25 July 2017

Grande concerto di Manu Chao a Novi Sad. Visione notturna del Danubio e Petrovaradin

Mercoledì 13 aprile 2011

Bellissimo concerto di Manu Chao venerdì scorso a Novi Sad, nell’ambito de “La Ventura World Tour”.

L’appuntamento era parte della mini tournée balcanica, iniziata una settimana prima a Ljubljana/Lubiana, che ha portato l’artista ispano-francese in varie città della regione.

A Novi Sad il luogo prescelto per il concerto può contenere solo 3mila spettatori. I biglietti sono andati bruciati in pochissimo tempo, per fortuna alcuni amici me ne avevano comprato subito uno (costo circa 25 €). Con l’entusiasmo che in Serbia esiste nei suoi confronti, Manu avrebbe potuto riempire facilmente l’Arena se avesse suonato a Beograd. Ma si vede che predilige suonare in posti più piccoli, anche rinunciando a cospicui introiti.

Ha sicuramente scelto Novi Sad perché qui si era già esibito nel 2008, al Festival “Exit”, appuntamento irrinunciabile di luglio per chi ama il rock (nel 2007 ha ottenuto il riconoscimento come miglior festival musicale europeo) e contraltare di Guča: sono le due manifestazioni che portano più gente in Serbia e, secondo alcuni, esprimono in qualche modo due anime dello stesso paese.

I precedenti

Allora ero presente alla fortezza di Petrovaradin, teatro di “Exit”, per quella giornata memorabile, Manu si esibì dopo i Gogol Bordello, straordinaria combinazione. Precedentemente lo avevo sentito a Buenos Aires nel 2004, nello stadio di All Boys. Come già raccontato in un articolo di questo sito, nel marzo 2009 mi trovavo nuovamente nella capitale argentina; dopo aver mancato vari concerti di Manu, con amici stavamo assaporando della carne succulenta in una simpatica parrilla [griglia] della città chiamata “La Popular” [che potrebbe essere tradotta come “La Curva”]. Mentre mi lamentavo con i miei commensali per non poter assistere ai suoi concerti del fine settimana successivo, proprio in quel ristorante è inaspettatamente entrato Manu.

Verso Novi Sad

Partiamo da Beograd in ritardo a causa di un passeggero inaspettato: un frigo, che non serve per mantenere le birre sempre fresche, come specula qualcuno.

Nel cammino verso gli spazi immensi della Vojvodina ci accompagnano dei colori speciali.

La “Hala SPENS” è un centro polifunzionale.

Si trova a ridosso dello stadio di Novi Sad, dove mosse i primi passi a livello professionistico del giovanissimo Siniša Mihajlović che giocò con la Vojvodina dal 1988 al gennaio 1991. Nato da una famiglia mista e originario di Borovo Naselje nei pressi della sventurata Vukovar [si veda il reportage in questo sito], Miha passò poi alla Zvezda con la quale pochi mesi dopo divenne Campione d’Europa e del Mondo. Proprio qui organizzò il suo addio al calcio e in una bacheca all’interno dello SPENS si vede un poster che lo ritrae in maglia sampdoriana per promuovere la sua “scuola per futuri campioni” (chissà poi se ne uscirà qualcuno…).

L’entrata per il concerto si trova sul retro dello SPENS, dove si vede già molta gente in coda.

All’interno, i corridoi sembrano quelli di una palestra di una scuola.

Presumo che la piccola sala sia usata per l’hockey; quando entriamo sta suonando il gruppo di supporto.

Decidiamo “circumnavigare” la gente in modo da arrivare nei pressi del palco, dalla parte opposta.

Finalmente esce Manu sul palcoscenico,

e l’entusiasmo si scatena.

Per fortuna ci troviamo nel parterre e non sulle tribune, dove sembra essere più difficile ballare.

Alla fine saranno 2 ore e 10 di concerto, durante il quale tutti hanno saltato come dei pazzi.

Manu ha iniziato ad uscire dal palco già mezzora prima della fine per preparare il terreno. La gente avrebbe continuato ancora a lungo.

Alla fine l’ultima chicca: Manu presenta «un nuovo amico», il musicista serbo Branimir Rosić. Al mattino hanno partecipato insieme ad un atto benefico, come in ogni città toccata in questa regione.

Rosić accompagna Manu nella versione castigliano-serba di La vida es una tómbola, la canzone dedicata a Maradona scritta per il documentario di Emir Kusturica. E inizia: «Kad bih bio Maradona…» … imperdibile!

Il concerto termina.

Non è tardissimo, ma nella sonnacchiosa Novi Sad ormai dormono quasi tutti, tanto che non si vedono luci accese negli appartamenti. Ci dirigiamo verso il Danubio, la cui vista anche e soprattutto a quest’ora, è magica. Di fronte, la bellissima fortezza asburgica di Petrovaradin, teatro appunto dell’“Exit”, con le sue luci che si riflettono sul grande fiume.

In un angolo, la torre dell’orologio, uno dei simboli della città.

E i famosi ponti di Novi Sad, distrutti nel 1999 dai bombardamenti della NATO [si veda la storia in questo sito].

Già da tempo sono stati ricostruiti.

Comments

  1. Dimitrije says:

    Ale legendo 🙂 super tekst i jos bolje fotke!

    Ajde uzdravlje 😉

  2. Ma la città del balkan tour del 14 aprile, coperta dalla scritta del tuo nome.info, cos’è? forse SOFIA? jebo…

  3. mah…quasi quasi ci avevo pensato…poi, sai, tra ferie da prendere, programmazioni varie…è che ho la carta d’identità col timbro di rinnovo per altri 5 anni per cui avrei rischiato al confine. Ma quale confine? Rumeno-bulgaro? Oppure greco-bulgaro? Avrei dovuto evitare la via NIS, troppo rischiosa per la gendarmeria inflessibile di sponda serba. LR

  4. qua è invidia pura!
    io avevo timidamente provato a cercare i biglietti per il concerto di Ljubiana, un’unica risposta … SOLD OUT!
    la scorsa settimana un amico mi diceva che l’ultima speranza del balkan tour rimaneva Istanbul.
    mandi

    ps. sei pronto fisicamente per il tour de force dei 4 “clasicos”, a ganarlos todos!

    • come dicevo, sembra abbia suonato in posti piccoli e i biglietti sono andati subito esauriti.
      eh, il tour de force sara’ durissimo, come il finale di campionato per l’udin!
      ziv,
      a

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