20 July 2017

Grazie Shalva!

Guria, lunedì 24 agosto

Dopo tre giorni molto intensi scendiamo a valle lasciando con nostalgia Svaneti e le sue cime ancora innevate.

Ridiscendiamo la valle dell’Enguri schivando le solite mucche sulla strada. Molti di noi sono in coma.

Ormai siamo in pianura. L’Enguri si è gonfiato a dismisura, grazie alla diga poco più a valle. Ne approfittiamo anche per fare un bagno alla macchina, dopo le fatiche e la polvere di Svaneti.

Il viaggio è lungo, ma per lo meno ora la strada è “normale”. Quasi al tramonto passiamo vicino al Mar Nero, ma senza riuscire a toccarlo, un ulteriore scorno per qualcuno di noi.

Ci stiamo dirigendo verso la regione di Guria, da cui è originaria Maka, la moglie di Shalva. Raggiungiamo il villaggio di Chokhatauri, dove conosciamo anche i tre figli, la suocera, i cognati e vari altri parenti che compongono la sua bellissima famiglia.

Ovviamente in men che non si dica si stendono i primi strati di piatti della tavolata. Intanto ci sediamo ed iniziamo a conoscerci, una delle idee delle tradizioni georgiane legate alla supra.

Questi giorni sono stati senza un momento di respiro: in poco più di una settimana grazie ai nostri amici abbiamo partecipato a sei-sette supre, con una serie di personaggi (quasi letterari) di alto livello. Ovviamente quando si ha la possibilità di essere portati nelle case la conoscenza della società di un paese si rivela molto più approfondita.

Stavolta è di nuovo Shalva a fare il tamadà, ed anche i suoi figli brindano con il vino.

Ad un certo punto arrivano due amici di famiglia, Zura ed il professor Gocha, che non sapevano della nostra presenza.

Con loro iniziano presto i famosi canti polifonici. La voce più bassa è quella del nonno Chola, forse il più bel personaggio della serata. 88 anni, Chola fuma nel bocchino ed ha ancora una spaventosa rientranza sul cranio, regalo della Seconda Guerra Mondiale: racconta di aver combattuto nella durissima battaglia del Kursk (Russia sudoccidentale), per poi arrivare direttamente a Praga con l’Armata Rossa.

Gli chiedo di fare insieme un vakhtanguri (bere il bicchiere fino in fondo incrociando le braccia). Appena trangugiato il vino, mi fa notare: «sei stato lento, ho finito prima io di te!». Poi ci saluta e va a dormire. Pravi Majstor!

Al mattino consumiamo un’altra di quelle colazioni da tramortire, come da tradizione innaffiata solo da tre chache (grappe).

Riappaiono quelle meravigliose melanzane alle noci, delizia assaggiata in tutte le case che abbiamo frequentato: in ogni occasione abbiamo fatto onore alle cuoche che, ben contente, hanno continuato a portarne in tavola durante tutta la serata.

In casa si scoprono indizi di simpatia calcistica per l’Argentina.

Salutiamo la famiglia e Shalva, che dopo averci scarrozzati per una settimana rimarrà con la sua famiglia per gli ultimi giorni di vacanza prima di rientrare al lavoro.

Ripartiamo verso Tbilisi.

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