23 May 2017

Addii III: Martín Palermo in lacrime alla sua ultima partita alla “Bombonera”. Ancora la storia del Loco

Martedì 14 giugno 2011

Domenica scorsa, 12 giugno, Martín Palermo el Loco ha disputato l’ultima partita nella sua casa (la “Bombonera”) con la maglia gialloblù dell’amato Boca Juniors, condita da molta emozione, passione, gratitudine e lacrime, tante lacrime.

Si disputava la penultima giornata del campionato Apertura, contro il Banfield. Putroppo Boca non ha vinto (1-1 il risultato finale) e Palermo non ha segnato come tutti speravano, ma la festa è stata lo stesso impressionante. Nel frattempo il Vélez si laureava campione del torneo, senza che quasi nessuno se ne accorgesse. Manca ancora l’ultima partita del Loco, sabato prossimo in trasferta contro il Gimnasia: come nella sceneggiatura di un film, si tratta dell’acerrimo rivale dell’Estudiantes, club in cui Palermo è cresciuto, proprio nella sua città, La Plata. Ma il vero addio è stato alla “Bombonera”.

La festa

Ancora emozionato, Palermo ha dichiarato che non si aspettava una dimostrazione di affetto così grande. Il popolo Xeneize si è presentato con 5mila tifosi all’hotel di Puerto Madero in cui la squadra era in ritiro, per accompagnare il suo idolo nel suo ultimo trasferimento fino allo stadio con una carovana festante.

Anche Maradona con tutto il clan è tornato dopo oltre un anno nel suo palco della “Bombonera” per rendere omaggio al Titán (un altro dei soprannomi di Palermo). Venuto apposta da Dubai, era presente con tutta la famiglia compreso Benjamín, il figlio del Kun Agüero e di sua figlia Giannina.

Cori, striscioni con dediche, Martín che cercava di respirare profondamente per non singhiozzare.

Alla fine della partita, un video con immagini significative della sua carriera. Lacrime del giocatore e lacrime dei tifosi, ad entrambi hanno ripensato ai moltissimi momenti emozionanti vissuti insieme.

Palermo è stato vestito con un mantello, come un supereroe da fumetto (quale egli in effetti è stato in questi anni) con i colori del Boca e la scritta “Super Martín” creata da alcuni bambini.

L’inno nazionale, il giro d’onore dello stadio, con le lacrime che scorrevano a fiumi, e tutto lo stadio che una volta ancora, l’ultima, scandiva il suo nome.

Come ultimo atto, un regalo oltremodo originale… la porta dello stadio prospiciente la “12” (la curva del tifo), con una targa dorata con il suo nome di ringraziamento; chissà dove Palermo sistemerà quei 3 pali, dice che a casa sua non entrano.

Ancora un giro d’onore e ancora lacrime.

Una vita da film

Ripropongo la storia incredibile di Palermo, già parzialmente pubblicata su questo sito in occasione di AleMondiAle.

Pur non particolarmente dotato tecnicamente, con la sua ultima rete contro il Quilmes di una settimana fa aveva raggiunto i 227 gol di Sanfilippo, al quinto posto di sempre del calcio argentino (tornei AFA). Sabato prossimo avrà ancora un’ultima possibilità di migliorarlo.

Il 12  aprile dell’anno scorso è diventato il massimo cannoniere della storia del Boca, superando il record di 218 reti (+3 in incontri poi annullati) di Roberto Cherro che resisteva dagli anni Trenta. Al termine della carriera ha raggiunto le 236 reti in 403 partite (dei quali 129 in 193 incontri alla “Bombonera”); Martín è il quarto giocatore con più presenze con i Xeneizes.

Nato a La Plata e cresciuto con l’Estudiantes, club della sua città, passò al Boca dopo 36 reti in 99 partite tra 1992 e 1997. Allora nel Xeneize giocavano anche Maradona, Caniggia e Samuel, poi arrivarono anche i gemelli Gustavo e Guillermo Barros Schelotto, oltre che Juan Román Riquelme. Con il Guille e Román, Palermo formerà uno storico trio alla base del periodo d’oro della recente storia Xeneize, iniziato con l’arrivo di Carlos Bianchi sulla panchina gialloblù (1998).

Si capì ben presto che Palermo era un tipo eccentrico, per come festeggiava le sue reti, per tingersi i capelli di biondo, ma anche per le sue imprese, positive e negative, che lo hanno accompagnato durante tutta la sua carriera. Oltre a gol e titoli a grappoli, iniziarono gli episodi pazzoidi.

Nel famoso incontro contro Colombia, valido per la Copa América 1999, perso dall’Argentina per 0-3, Palermo riuscì nell’impresa storica di sbagliare tre rigori nella stessa partita, entrando per la prima volta nel “Guinness dei Primati”: spedì il primo penalty sulla traversa, il secondo alto ed il terzo venne parato dal portiere Calero. Scompare al confronto l’“inezia” dei due rigori falliti da Beccalossi in Inter-Slovan Bratislava 2-0, sedicesimi di Coppa Coppe 1982/83, un episodio reso poi celebre dal monologo dell’altrettanto geniale Paolo Rossi (il comico de Monfalcòn).

Nel Campeonato Apertura 1999, il 13 novembre, contro Colón di Santa Fé un altro episodio assurdo: Palermo si infortunò in uno scontro di gioco, rimanendo stoicamente in campo. Zoppicando vistosamente, nell’azione successiva segnò tuttavia il suo centesimo gol in Prima Divisione, senza riuscire quasi a festeggiare: uscì subito dopo e in seguito si verificherà che aveva pesantemente lesionato i legamenti.

A sei mesi dall’incidente, il 24 maggio 2000, Martín tornò disponibile proprio alla vigilia della semifinale di ritorno della Copa Libertadores contro gli arcirivali del River Plate. Si giocava alla “Bombonera” dopo che las Gallinas avevano vinto l’andata per 1-2. Anche se Palermo non era al meglio, Bianchi lo inserì a 13 minuti dalla fine, sull’1-0 per Boca. In quel breve periodo Palermo diede la spinta decisiva marcando anche l’ultima rete del trionfo Xeneize (3-0).

Successivamente, Boca riuscì a rivincere il più importante trofeo continentale dopo 22 anni, prevalendo ai rigori sul Palmeiras allo stadio “Morumbi” di São Paulo; Martín marcò il penultimo penalty.

Il 28 novembre dello stesso anno Boca si assicurò anche la Coppa Intercontinentale a Tokio sconfiggendo il Real Madrid per 2-1, con due reti di Martín nei primi cinque minuti, ispirato da uno stratosferico Riquelme.

A fine 2000 Palermo lasciò Boca per emigrare in Europa, segnatamente agli spagnoli del Villareal. Successivamente nella Liga spagnola fece delle brevi apparizioni anche con Betis e Deportivo Alavés, ma segnò solo 26 reti in un totale di 106 partite in quattro anni.

Tuttavia si rese protagonista di altri episodi peculiari, il più rilevante dei quali accadde nella stagione 2001/02, in un incontro di Copa del Rey contro il Levante. Palermo era a secco da qualche partita, e dopo aver marcato corse verso la curva in cui si trovavano i suoi tifosi: sotto la loro pressione, un muretto del piccolo stadio cedette proprio su Palermo, spaccandogli tibia e perone.

Tornò al Boca nel 2004 e continuò ad essere protagonista di nuovi trionfi, tra i quali svariati campionati argentini, la Recopa Sudamericana e la Libertadores 2007.

Nel febbraio 2007 ha segnato una rete da 61 metri all’Independiente.

Il 24 agosto 2008 Palermo si è nuovamente rotto i legamenti dello stesso ginocchio lesionato nove anni prima. Dopo altri sei mesi di rieducazione è ritornato, in tempo per superare, nel 2009, le 194 reti in partite ufficiali con Boca che rappresentavano lo storico record del mitico Francisco Pancho Varallo, eroe degli anni Trenta. Varallo era riuscito a compiere 100 anni, ritrovandosi allora l’unico superstite della spedizione argentina ai primi Mondiali disputati in Uruguay nel 1930; è morto il 30 agosto scorso [si veda l’annuncio in questo sito].

Palermo ha poi segnato la rete che gli è valsa un altro “Guinness” per il gol di testa marcato da più lontano nella storia del calcio (da 38,9 metri, contro Vélez, il 4 ottobre 2009).

Nel 2009, a distanza di dieci anni dall’ultima apparizione, il CT dell’Argentina Diego Maradona lo ha convocato nuovamente in nazionale. Nell’incontro decisivo per le qualificazioni al Mondiale 2010 contro il Perú (già eliminato) sotto un diluvio alla Cancha de River, Palermo è entrato sull’1-1 allo scadere e al 47’ del secondo tempo, quando ormai il biglietto per il Sudafrica sembrava un miraggio, Palermo ha confermato la sua aura di eroe da fumetto: con una carambola il pallone è capitato nei pressi di Martín che con un piattone ha segnato il 2-1, salvando l’Argentina e Maradona; Diego si era poi tuffato a pancia nell’acquitrino del terreno di gioco.

Grazie a questa impresa e per la sua condizione di idolo, Diego non se l’è sentita di lasciarlo fuori dalla lista dei 23 per il Mondiale. Sembrava che per Palermo fosse già un premio sufficiente, ma contro la Grecia el Loco ha stupito nuovamente, con l’ennesima rete da opportunista a pochi minuti dalla sua entrata in campo che ha significato il suo esordio in un Mondiale [si veda la cronaca della partita su questo sito in AleMondiAle].

Nonostante sia «de madera», come dicono gli argentini (tipo “duro come il legno”), è un idolo per moltissimi (vabbè, soprattutto per la gente del Boca).

Ecco, in breve, un riassunto della sue imprese ne La Película de Palermo:

 

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