23 March 2017

Una mostra sulla Trieste di Magris a Barcelona

Giovedì 12 maggio 2011

Nel formidabile spazio del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB) in queste settimane sta andando in onda la mostra “La Trieste de Magris”, che rimarrà aperta fino al 17 luglio.

L’esposizione curata da Giorgio Pressburger e realizzata da Paola Navone con Magris in secondo piano, riprende il cammino di associare scrittori alle loro città.

Rispetto alle iniziative precedenti, Borges e Buenos Aires, Kafka e Praga, Joyce e Dublino, Pessoa e Lisbona, stavolta è stato scelto un autore vivo, peraltro guardato con molto rispetto e reverenza in molti angoli della Penisola Iberica (nel 2004 Magris è stato insignito del prestigioso premio “Príncipe de Asturias”).

Nel variegato percorso multisensoriale, la mostra cerca di ricreare ed esemplificare l’ecosistema culturale nel quale Magris è cresciuto e i riferimenti ai quali si è abbeverato. Molto esaustiva sui vari aspetti storico culturali della città, quasi a ogni passo mette in evidenza la multiculturalità di Trieste.

Il CCCB propone spesso iniziative interessanti. Anche in questa esposizione le indicazioni sono trilingui, in catalano, castigliano e inglese.

Subito dopo aver staccato il biglietto si entra nell’atmosfera triestina. La lunghissima scala mobile che conduce al piano della mostra è abbellito di cartoline della città,

con in sottofondo canzoni classiche, quali El can de Trieste e El Tran de Opcina.

Dopo l’entrata “ufficiale”,

si presenta una cartina per situare geograficamente la città.

Per entrare nella mostra vera e propria si viene investiti dal vento, è la bora,

presentata anche in scatola,

e con una serie di schermi con registrazioni di programmi tv regionali in tema climatologico.

Si passa sul Carso, disseminato di pietre,

e teatro di battaglie della Prima Guerra Mondiale, in cui molti hanno trovato la morte, tra i quali anche il poeta Scipio Slataper. Coinvolto nei combattimenti anche Biagio Marin.

Si presenta la Trieste austroungarica e multietnica di due secoli fa, una città definita come un “Non Luogo” (nowhere), nel senso che sembrava di trovarsi in vari paesi allo stesso tempo, aperti e senza frontiere. L’illusione passa anche attraverso diverse cuffie che pendono dal soffitto in cui si sentono i suoni delle molte lingue che si parlavano in città.

La stanza successiva ricrea la casa, ovvero il salotto (e anche un ripostiglio), di Magris e le molteplici traduzioni dei suoi libri in infinite lingue, con riferimenti a Microcosmi e Alla cieca (si vedono i manoscritti originali) e alla Goli Otok di uno dei suoi protagonisti, l’avventuriero danese Jorgen Jorgensen (ovvero Jørgen Jørgensen).

L’ospedale psichiatrico San Giovanni

e i disegni di Vito Timmel, ivi deceduto nel 1949.

Da qui si passa a una stanza ovattata e rivestita di bianco, una zona strana per i nostri sensi, che ricrea i misteri della psiche,

che ci conduce all’opera di Franco Basaglia, con l’ospedale San Giovanni come fucina di idee, esemplificato da Marco Cavallo, una specie di nuovo Cavallo di Troia rivoluzionario, ideato dagli stessi pazienti.

Una piazza Unità diventata blu, sembra quasi stia per arrivare un temporale, con le nuove luci che fanno quasi da contrasto alle ombre proiettate, quelle di filmati di guerra.

Entra in scena Italo Svevo / Ettore Schmitz,

con l’atmosfera delle assicurazioni e delle compagnie dell’epoca (Svevo lavorava presso la Veneziani),

e le pubblicazioni inerenti.

La profonda amicizia dello scrittore con James Joyce, che insegnava inglese alla Berlitz School e che trascorse diversi anni a Trieste; i luoghi joyciani,

e la gestazione dell’Ulisse.

L’atmosfera del Caffè San Marco,

ai cui tavoli Magris ha scritto e pensato alcune delle sue opere.

Si entra nell’universo di Umberto Saba

e della Libreria Antiquaria.

Gli orrori della Risiera.

L’opera che ha dato a Magris il riconoscimento internazionale è stata sicuramente Danubio, una mappa culturale e storica del grande fiume mitteleuropeo, sul quale qui si cammina.

L’importanza della psicoanalisi, con l’apporto decisivo del triestino Edoardo Weiss, discepolo di Freud a Vienna.

La compresenza in città di diverse religioni.

Dal film Dietro il buio, liberamente ispirato all’opera di Magris Lei dunque capirà,

si esce di nuovo alla luce, quella dell’emigrazione/immigrazione, qui esemplificata da una parte dall’Esodo: tra le altre, la figura letteraria di Tomizza originario di Materada in Istria,

dell’amata moglie di Magris, Marisa Madieri, nata a Fiume e scomparsa nel 1996,

ma anche della minoranza slovena e delle sue vicissitudini durante l’epoca fascista, Boris Pahor, Srečko Kosovel e altri.

Alba o tramonto?

La rionnovata multiculturalità della Trieste del XXI secolo, luogo di incontro di popoli vecchi e nuovi e rappresentata dalle insegne di locali in cui convivono quella del classico “Buffet da Pepi” a quelle più recenti di kebab e cinesi, con le borse taroccate in vendita per strada.

Un sunto della città?

La mostra ha ricreato l’atmosfera culturale triestina e ora sembra quasi strano uscire dal CCCB e ritrovarsi improvvisamente a Barcelona.

Comments

  1. Grande Ale, bel report… e mitici a mettere il capolavoro di quel mulòn de Lelio…

  2. Nicola Delli Quadri says:

    Grande, grazie!
    Nicola

  3. turobandini says:

    ce figade. o vin di la a barcelone par savè alc di triest.
    in friul trope int a sarae ca conosc dute le storie di triest? 7-8?

    mi par che come culture museal o vin un po’ di strade di fa..

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