18 November 2017

Il festival di Guča, come sempre

Guča, domenica 9 agosto

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Anche quest’anno il festival di Guča è terminato. Nonostante le complicazioni per organizzare sistemazione ed altro per vari amici vecchi e nuovi e la stanchezza sono molto contento, anche se stremato.

Alla fine avevo 1 serbo che vive all’estero, 2 russe, 1 tedesca, 2 padovane, 2 trentine, 3 veronesi, 3 friulani, 1 carnico, a parte altri 7 che all’ultimo (o penultimo) momento non sono venuti. La palma al migliore sforzo va sicuramente a Ladislav, un amico ungherese di Slovacchia che vive a Praha ed è sposato con una rutena (i suoi due figli hanno probabilmente qualche problema di identità).

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Con Laci dividemmo per due mesi un container a Gardez, nel sudest dell’Afghanistan, nel 2005 e lavorammo insieme in Pakistan nel 2008. Dopo molti anni di promesse mancate per Guča nonostante dei compagni di viaggio che sembravano interessati è riuscito a venire, anche se da solo ed in macchina da Praha!

Il secondo in questa speciale classifica è Leo, anche lui abbandonato da altri amici con cui sarebbe dovuto venire: nonostante questo non ha desistito ed è arrivato da solo in treno.

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Molti come Leo erano per la prima volta a Guča e in Serbia e ne sono rimasti affascinati. Interessante un email ricevuto da un’amica poco prima della partenza:
Scusa se ti disturbo di nuovo ma mi ha appena chiamato un’amica che ha anche lei intenzione di venire a Guča. Mi chiedeva rispetto alla questione sicurezza perchè aveva letto sul sito Viaggiare Sicuri che le zone della Serbia meridionale sono sconsigliate, in particolare nelle aree di Preševo, di Bujanovac e di Medveđa, Io le ho detto che secondo me non ci son problemi, non sbaglio vero? Mi pareva esagerato. Mi ha pure detto che fanno un sacco di difficoltà e controlli alla frontiera ma a me non pareva. Boh… Posso dirle di star serena, no?
Credo poi abbia cambiato decisamente idea.

Sarebbe stato impossibile toccare i livelli irripetibili del 2007 quando celebrai il mio compleanno insieme a numerosi amici carissimi di varie nazionalità in una festa che è passata la storia (venne interrotta dalla polizia speciale serba… a Guča, dove succede di tutto e le forze dell’ordine non intervengono quasi mai!). Anche quest’anno però la festa è stata ottima.

ale compleanno 2007

Non che sia l’aspetto più importante, ma per la cronaca si sono spartiti i due premi più importanti un’orchestra serba della regione centrale del paese e un’orchestra gitana del sud: la Prva Truba è andata a Dejan Petrović di Užice ed il premio come miglior orchestra a Ekrem Mamutović di Vranje.

Moltissimi stranieri, sempre di più, soprattutto si notavano prima del venerdì, visto che la maggior parte dei serbi è arrivata per il fine settimana.

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È già stata annunciata la prossima edizione, quella del Giubileo visto che il Sabor Trubača di Guča raggiungerà la 50ª edizione: per l’occasione durerà 10 giorni, dal 13 al 22 agosto 2010, con un concorso mondiale (e non solo serbo come avviene di solito) per decretare le migliori orchestre del pianeta, selezionate attraverso delle semifinali nei vari continenti.

Mah, spesso le scelte degli organizzatori (cioè il comune di Lučani) lasciano perplessi. Ogni anno si inventano delle nuove ed assurde iniziative solo per spillare soldi: l’anno scorso chiesero addirittura di pagare un biglietto per entrare in paese, per fortuna quest’anno hanno cambiato idea, forse anche a causa delle vibrate proteste di tutti. Vedremo cosa succederà il prossimo anno.

Un mio articolo uscito sulla rivista MandarinoMagazine nel 2007:

LA REPUBBLICA DELLE TROMBE

«Chi non comprende Guča non può riuscire ad apprezzare la Serbia», commentava nel 2006 il Primo Ministro Vojislav Koštunica aprendo, in diretta televisiva, il festival di Guča.

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Si tratta del Sabor Trubača, la più grande manifestazione di ottoni del mondo che ormai da 47 anni si organizza in un paesotto di 4mila abitanti a circa 150 km da Belgrado tra le meravigliose colline della Šumadija, il cuore boscoso del paese. In un lungo fine settimana di agosto, Guča viene invasa da 300-400mila persone, in maggioranza serbi ma con la presenza sempre più nutrita di stranieri, che la trasformano in un concentrato di tutti gli elementi che compongono l’immaginario dei Balcani.

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Nella “Woodstock balcanica”, come la definisce qualcuno, si tengono i concorsi per le orchestre ed i gruppi folcloristici. Ma il vero spettacolo lo offre la gente che di giorno e di notte si riversa nelle strade ballando e cantando fino all’alba.

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Si trangugiano fiumi di šljivovica (la famosa grappa di prugne locale) ed ettolitri di birra.

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Si arrostiscono allo spiedo maiali ed agnelli interi (pečenje) che ad ogni angolo girano vorticosamente sulle braci.

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(foto Leo)

Si prepara il prelibato svadbarski kupus (cavolo cotto per ore insieme alla carne in enormi pentole di terracotta, piatto tipico dei matrimoni, svadbe).

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I commensali consumano queste prelibatezze sotto immensi tendoni ai ritmi indiavolati delle orchestre serbe e dei gruppi di gitani che suonano tra i tavoli, alimentati dai soldi della gente che inserisce le banconote proprio dentro agli ottoni o le appiccica sulla fronte dei musicanti.

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Gli ottoni nella storia serba

Nikola Nika Stojić, scultore, insegnante di letteratura a Guča e uno dei fondatori del festival, ricorda gli inizi: «Nel 1961 per il primo Sabor c’erano solo quattro orchestre. Oggi si interessano al concorso più di 100 complessi che devono passare attraverso quattro qualificazioni nelle regioni storiche della tromba. A Guča arrivano solo i migliori venti che si disputano i premi più prestigiosi». Poi, sicuramente la Prva Truba (Prima Tromba), la Najbolja Orkestra (Migliore Orchestra) e la Zlatna Truba (Tromba d’Oro), saranno invitati a suonare dappertutto, anche all’estero.

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In Serbia, che negli ultimi due secoli ha dovuto affrontare varie guerre contro differenti invasori, anche le orchestre di ottoni hanno origine militare. Qui storicamente l’esercito era formato da contadini e, dunque, strettamente legato al popolo. Alla fine del XIX secolo i soldati smobilitati portarono gli ottoni nelle bande dei loro villaggi e cominciarono a suonare con la gente. Guča rappresenta tuttavia solo il momento più alto del connubio tra i serbi e la tromba in un misto di allegria e di tristezza. Stojić spiega: «Da noi le orchestre di ottoni suonano per la nascita dei bambini, per il loro battesimo, quando i ragazzi vanno a fare il militare, quando ritornano, quando si sposano, per l’inaugurazione della nuova casa, quando ci sono le feste popolari in cui si balla e canta, ma si suona anche nei funerali, accompagnando il morto nel suo ultimo viaggio. In questo modo la tromba è divenuta parte integrante della vita dei serbi».

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Gvozden Rosić, 42 anni, è un contadino di Rti, villaggio a 5 km da Guča. Come le altre, anche l’orchestra di Gvozden, “Tromba d’Oro” 2001, viene chiamata nei momenti importanti della vita della gente della sua regione. Troviamo Gvozden in un impressionante funerale, come viene ancora celebrato solo in alcune parti della provincia serba. Dopo la preghiera del pope Gvozden e la sua orchestra entrano in scena, stavolta suonando musica funebre. Il trattore traina un carretto con sopra il feretro sulla mulattiera che dalla casa del defunto si inerpica verso il cimitero del villaggio. Davanti alla processione ci sono la croce, dei dolci e l’onnipresente šljivovica. Subito dietro Gvozden e i suoi compagni. Al termine della cerimonia funebre tutti i partecipanti mangiano e bevono, sulla tomba del defunto.

La Serbia di oggi

La Serbia sta faticosamente cercando di uscire delle tragedie degli anni ’90: nazionalismi, guerre, i lunghi anni dell’embargo internazionale, iperinflazione, centinaia di migliaia di profughi, emigrazione massiccia di giovani laureati, l’omicidio del Primo Ministro Zoran Đinđić nel 2003, il problema del Kosovo. La crisi economica e sociale si fa sentire sia nelle campagne che a Belgrado, dove i segni dei bombardamenti “umanitari” della NATO del 1999 sono più evidenti. In questi anni i mezzi di comunicazioni occidentali hanno affibbiato ai serbi un’immagine estremamente negativa che ancora persiste.

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Il regista Stefano Missio ha subìto il fascino di queste tradizioni ed ha cercato di presentarne un’immagine diversa nel documentario Trubačka Republika (La Repubblica delle Trombe, 2006). «Abbiamo girato per tre anni in Serbia, sia durante il festival che nella vita quotidiana», racconta Missio. «Ci interessava capire l’anima di questo popolo attraverso le orchestre di ottoni. Con il perdurante ostracismo nei confronti dei serbi, la musica e le tradizioni popolari costituiscono una valvola di sfogo ed al tempo stesso uno dei pochi contatti con l’esterno».

Paradossalmente, se per i serbi è ancora molto difficile ottenere un visto per viaggiare in Occidente, la loro musica tradizionale attraversa invece le frontiere. Queste melodie sono divenute famose in tutto il mondo grazie soprattutto alle magiche atmosfere ricreate dai film di Emir Kusturica accompagnati dalle colonne sonore di Goran Bregović. Underground, la sua opera più famosa premiata con la “Palma d’Oro” a Cannes nel 1995, si apre proprio con un’orchestra ingaggiata per un’allegra celebrazione di due amici nelle strade di Belgrado all’alba del 6 aprile 1941, poco prima del tragico bombardamento nazista sulla capitale serba.

La polemica figura di Goran Bregović

Quelle stesse atmosfere nella loro versione più genuina e verace si rivivono proprio a Guča, dove Bregović si è per cosí dire “ispirato” per le musiche che da allora porta nei concerti ai quattro angoli del mondo. Ma è sul serio Bregović l’autore di quelle composizioni? «Se in calce c’è la sua firma, allora vorrà dire che l’autore è lui…» risponde scherzando Dimitrije Golemović, professore all’Accademia di Belgrado e già Presidente della Giuria di Guča. «Nell’arte popolare non esiste un solo autore: molti individui apportano qualcosa e così il prodotto artistico vive. Allo stesso modo, Bregović prende una composizione, aggiunge qualche elemento, a volte le parole, e si va avanti».

guca2009 14 foto dane(foto Dane)

Infatti Bregović possiede i diritti di queste composizioni, soprattutto Kalašnjikov e Mesečina, le melodie di Underground sicuramente le più popolari oggi a Guča. Secondo Slobodan Salijević, dell’omonima orchestra anch’essa tra le più premiate del Sabor, Bregović dopo averli ascoltati a Guča arrivò fino alla casa dei Salijevići nel villaggio di Prekodolac per chiedere loro aiuto. Sarebbero stati proprio Slobodan e il suo defunto padre Osman a comporre musica e testo di Kalašnjikov e le melodie di Mesečina, le cui parole furono successivamente aggiunte da Bregović. «E alla fine lui va in giro per il mondo a dare concerti e noi, i Salijevići, non siamo neanche citati», si lamenta Slobodan.

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Nell’ex Jugoslavia Guča rappresentava un piccolo festival in cui i serbi potevano cantare alcuni dei propri temi tradizionali senza essere considerati nazionalisti, ma negli ultimi 10-15 anni l’importanza di questo tipo di musica nell’immaginario collettivo serbo è aumentata a dismisura. Se prima delle guerre degli anni Novanta la cultura urbana belgradese arricciava il naso di fronte a questa musica popolare, successivamente Kalašnjikov e Mesečina sono prepotentemente penetrate nell’identità culturale di una parte della società locale. Una delle ragioni è sicuramente da ricercarsi nell’isolamento fisico, economico e culturale della Serbia durante i lunghi anni dell’embargo internazionale e successivo. Un passo importante in questa sublimazione avvenne durante le imponenti proteste popolari contro Milošević nell’inverno 1996/97, in cui queste canzoni costituivano la colonna sonora non ufficiale delle manifestazioni.

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Grazie a questo processo, nonostante i due temi siano di origine gitana, oggi a Guča i serbi le ballano e cantano come patrimonio della propria nazione. Allo stesso tempo però, sono in molti a criticare i film di Kusturica che presentano all’estero un’immagine della Serbia come «un paese di zingari».

Stranieri e gitani

In questi ultimi anni si è registrata una crescente importanza di Guča attestata anche dalla trasmissione in diretta nazionale del festival da parte della Televisione Nazionale Serba (PTC). Si continuano a notare magliette e gadget nazionalisti sempre di moda, ma si avverte anche un’apertura verso gli stranieri che arrivano sempre più numerosi.

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Inoltre, molti mezzi di comunicazione stranieri accompagnano ormai il Sabor. Continua Nika Stojić: «in questo modo la nostra piccola regione chiamata Dragačevo diventa per alcuni giorni la “Repubblica delle Trombe”. In quel periodo solo si parla di ottoni, si vive per la tromba e tutte le case sono piene di ospiti: il Sabor è ormai basilare per il turismo dei nostri villaggi. Tutti hanno un’orchestra favorita per la quale tifano ed è facile accorgersene allo stadio. Poi la festa dura tutta la notte, si beve un po’, si mangia, ognuno per la propria anima e secondo le possibilità».

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Sempre più presenti i visitatori stranieri, specialmente sloveni, italiani, francesi. Arrivano anche orchestre ospiti da altri paesi, tra le quali la Zlatne Uste, un’orchestra di ottoni balcanici proveniente da… New York. Uno dei suoi componenti, Emerson Hawley, racconta la sua felicità per essere di nuovo a Guča: «Eravamo venuti nel 1988, 1989 e 1990, prima della guerra, e siamo ritornati dopo tanti anni. Sentiamo come nostro qualsiasi posto in cui si suonino gli ottoni». Se la Zlatne Uste (“Labbra d’oro” in serbo) ha suonato nello stadio locale segnalandosi per l’interpretazione di tradizionali temi balcanici, secondo Hawley «la parte più emozionante è suonare tra i tavoli con la gente che ti paga, come è tradizione da queste parti. Non abbiamo bisogno di soldi, ma in questo modo si può veramente apprezzare il modo speciale in cui i serbi vivono quest’avvenimento».

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Nel 2006 le orchestre ospiti arrivavano da Francia, Macedonia, Germania, Polonia ed Israele e hanno suonato il venerdì sera, subito dopo l’entusiasmante esibizione di Boban Marković, probabilmente il trombettista balcanico oggi più conosciuto. Nel 1984, ancora molto giovane, Boban si presentò per la prima volta a Guča suonando nell’orchestra dei Salijevići, con i quali successivamente partecipò nell’Underground di Kusturica. Ben presto formò un gruppo proprio con il quale ha vinto in varie occasioni i premi più prestigiosi di Guča. Già dal 2002 decise di non prendere parte al concorso ed ora vi suona solo come ospite. Dallo stesso anno il solista e vera attrazione dell’orchestra è suo figlio Marko, oggi 19enne. Nel 2006 Boban ha ricevuto il titolo di “Ambasciatore Ufficiale di Guča nel Mondo”.

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Fin dalle prime edizioni di Guča, Radovan Babić, Raka Kostić e Bakija Bakić furono i tre trombettisti che promossero gli stili delle storiche regioni della tromba che esistono ancora oggi: zlatiborsko-dragačevski (di Zlatibor e Dragačevo, Serbia Centro-Occidentale), vlaški (Serbia Orientale) e vranjski (di Vranje, Meridionale). Marković è di Vladičin Han, un villaggio vicino a Vranje nell’estremo Sud della Serbia, una zona in cui tutte le orchestre sono composte da gitani, al contrario delle altre due regioni, in cui i musicisti sono serbi. A Guča convivono dunque sia le orchestre serbe, più legate alla tradizione, sia quelle gitane, più sensibili alle influenze sudorientali e turche; il festival è uno dei pochi momenti in cui i rom sono apprezzati e non discriminati. Com’è facile immaginare, la maggior parte dei musicanti non sa leggere le note musicali e suona ad orecchio.

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Il momento più emozionante di Guča arriva il sabato con il fantasmagorico concerto di mezzanotte in cui 14 gruppi si esibiscono per tre ore e mezza. Poi, sempre nel campo sportivo del villaggio, la domenica pomeriggio si svolge il concorso con le migliori 20 orchestre del paese.

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«È incredibile: dopo aver ascoltato la tromba qui la prima volta uno vuole tornarci ogni anno!», racconta Radomir Planinčić Lale, di vicino Belgrado, che viene ininterrottamente a Guča dal 1985. «L’aspetto che più mi affascina è l’enorme massa di persone che partecipa a questa manifestazione. Si tratta di un posto molto piccolo, ma è carino e pulito. Tutti ballano, cantano, mangiano e bevono ma gli incidenti sono rari. Anni fa i giovani erano pochi, ma ora non si riesce a camminare da tanta gente che ci viene: è bello, poiché significa che i ragazzi ritornano alle origini e alla tradizione».

Le farmacie chiudono

«Negli ultimi anni siamo sopravissuti a molti avvenimenti particolarmente negativi», spiega il 26enne Dušan Babić, laureato in italiano. «Il loro peso è caduto specialmente sulla nostra generazione che non era preparata. Ora sappiamo quello che non vogliamo, ma ancora non conosciamo quello che realmente cerchiamo». La trascinante allegria dei serbi si libera in una serata in una kafana, il tipico ristorante taverna, come nell’apoteosi di Guča. In entrambi i casi in un momento come questo la festa è, per reazione, ancora più grande. Continua Dušan: «nella permanente incertezza che avvolge il paese Guča è il posto ideale per dimenticare temporaneamente i problemi: qui regnano l’anarchia e la libertà più sfrenata».

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Si racconta che a Guča durante il Sabor le farmacie chiudono perché a nessuno servono le medicine. Questa è una festa che cura qualsiasi nevrosi: qui le persone si sfogano ed eliminano gli aspetti negativi della vita quotidiana, che in Serbia non mancano, e si caricano di energia positiva. È l’effetto di Guča, che in un fine settimana diventa la “Repubblica delle Trombe”. Peccato che duri solo pochi giorni.

[Quasi tutte le foto si riferiscono all’edizione di quest’anno]

Se qualcuno fosse ulteriormente interessato, veda anche quest’articolo di Osservatorio Balcani con un’intervista a me e Stefano.

Comments

  1. da Nuovi Cittadini, Luca e la seria amministrativa Caterina, si congratulano per il blog.
    (era ora…ma il resto, quando?)
    Caterina già si vedeva sui tavoli mimetizzata con le balkanjie locali.
    Esisteva un servizio di PS in caso di collass???

    • alessandrogori says:

      infatti, aspettavo anche voi a guča e invece niente neanche stavolta…
      avete fatto il passaporto nel frattempo?
      😉

  2. ove slike su ti super

    aca

  3. Der Jatta says:

    Dje si Majmune jedan!
    ajde vidimo se sigurno slece godine!

    • alessandrogori says:

      jebi ga, se ogni anno dici la stessa cosa, e poi invece sei in altri continenti
      😉
      dai che ci si vede anche prima bre.
      ziv!
      a

  4. Aleeeeee ove godine u Gucuuuu 🙂

  5. ubaci slike od ove godineeeeeeeeee 😉

  6. Salve, sto raccogliendo informazioni per il festival, forse puoi essermi d’aiuto:

    1) vorrei raggiungere Guca in moto, da solo. Corro rischi particolari? Sino ad ora non credevo ma mi giungono info non tanto tranquillizzanti (compreso l’aspetto alluvioni). Sai dirmi qualcosa di preciso?

    2) mi potresti consigliare un luogo dove alloggiare e mettere in sicurezza la mia motocicletta? Mediamente quanto vado a spendere?

    ciao e grazie

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