21 July 2017

Addii II: Pet(ković), il serbo più amato in Brasile, lascia il Flamengo e il calcio giocato

Lunedì 13 giugno 2011

Domenica scorsa, una settimana fa, un altro personaggio ha dato addio al calcio giocato e al Flamengo. Si tratta del serbo Dejan Petković. Anche se il suo nome non dirà molto al grande pubblico, rappresenta un caso unico in Brasile, quello di uno straniero diventato un idolo della Torcida del Flamengo, forse il più grande dopo il totem Zico, nonostante vi abbia giocato per soli 3 anni.

Da molto tempo ormai amici brasiliani mi raccontano di come Petković sia riuscito a conquistare la gente, non solo con le sue eccellenti doti tecniche, ma anche con la sua personalità e lo spirito di adattamento alla vita e società in Brasile.

Raramente si era visto un Gringo (straniero), un europeo che si sia adattato in questo modo nel paese Latinoamericano. Tutta la sua famiglia parla fluentemente il portoghese e si fermerà a vivere in America Latina, dove Petković ha fatto investimenti e dov’è diventato una stella di prima grandezza, anche fuori dal campo.

La sua storia

Nato nel settembre 1972 a Majdanpek (Serbia) da genitori di Niš e cresciuto come Dragan Stojković nel Radnički, debuttò in Prima Lega Jugoslava a soli 16 anni appena compiuti. Seguì le orme del suo predecessore approdando nel 1992 alla Crvena Zvezda (Stella Rossa), club di cui era tifoso fin dall’infanzia. Proprio l’anno precedente i biancorossi si erano laureati Campioni d’Europa e del Mondo, ma all’epoca si trovavano in caduta libera come del resto l’intero paese. Erano i difficili anni della guerra in ex Jugoslavia e la Serbia si trovava sigillata in un durissimo embargo internazionale, esteso anche agli ambiti culturale e sportivo, che impediva alla Zvezda di disputare le coppe. Nelle 3 stagioni e mezza in cui Rambo (così era soprannominato allora) vi militò, la Stella Rossa vinse 1 campionato jugoslavo (cioè della Serbia e Montenegro) e 2 coppe nazionali.

Nel luglio 1995 venne acquistato dal Real Madrid, con l’accordo di rimanere fino a dicembre alla Zvezda che, dopo le sanzioni internazionali, sperava di ritornare in pompa magna nelle competizioni europee, segnatamente in Coppa UEFA; già nel turno preliminare venne tuttavia eliminata dallo Neuchâtel Xamax.

A dicembre di quell’anno Petković arrivò finalmente in Spagna, ma a stagione iniziata è sempre complicato riuscire a sfondare. In quello spezzone di Liga, l’allenatore merengue Jorge Valdano lo inserì in 3 sole occasioni. Venne dunque ceduto in prestito, prima al Sevilla e nella stagione successiva, con l’arrivo di Capello al Madrid, al Racing Santander dove comunque non lasciò il segno.

In un torneo amichevole con la seconda squadra del Real Madrid, Petković affrontò il Vitória di Bahia. Colpiti dal suo talento, nel 1999 i brasiliani se lo portarono in Brasile facendogli credere che il club fosse campione nazionale (e invece lo era solo dello stato): venne inserito a fianco di Bebeto (che aveva iniziato nel Vitória e si trovava ormai a fine carriera) e Túlio Maravilha. Nei 2 anni con i bahianos conquistò 2 titoli di quello stato e segnò 14 reti nel Brasileirão (campionato nazionale) del 1998.

Ritornò brevemente in Italia all’inizio della stagione 1999/2000 con il Venezia, ma senza convincere; dopo 13 partite e 1 rete, a gennaio rientrò nuovamente in Brasile, passando al Flamengo.

In quel suo primo periodo con il club più amato dell’immenso paese divenne finalmente protagonista, soprattutto nei 2 campionati di Rio, entrambi conquistati contro il Vasco. Tutti i tifosi rubro-negros ricorderanno per sempre l’emozionante finale di ritorno del 2001 con la rete decisiva di Petković a due minuti dalla fine su punizione, specialità nella quale il serbo eccelleva: il tiro disegnò una perfetta parabola arcuata infilandosi proprio all’incrocio, l’incontro terminò 3-1 (il 2-1 avrebbe consegnato il titolo al Vasco) e la gioia per il Tricampeonato esplose incontenibile.

Un mese dopo un’altra punizione aiutò alla conquista della Coppa dei Campioni del Brasile (ennesima competizione dal nome immaginifico) che permise al Flamengo di disputare nuovamente la Libertadores. Fu allora che iniziò la grande popolarità di Pet (pronunciato “peci”), così venne soprannominato per semplificare l’ostica pronuncia del suo cognome; Pet in serbo significa “cinque”, ma credo che ben pochi in Brasile lo sappiano.

Tuttavia le successive delusioni nel campionato brasiliano e nella successiva Libertadores raffreddarono gli entusiasmi e accelerarono la vendita del serbo, dopo 2 anni di militanza.

Dal 2002 Petković iniziò un lunghissimo periplo che lo portò ai “nemici” del Vasco da Gama (2 anni), con una pausa con i cinesi del Shanghai Shenhua; poi, dopo 6 mesi in Arabia Saudita (Al-Ittihad), rientrò nuovamente a Rio, stavolta al Fluminense per continuare attraverso fugaci contratti con Goias e Santos e nel 2008 con l’Atlético Mineiro che festeggiava il centenario del club.

Nel maggio 2009, quasi 37enne, Pet firmò il suo ritorno al Flamengo che, pochi lo avrebbero immaginato, sarebbe risultato trionfale. Il club gli doveva dei soldi e il nuovo contratto fu in parte una compensazione di quello precedente; non tutti i tifosi avevano visto di buon occhio il suo passaggio ad altri rivali carioca, e l’età non giocava a suo favore.

Invece, il serbo si fece lentamente strada nel cuore della Torcida accompagnato da un eccezionale rendimento sul campo. Occupata la “10” da un Adriano in grande spolvero (il cui gioco ha poi convinto la Roma a offrirgli un’altra inutile opportunità italiana), Pet aveva scelto la maglia numero 43, forse per la famosa rete nella finale del 2001, segnata al 43’ del secondo tempo. I due formavano una coppia letale per le difese avversarie.

Inaspettatamente è arrivato il trionfo nel Brasileirão 2009, il sesto titolo nazionale per il Flamengo che mancava al club da ben 17 anni.

La migliore partita di Pet è stata probabilmente contro il campione uscente Palmeiras al “Parque Antártica” di São Paulo, condita da due reti, una su azione individuale e l’altra con un gol olímpico: così si chiama la rete marcata direttamente da un calcio d’angolo (in questo caso in realtà grazie ad un erroraccio del portiere), altra specialità del serbo riuscitagli in ben 9 occasioni in Brasile, due volte in quel torneo.

http://www.youtube.com/watch?v=B8IRSkiusvo

Il Flamengo era riuscito per la prima volta a diventare capolista solo nella penultima giornata superando sul filo di lana Internacional e São Paulo, anche grazie alle 8 reti di Pet. 17 anni di digiuno per la più grande tifoseria del Brasile e del mondo (secondo stime ufficiali circa 33 milioni di persone) sono una vita, e si può immaginare (o forse no) la smisurata gioia della Torcida.

Dopo il titolo sono arrivati copiosi anche i riconoscimenti e la fama del personaggio Pet. Nel novembre 2009 è stato il terzo europeo ad avere l’onore di lasciare le sue impronte nella Calçada da Fama del “Maracanã” di Rio. Dal Presidente Lula ha ricevuto l’onorificenza Ordem de Rio Branco, dal Sindaco le chiavi della città e nel giugno 2010 il Ministro degli Esteri serbo lo ha dichiarato Console Onorario in Brasile. Sul suo nomignolo è stato anche costruito il demenziale funk É o Pet, di McRobinho da Prata…

A 38 anni suonati non si poteva chiedere di più. Adriano se n’era andato alla Roma e il 2010 non è stato all’altezza: nella successiva Libertadores il Flamengo è stato eliminato ai quarti e non ha avuto fortuna neanche nelle altre competizioni. Dopo esattamente 6 mesi senza giocare e nonostante il suo contratto terminasse a fine anno, è arrivata la partita omaggio di una settimana fa.

Homenagem

Per l’addio, caso stranissimo, è stato scelto un incontro di campionato, per di più contro un rivale sempre pericoloso come il Corinthians; sembra sia stata una proposta dell’allenatore del Flamengo Vanderlei Luxemburgo, che comunque non gli aveva dato spazio in squadra. Dopo le ultime settimane di allenamenti Pet era pronto: teatro, lo stadio “Engenhão” dedicato a João Havelange e momentaneo sostituto del “Maracanã” in ricostruzione per i Mondiali 2014.

Per la cronaca la partita, valevole per la terza giornata del Brasileirão, è terminata 1-1.

Petković è entrato in campo insieme alle due figlie e con la fascia di capitano che Ronaldinho Gaúcho gli aveva gentilmente ceduto per l’occasione.

I 42mila presenti e tutta la Torcida gli hanno dedicato tutto il loro amore, la musica e un impressionante mosaico con il suo nome e sullo sfondo i colori della bandiera serba e quelli del Flamengo, lo stadio che scandiva il suo nome all’unisono. Da far venire i brividi, molti tifosi avevano le lacrime agli occhi e sicuramente Pet se ne ricorderà per tutta la vita.

http://www.youtube.com/watch?v=2vGAraAZwNM

Poi la partita è iniziata e il serbo ha mostrato ancora qualche colpo. Si è vista insieme la coppia Pet-Dinho: alla vigilia qualcuno già prevedeva che potessero discutere su chi avrebbe calciato le punizioni. Durante la partita ne era stata fischiata una dal limite, proprio per un fallo su Ronaldinho e il pubblico aveva chiesto a Pet di tirarla. Il serbo l’ha invece lasciata a Renato, che è riuscito a trovare l’angolino per siglare il pareggio.

Alla fine del primo tempo Petković ha effettuato il giro d’onore seguito con difficoltà da un nutrito gruppo di giornalisti e fotografie, visibilmente emozionato, non è riuscito a trattenere le lacrime.

Pet ha poi ringraziato tutti dichiarando che rimarrà vincolato al Flamengo, probabilmente come ambasciatore del club o dirigente. Si chiude così una pagina indelebile della storia del Flamengo: Valeu Pet!

Stranamente Petković non ha avuto fortuna con la sua nazionale (e neanche con i diversi selezionatori che non hanno mai creduto in lui): ha disputato solo una manciata di incontri tra il 1995 e il 1998. Soprattutto si è sentita la mancanza di un classico “10” dalla tecnica sopraffina e temibile sulle punizioni dal limite come lui nel pessimo Mondiale tedesco nel 2006. Per com’è andata a finire, avrebbe fatto comodo anche in Sudafrica: come si vede nella mia foto di apertura, nella partita Serbia-Ghana disputata a Pretoria [qui la cronaca di quell’incontro da AleMondiAle] ho trovato dei tifosi brasiliani che con uno striscione chiedevano come mai Petković non fosse stato convocato.

Ultimo atto

A maggio, è stato presentato un documentario su di lui girato dal regista serbo Darko Bajić, dal titolo O Gringo, prima a Beograd e poi a Rio come evento inaugurale del CINEfoot, il Festival Internazionale del Cinema sul Calcio; da luglio si vedrà nelle sale brasiliane.

Dal “Maracanã” al “Marakana”, il 9 agosto in Serbia si terrà l’ultimo atto: l’amichevole tra Stella Rossa e Flamengo in cui il nostro giocherà un tempo con ciascuna delle due squadre del suo cuore, prima come Rambo e poi come Pet.

 

Comments

  1. … e scommetto che tu ci sarai! 🙂

  2. paolo negri says:

    Ciao a tutti… Mitico, sulla Globo ho visto immagini davvero emozionnti dell’addio di Pet… Al di là di questo vorrei segnalare due notizie di calcio jugoslavo. L’altro giorno è morto il grndissimo Josip Skija Katalinski. L’Equipe gli ha dedicato un richiamo in prima pagina e ampi servizi,, qui non ho trovato praticamente niente…
    Katalinski amava un giovane che nello Zeljo vedeva come suo erede, Vlado Capljic: domenica Vlado, come allenatore, ha portato il Radnicki Kragujevac alla promozione in serie A, seconda promozione consecutiva alla sua guida per una squadra che ha preso l’anno scorso in terza divisione…
    Un abbraccio a tutti

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