente snobbata facendo giocare portieri di riserva e altri rincalzi che altrimenti in panchina si annoiano.

La giornata

Anche i giornali sportivi nazionali almeno a parole speravano nell’impresa dei friulani (seppur parlandone in zone marginali).

Pochissimi i tifosi portoghesi venuti a seguire la squadra (meno ancora dei coraggiosi friulani che la scorsa settimana erano riusciti a raggiungere Braga). Qualcuno di loro si intravede in zona stazione.

Già un paio di ore prima dell’inizio vicino allo stadio è sono presenti numerosi tifosi,

soprattutto impegnati nelle classiche attività del prepartita quando fa bel tempo.

Anche noi ci prepariamo all’evento,

con visite di vari amici al nostro tavolino imbandito.

È ora di entrare.

Fabbrini prova il tiro (almeno nel riscaldamento).

Il saluto alla curva prima di iniziare.

I ventimila si scaldano.

Dall’altra parte, (forse) un centinaio di portoghesi.

Entusiasmo,

prima dell’inizio.

La musichetta della Champions (che non sentiremo più).

L’entrata in campo.

Uscirà un nuovo coretto per Željko Brkić?

I nostri fanno gruppo (ma anche gli altri).

Il nuovo acquisto, il medianaccio brasiliano Willians (numero 88), sbaglia almeno quattro appoggi pericolosissimi a centrocampo.

Su uno di questi, al 9’, Brkić compie il primo miracolo coprendo benissimo lo specchio della porta a Lima. Inaspettatamente, al 25’ arriva la rete dell’Udinese con un colpo di testa di Armero su cross di Basta imbeccato da Fabbrini.

Si festeggia.

Guidolin è tesissimo.

I nostri subiscono e il bravissimo Brkić salva il risultato con diversi straordinari interventi. In curva molti sono preoccupati.

Nonostante tutto Armero va vicino al raddoppio ma il portiere Beto salva col piede.

Fino a qui siamo ottimisti. Nell’intervallo si scalda Badu che poi entra per Willians.

Siamo pronti all’impresa.

Al 59’ Armero si ritrova solo davanti al portiere,

ma al momento del tiro si inciampa sul terreno e cade miseramente senza toccare la palla.

Il colombiano poteva chiudere la gara a nostro favore, ma invece ne è risultata una comica, ma non per noi. Da qui in poi lo Sporting prende in mano il gioco, l’Udinese soccombe a livello fisico e non riesce praticamente ad uscire dalla propria metà campo. Diventa un assedio con Brkić che salva nuovamente il risultato. Poi al 72’ il patatrac: incertezza di Basta e di Brkić e Rúben Micael appena entrato ne approfitta per pareggiare.

Siamo sullo stesso risultato dell’andata e la prospettiva dei supplementari appare lontanissima, anche perché lo Sporting insiste in avanti. All’81’esce Fabbrini, che come sempre si è dannato a correre ma che non è riuscito a incidere o aiutare Totò in avanti. Al suo posto Maicosuel.

Precedentemente era entrato anche Pasquale per Pereyra. Una timida azione di Di Natale, anche oggi evanescente.

Ormai si arriva ai supplementari con le squadre stremate.

Anche il Braga rallenta il ritmo, ma la benzina dell’Udinese è finita da tempo. Nonostante questo con molti patemi si arriva ai rigori, siamo nelle mani del portierone serbo e di chi tirerà. Si inaugura il coretto «Brkić, Brkić, Brkić» anche se le troppe consonanti rendono complicata la melodia.

Il primo tocca a Domizzi, che insacca nell’angolino.

Le due squadre osservano con i nervi a fior di pelle.

Poi Lima spiazza il nostro portiere.

Anche Pinzi e Custódio svolgono il loro compito senza problemi. Finché tocca a Maicosuel,

che già dalla posizione di rincorsa fa presagire brutti presentimenti.

Sappiamo già com’è andata, lo scombinatissimo tiro alla Panenka non riesce, anche perché non sembra che il brasiliano abbia neanche guardato il portiere Beto, che non si butta e il pallone gli finisce tra la braccia.

Fanno centro Armero, Paulo César nel sette,

e anche Totò.

L’ultimo è lo stesso Rúben Micael, se segna siamo fuori, C’è ancora un lumicino di speranza.

Ma il miracolo non accade, passa lo Sporting,

e il Friuli (con e senza virgolette) piange lacrime amare.

Comments

  1. Antonio Forza Toro Francisco says:

    un grande applauso alla famiglia pozzo, e’ guidolin la colpa di tutto

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