23 March 2017

26 ore fino a Buenos Aires e la prima parrilla

Martedì 3 gennaio 2012

Dopo gli innumerevoli incontri carnici concentrati in poco tempo, gli ultimi bagordi legati (e non) alle festività e ancora scombussolato dagli ultimi preparativi notturni, negli ultimissimi giorni dell’anno è finalmente arrivato il momento di cruzar el charco (“attraversare la pozza”, come si dice, riferendosi all’Oceano Atlantico), ovviamente in aereo.

Il percorso era Venezia-Frankfurt-Buenos Aires, ma tra i vari mezzi per raggiungere l’aeroporto lagunare, le attese eccetera, da porta a porta sono passate ben 26 ore. Come conseguenza, tanto per cambiare sono arrivato a destinazione in condizioni pietose.

Uscendo dall’aeroporto di Ezeiza si vede parcheggiato uno dei mezzi della Parigi-Dakar che, abbandonata l’Africa, già da qualche anno si svolge proprio da queste parti. Di solito partiva e arrivava a Buenos Aires, mentre quest’anno va da Mar del Plata a Lima in Perú: oltre 400 piloti di auto, moto, quod e camion compieranno il percorso, sicuramente accidentato, in due settimane.

Abbandonati i geli dell’inverno, non sono ancora riuscito a rendermi conto che qui è piena estate, né riesco a realizzare di trovarmi di nuovo qui.

La sosta nella capitale, anzi nella Gran Buenos Aires (la sua sterminata periferia), è molto rapida, giusto per prendere fiato prima di raggiungere (stavolta in bus) verso l’inizio della Patagonia. I miei ospiti, amici di lunga data, mi aspettano al varco.

Conoscendo le mie debolezze e sapendo di farmi cosa gradita, mi portano subito alla Parrilla de Coco, un ristorante popolare ovviamente di carne.

Si inizia con la provoleta, il classico formaggio sciolto alla griglia,

seguito da una parrillada mixta che non finisce più,

e per chiudere il budino con giusto “una spruzzata” dell’altrettanto atteso dulce de leche, la dolcissima crema di latte che in questo paese si usa quasi dappertutto.

Grazie a loro ora mi sono quasi convinto di essere tornato in Argentina…

 

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