24 March 2017

Le mattane di Mourinho, el señorío del Madrid e una visita al “Bernabéu”

Venerdì 14 dicembre 2012

In questi ultimi mesi tanti al Real Madrid si stanno rivoltando contro José Mourinho, non ultima la stampa sportiva della capitale del Regno di Spagna da sempre vicina alle sorti del madridismo. Merito anche degli 11 punti di svantaggio nei confronti del Barça in poche settimane di Liga e delle sei sconfitte già subìte in questa stagione (l’ultima mercoledì nell’andata di Coppa col Celta; in tutto lo scorso campionato sono state cinque). Sono rimasti in pochi a sopportare le continue mattane del portoghese.

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Lo scorso anno i suoi esacerbati atteggiamenti da gradasso sono stati (parzialmente) coperti da un attesissimo titolo di Liga. Tra i momenti più bassi si segnalano il famoso dito infilato nell’occhio di Tito Vilanova, allora secondo di Guardiola (e ora allenatore titolare dei catalani) nel ritorno della Supercoppa e anche, sempre contro il Barça ma in Copa del Rey, l’episodio in cui ha atteso l’arbitro seduto sul cofano della sua macchina nel parcheggio riservato alla terna arbitrale all’interno del “Camp Nou” in modo da insultarlo per come aveva diretto la gara.

Salvo poi, all’inizio di questa stagione affermare di non voler commentare la condotta dell’arbitro perché il Madrid è un club con troppa storia e señorío per abbassarsi a parlare di certi temi (sic).

Il Presidente Florentino Pérez ha accontentato Mourinho quasi in tutte le sue richieste, soprattutto è stato costretto a licenziare dal club uomini come Jorge Valdano che potevano far ombra al portoghese.

Come già accennato su questo sito, fin da subito Mourinho ha provocato una profonda frattura tra i calciatori fedeli a lui e al suo procuratore (e socio), l’onnipotente Jorge Mendes. Spesso i giocatori acquistati dai club di Mourinho sono casualmente dei rappresentati di Mendes. È il caso dei vari Di María, Carvalho, Coentrão al Madrid ma anche di Quaresma all’Inter: ve lo ricordate? Venne acquistato dal Porto per una vagonata di milioni nell’estate 2008, dopo vari esperimenti fu subito chiaro che non era in grado di giocare e venne accantonato quasi subito (per la gioia delle tasche di Moratti).

Diego Torres è una delle prime firme calcistiche d’El País, sicuramente la migliore redazione sportiva della Spagna quando si scrive di calcio. Torres è sempre bene informato sugli spifferi dello spogliatoio dentro il quale può sicuramente su dei contatti con qualcuno dei “ribelli” delle merengues. Si legge spesso di come la tensione tra una parte dei calciatori e l’allenatore sia al limite, anche perché ormai sempre più spesso Mourinho addita pubblicamente i giocatori (evidentemente mai i suoi fedelissimi), secondo lui responsabili per le sconfitte o le prestazioni scialbe che in questa stagione abbondano.

Sabato scorso il Madrid è stato salvato al “Nuevo Zorrilla” proprio da Mesut Özil, uno dei reietti del tecnico portoghese. Sotto per 1-0 e 2-1 contro il Valladolid, Özil è stato protagonista di una doppietta che ha ribaltato il risultato: prima il pareggio allo scadere del primo tempo che l’ha salvato da una probabile sostituzione nell’intervallo, per lui sempre più frequente, e poi una fantastica punizione all’incrocio, “rubata” a Cristiano Ronaldo, fino a poco tempo fa esclusivista dei calci piazzati delle merengues.

Ma una settimana prima si era visto l’ultimo penoso spettacolo di Mourinho. Si giocava il derby di Madrid contro l’Atlético e dopo la sconfitta contro il Betis del fine settimana precedente molti nell’ambiente madridista chiamavano a scaricare il portoghese.

Il tecnico ha dunque deciso di sfidare (si fa per dire), solo contro tutti e tutto, le bufere e le tempeste che lui stesso aveva creato. In conferenza stampa aveva preannunciato che 40 minuti prima dell’inizio della partita sarebbe uscito da solo sul terreno di gioco in modo che se qualcuno avesse voluto fischiarlo sarebbe stato libero di farlo. Ha costruito questa messinscena in modo da renderla un plebiscito nei suoi confronti. Peccato che a quell’ora il “Bernabéu” fosse praticamente vuoto, con solo poche migliaia di spettatori già presenti.

In tono di sfida contro mezzi di comunicazione e dirigenza, nelle immagini di Canal+ si vede Mourinho che, in una delle sue peggiori esibizioni, si ferma appena dentro il campo per vedere chi tra i pochissimi presenti ha il coraggio di fischiarlo, rimane immobile per circa un minuto guardandosi in torno tra le decine di fotografi e poi con lo stesso piglio rientra soddisfatto negli spogliatoi. Ridicolo.

È ormai probabile che neanche l’agognata conquista della décima (Champions) possa salvarlo dall’interruzione del suo rapporto, anche perché mai ha lavorato per più di tre anni nello stesso club. Comunque vada, come ha affermato lo stesso portoghese, «troverò una squadra disposta ad accogliermi, non farò certamente un anno sabbatico», chiara punzecchiatura al suo (momentaneamente ex) rivale Pep Guardiola. Jorge Mendes è già al lavoro.

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Visita al “Bernabéu”

Ma in cosa consiste questo famoso señorío del Madrid di cui molti parlano, che stride completamente con gli atteggiamenti di Mourinho? Lo si può capire con una visita al “Santiago Bernabéu” e al Museo del club.

L’arrivo alla stazione della metropolitana dedicata, sulla linea 10.

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Il possente profilo dello stadio. Inaugurato il 14 dicembre 1947, proprio 65 anni fa, a fianco dell’impianto precedente, dal 1955 porta il nome attuale, anche se alcuni lo chiamano semplicemente “Chamartín”, come il distretto che lo ospita. Nel corso della sua storia ha subìto molti rinnovamenti, il più importante dei quali per il Mundial del 1982, ma è stato ampliato anche più recentemente.

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Su Concha Espina si trova la famosa sede del club.

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Strani personaggi nei dintorni dello stadio.

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Ma anche giovani promesse.

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Il catino fa impressione; attualmente può contenere circa 85mila spettatori.

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L’affermazione è probabilmente vera per quanto riguarda lo scorso secolo.

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Le prime maglie.

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L’uomo a cui è dedicato lo stadio: giocatore, (aiuto) allenatore, dirigente ma soprattutto Presidente dell’istituzione per 35 anni fino alla sua morte (dal 1943 al 1978), sicuramente il più titolato della storia.

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Gli ultimi Presidenti dell’entità, compreso il buon Florentino Pérez che, per la gioia dei tifosi del Barça ha licenziato fior di allenatori tra i quali anche il bravissimo Vicente Del Bosque (2003) dopo che aveva conquistato tra l’altro due Champions, due Ligas e un’Intercontinentale, ma accusato di non essere abbastanza mediatico.

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Alcuni degli stadi del club, ma la zona di Chamartín è la casa delle merengues dal lontano 1924.

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Uno dei miei più grandi idoli di tutti i tempi, Puskás Ferenc che (purtroppo) ha terminato la carriera al Madrid con risultati eccelsi. Un altro giorno racconterò sul sito la sua bellissima storia.

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L’epoca delle sponsorizzazioni, negli anni Ottanta. Vi ricordate? La Zanussi fu addirittura il primo sponsor sulla maglia blanca, per tre anni a partire dal 1982/83. A sua volta l’azienda di Pordenone era all’epoca proprietaria dell’Udinese, poi ceduta come buonuscita (!) a Lamberto Mazza, scomparso da poco e da molti mai compianto: mai prima di allora si era interessato di calcio né ha mai avuto a cuore le sorti del club bianconero.

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Un decennio fu caratterizzato dal celebre “Spirito di Juanito”. Juan Gómez “Juanito” era odiatissimo dagli avversari (non senza ragione) anche perché dava tutto (e oltre) per la sua squadra. Fu quel malagueño Numero 7 il protagonista di molte rimonte rimaste nella storia, soprattutto in Coppa UEFA (e con l’Inter).

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Dentro di sé Juanito aveva un demonio che ogni tanto non riusciva a controllare. In un Madrid-Bayern del 1987 si rese protagonista di un pestone in faccia a Lothar Matthäus che giaceva a terra: l’UEFA lo squalificò dai campi europei per cinque anni e, anche a causa di questo episodio, venne allontanato dal Madrid (erano altri tempi). Tornò a Málaga dove giocò altre due stagioni e successivamente iniziò ad allenare il Mérida. Il 2 aprile 1992 stava rientrando in quella cittadina dell’Extremadura dopo aver assistito al “Bernabéu” a una partita di UEFA del Madrid contro il Torino, in cui militava il suo amico Rafa Martín Vázquez. Sulla via del ritorno ebbe un fatale incidente: la sua macchina fu investita dai tronchi che caddero sulla strada da un camion che li trasportava e morì all’età di 37 anni. Da allora e ancor oggi al minuto sette di ogni partita che si disputa al “Bernabéu” emerge il boato «Illa, Illa, Illa, Juanito Maravilla» che ricorda quello Spirito.

Ma i giocatori importanti e comprimari che hanno calcato questo palcoscenico sono moltissimi.

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Tra questi, anche due geni balcanico-carpatici che hanno avuto alterni risultati in maglia blanca.

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Impressionante la parata di coppe, coppette e trofei di qualsiasi categoria.

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Ma colpiscono anche Scarpe e Palloni d’Oro vinti dai giocatori merengue anche se qualcuno, tipo Figo nel 2000 aveva trascorso metà dell’anno con il Barça per poi firmare poi per gli acerrimi nemici consumando uno dei peggiori tradimenti che si ricordino.

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E, alla fine, le nove (!) Coppe dei Campioni / Champions, comprese le prime cinque della storia (1956-1960).

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Tra le finali di quegli anni, nel 1957 il Madrid sconfisse la Fiorentina di Julinho,

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e nel 1966 il Partizan.

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Eccole, tutte insieme e di fronte.

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Sono sempre di più i tifosi del Madrid che guardando alla sua impressionante storia, non si riconoscono in Mourinho e nei suoi metodi, anche se lo zoccolo duro del Fondo Sur è ancora fedele al portoghese. Vedremo fino a quando.

Qui una partita molto speciale vista in questo stadio nella “gabbia” degli ospiti.

Le visite al “Bernabéu” e al Museo si effettuano dalla Porta 40 in tutti i giorni dell’anno, salvo 25 dicembre e 1 gennaio, dalle 10 alle 19 (nelle domeniche e festivi chiudono mezz’ora prima; nei giorni in cui si disputano partite, terminano cinque ore prima del fischio d’inizio).

Se a qualcuno servisse un hotel a Madrid, lo può trovare in questo sito.

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