25 July 2017

Doppietta serba, reminescenze turche, pranzo in terrazza II e una sorpresa olimpionica

Sabato 12 febbraio 2011

Sappiamo che in Carnia torneranno presto i rigori dell’inverno, ma per il momento ci si gode questa straordinaria primavera anticipata.

In due giorni ho inoltre assaporato una doppietta di cibi serbi. Prima una cena con i celeberrimi ćevapi [le classiche polpettine balcaniche di forma allungata] e la pljeskavica [tipo di svizzera serba, ma che non ha niente a che vedere con gli hamburger che si assaggiano normalmente in giro], accompagnati da prelibati peperoni in agrodolce, pericolosissime papričice [peperoncini piccanti] e šljivovica [si veda la storia in questo sito] della Serbia orientale. Teatro della contesa, il premiato domaći roštilj [griglia] di Caki.

Il giorno successivo è venuta a trovarmi in Carnia una delegazione di altri amici serbi, che si è portata anche alcuni piatti tipici della loro terra: risultato, il secondo pranzo in terrazza di fronte alle montagne in pochi giorni.

L’antipasto rappresentava un incontro interculturale: formadi salât sulla polenta calda, accompagnato dalla šljivovica di Leposavić, municipalità del Kosovo nella zona a nord di Mitrovica a ridosso della Serbia propriamente detta, in cui i serbi sono potuti rimanere e vivono senza problemi; non è lo stesso a sud del fiume Ibar [si veda la storia sulle enclave serbe in Kosovo].

A seguire, la gibanica , una sfoglia con formaggio e il magico kajmak [si veda la storia] cucinata in forno.

E poi le protagoniste di oggi, le sarme, specialità serba comune a molti territori per secoli dominati dall’Impero Ottomano [si veda la storia]: involtini di carne tritata e spezie avvolti in foglie di vite o di cavolo che, a seconda della latitudine, variano leggermente ingredienti e dimensioni.

Vista la pesantezza, è di solito un piatto invernale ma in Serbia mi è capitato di assaggiarla anche in piena estate [si veda la storia]. Com’è noto, l’impronta dell’Impero Ottomano su molti paesi è stata notevole: hanno origine turca parole come ćevapi, sarma ma anche rakija. Ma esiste anche un’influenza nel senso opposto [si veda la storia].

Mentre cerchiamo di ripigliarci da tali prelibatezze sotto il sole di febbraio, l’ennesima sorpresa con protagonista una delle ospiti, Marija, proprio colei che aveva cucinato le sarme.

In un suo recente viaggio in Svizzera, raccontava di aver visitato anche il «suo» Comitato Olimpico Internazionale, che ha sede a Losanna. Il significato di quel suo è presto spiegato: la nostra Marija è un’olimpionica! Giocò infatti nella prima nazionale jugoslava di basket femminile che sia riuscita a conquistare una medaglia olimpica: avvenne a Mosca 80, i Giochi dell’orso Miša e del boicottaggio del blocco Occidentale nei confronti dell’Unione Sovietica (poi gentilmente restituito quattro anni dopo a Los Angeles). Arrivando terza nel girone unico di qualificazione, purtroppo la Jugoslavia femminile non entrò in finale, ma riuscì a ottenere uno storico bronzo sconfiggendo l’Ungheria nella finalina per il terzo posto per 68-65.

Come racconta mirabilmente il nostro idolo Sergio Tavčar (ampiamente citato in questo sito), quelle Olimpiadi furono fantastiche per il basket jugoslavo che al maschile conquistò finalmente la medaglia d’oro, grazie all’ultima impresa di una generazione già al tramonto che poteva contare su campioni del calibro di Dragan Kićanović, Dražen Dalipagić, Mirza Delibašić, Ratko Radovanović, Željko Jerkov e anche su Zoran Slavnić e Krešimir Ćosić. In finale i plavi sconfissero per 86-77 l’Italia allenata da Sandro Gamba che schierava grandissimi giocatori come Marzorati, Villalta, Brunamonti e Meneghin, nel finale protagonista di una ginocchiata a Kićanović.

Marija, allora ventenne, giocò durante tutta la sua carriera nel Voždovac, un piccolo club di Beograd, resistendo alle lusinghe degli squadroni della capitale.

Bravo Marija!

Comments

  1. ciao ale, dovresti mettere un bollino sulle tue storie
    in questo caso sarebbe “evitare la lettura a stomaco vuoto”
    ho risentito gli odori e i sapori di tutti i piatti, anche se purtropo non c’ero

    parlando di olimpionici, son rimasto folgorato dalla storia di cesare rubini (http://www.youtube.com/watch?v=tARuu52uGSI), di cui nella mia crassa ignoranza non conoscevo nulla. è il classico personaggio che sembra inventato apposta per le tue storie. un pò troppo italiano forse, ma va ben lo stesso.

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