25 July 2017

Una pessima figura

Mbombela Stadium, Nelspruit, domenica 20 giugno

«Non abbiamo avuto molta fortuna ma non abbiamo fatto grandissime cose» ha detto Lippi in conferenza stampa.

Mah, sarà. Fatto sta che i Campioni del Mondo che pareggiano contro la Nuova Zelanda rasentano il ridicolo. Inoltre, complica notevolmente le cose per la qualificazione non tanto per il passaggio del turno (l’Italia non dovrebbe avere problemi). Ma non è la stessa cosa arrivare secondi (e trovarsi di fronte l’Olanda negli ottavi) o primi (e giocarsela magari con il Giappone).

La guesthouse si trova molto vicina alla FanFest locale, dove di sera migliaia di persone si infreddoliscono per vedere le partite sul grande schermo. Ora invece a Nelspruit è una bellissima giornata: il sole splende e cerco di riscaldarmi le ossa dopo il freddo della notte.

Alla FanFest non c’è quasi nessuno, ma si intuisce che sarà una giornata storica.

Le cuoche sono già al lavoro e riesco a trovare una bistecchina alla griglia.

Da lì trovo subito un pullmino messo a disposizione dall’organizzazione e arrivo allo stadio con largo anticipo.

Gli italiani non sembrano tanti,

ma si vedono cartelli che segnalano viaggi lunghissimi.

Molti sudafricani, qualcuno per origine e molti per simpatia, appoggiano però gli azzurri,

anche con qualche suggerimento forse di amici.

Il “Mbombela Stadium” è stato costruito fuori città.

Possiede una struttura e copertura peculiare.

Quando è vuoto, sugli spalti i colori dei seggiolini disegnano figure che assomigliano alla pelle di una zebra. Il Parco Kruger è sempre nei pensieri.

Fa caldo. Mentre aspetto che si avvicini l’inizio mi piazzo su una sorta di panchina in tribuna centrale osservando quello che succede intorno.

Sudafricani di origine italiani (o italiani che da tempo vivono qui) si preparano dipingendosi i visi di tricolore.

Chissà se conoscono l’origine della loro bandiera.

Qualche bellezza (mista, vista la bandiera?)

Ma è questa è arrivata dall’Italia.

Invocazioni.

Poi si gironzola. Ora capisco come fanno le telecamere ad inquadrare bene i giocatori.

Neozelandesi e scozzesi (!) fraternizzano.

Intanto lo stadio inizia a riempirsi.

I sudafricani neri ballano, mentre quelli di origine indiana propongono un menu.

Molto carine le loro rappresentanti.

Stranamente, esiste ancora qualcuno che ha come idolo Materazzi.

Una simpatizzante locale degli azzurri armata di vuvuzela, (per fortuna) non riesce ad emettere il suono nefasto.

Invece un nero ci pesta con il suo strumento, ma la ragazza sotto a lui cerca di difendersi.

I neozelandesi invece sono molti, considerando che hanno solo cinque milioni di abitanti, che sono lontanissimi e non avvezzi al calcio.

Sono assai simpatici (almeno fino a quando, al loro gol, non innaffiano tutta la fila di spettatori di birra, me compreso)

ed autoironici: nell’unica partecipazione, al Mundial di Spagna 82, i Kiwis furono sconfitti in tutte le tre partite disputate, contro Scozia (2-5), Unione Sovietica (0-3) e Brasile (0-4, con doppietta di Zico).

Se i rugbisti neozelandesi sono conosciuti come All Blacks (tutti neri, per la loro divisa), i calciatori per contrasto sono identificati come All Whites (tutti bianchi).

Intanto, siamo sorvegliati dall’alto.

Si suonano gli inni,

poi pronti, via e su uno spiovente un erroraccio di Cannavaro permette ai neozelandesi di marcare l’1-0 da pochi metri.

I neozelandesi, già gasati dal primo pareggio con la Slovacchia (primo punto ai mondiali della loro storia), esplodono.

L’ormai ex Udin Pepe ci prova.

In una delle sue incursioni De Rossi cade in area,

ma le polemiche sono aspre.

L’arbitro concede il rigore, trasformato da un altro ex Udinese, Iaquinta.

Entusiasmo tricolore.

Nella sua veste di padre della nazione, nell’intervallo augurano felice “Festa del papà” a Mandela.

Nel frattempo Totò Di Natale e Camoranesi si preparano a entrare, già fin dall’inizio del secondo tempo.

Ma la mossa non cambia le sorti della gara. Le preoccupazioni arrivano solo da tiri da lontano (già nel primo tempo un palo di Montolivo) più che da azioni o inserimenti degli attaccanti. Totò ci prova, ma non provoca nessun pericolo.

Lippi è sempre più preoccupato.

Manca poco alla fine e i tifosi neozelandesi sono sempre più euforici.

È finita.

L’Italia si è resa protagonista di una pessima figura. Inoltre, gli Azzurri si sono praticamente giocati il primo posto che darebbe accesso ad un ottavo facile (Giappone) invece che l’Olanda (che toccherebbe alla seconda).

Torno rapidamente verso la FanFest con un autobus.

In serata, battendo i denti, vedo in un bar il Brasile che supera con facilità la Costa d’Avorio di Drogba, che stavolta gioca fin dall’inizio. Si tratta dell’ennesima delusione delle nazionali africane, con il Camerun matematicamente fuori, i padroni di casa quasi, la Nigeria aiuto. L’unico che si sta disimpegnando bene è il Ghana, attualmente primo del suo gruppo, che si giocherà la qualificazione con la Germania (e, speriamo, con la Serbia).

Comments

  1. L’ideatore dell’invocazione di cui sopra (Pasta, pizza e… coppa) faceva meglio a cambiare il motto in: Pasta, Pizza e… pippe! Quelle messe scriteriatamente in campo per ben tre volte da quel “genio simpaticone” di Lippi che d’ora in poi potrà finalmente dedicarsi a tempo pieno alla pesca…
    Ale, un ringraziamento particolare per le immancabili bellezze – locali e non – con cui arricchisci i tuoi servizi! 😉
    Tenti duur!

  2. vivissimi complimenti Ale per il tuo reportage in tempo reale!!

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