25 July 2017

Umiliazione

“Green Point Stadium”, Cape Town, sabato 3 luglio

È finita.

Anche l’Argentina, un’altra delle grandi favorite, viene eliminata dal mondiale, proprio il giorno dopo il Brasile. I miei amici argentini sono tutti in silenzio, nessuno in questo momento ha voglia di parlare, né di pensare al futuro: si ritorna a casa subito? Si continua a stare qui? Fino a quando? Domani ci penseremo.

«Sueñas que podés, y podrás» titolava oggi il quotidiano Olé, la Gazzetta dell’Argentina, riprendendo il cartello che Diego aveva fatto affiggere nelle stanze dei giocatori. Non è bastato crederci.

Come per il Brasile, dopo quattro partite contro nazionali di secondo piano anche l’Argentina è al primo serio banco di prova. Per la Germania si conferma la regola del quattro, come le pappine rifilate all’Australia, poi all’Inghilterra e sono quattro anche per l’Argentina.

È una storia che si ripete. Come al mondiale tedesco di quattro anni fa, l’Argentina elimina il Messico agli ottavi e viene estromessa ai quarti dalla Germania; allora avvenne ai rigori, e senza il portiere Abbondanzieri, rimasto vittima di un infortunio durante l’incontro.

La serie negativa con la Germania si allunga: precedentemente, con Diego in campo l’Argentina aveva perso la finale di Italia 90 per 0-1 con il famoso rigore molto dubbio assegnato dall’arbitro messicano Codesal e trasformato da Brehme allo scadere. Nella finale del 1986 l’ultima vittoria dei sudamericani (3-2).

Diego ha sicuramente sbagliato a lasciare fuori Burdisso, che avrebbe assicurato più sicurezza in difesa: al suo posto ha inserito Otamendi, protagonista già al terzo minuto della punizione da cui è scaturito il gol tedesco, in cui lo stesso terzino ha lasciato Müller libero di segnare di testa.

Trovarsi a risalire la china fin dall’inizio complica le cose, ma l’Argentina non ha mai dato l’impressione di poter impensierire i tedeschi: nessun tiro in porta realmente pericoloso in tutta la partita.

Oggi più che una squadra, l’Argentina sembrava piuttosto un Deportivo Messi, sulla falsariga di quello che si diceva ieri dell’Uruguay: forse l’unica tattica è passare la palla a Messi e sperare che s’inventi qualcosa, ma oggi non scaturisce nessuna idea. Gli spazi sono intasati e, una volta ancora, Lio deve tornare spesso fino sulla linea di centrocampo per ricevere palloni, ma a questa distanza è difficile che riesca a rendersi pericoloso.

Messi dopo essere stato il calciatore del Mondiale che più volte aveva tirato in porta, non è emerso nel marasma. E ora verrà nuovamente accusato di non rendere nella Selección come nel Barça.

Pessime le prestazioni del citato Otamendi e di Maxi, con Higuaín che non si è reso mai pericoloso. L’unico che, come sempre, si è dannato l’anima è stato Carlitos Tévez.

Il primo tempo della albiceleste è stato inguardabile; i primi 20 minuti del secondo invece sono stati migliori, con la squadra che ha giocato nella metà campo tedesca, mettendo sotto pressione gli avversari, senza però creare pericoli reali. Poi il diluvio.

Diego avrebbe dovuto inserire prima Pastore, per far girare di più la palla, e Milito al posto dello spento Higuaín.

Se nel primo tempo la Germania ha soprattutto aspettato, negli ultimi 20 minuti della ripresa ha assestato i (vari) colpi del KO: al 68’ la seconda rete (Klose), seguita dalla terza (Friedrick al 74’) e addirittura il 4-0 all’ultimo minuto, di nuovo con Klose.

Usciamo poco prima che l’arbitro fischi la fine.

Per l’Argentina è un’umiliazione: la seconda peggiore sconfitta dell’Argentina ai mondiali (dopo un 1-6 del 1958 contro la Cecoslovacchia), equiparato allo 0-4 del 1974 contro l’Olanda di Cruijff.

«Arrivato quasi a 50 anni, questa è l’esperienza più dura che mi sia toccato vivere» dichiara Diego alla fine della sua breve conferenza stampa, e aggiunge «È stato come ricevere un pugno di Alì».

Comments

  1. carlos says:

    recebeste o video do galeano? Agora todos somos Doble Chapa!

    • alessandrogori says:

      A causa delle mie connessioni solo oggi…
      Grazie! L’ho segnalato nella storia del “Deportivo Forlán”.
      Là novità?
      a

Lascia un commento

*