21 November 2017

Il giorno del Clásico. Ricordo di Manolo Vázquez Montalbán. Altri piatti interessanti. L’Udin spacca

Lunedì 29 novembre 2010

Dopo la giornata di ieri possiamo affermare che è stato saggio non far coincidere la partita con le elezioni, visto che tutta l’attenzione era ovviamente concentrata sulla politica.

Ieri ho pranzato in una famiglia di un amico. Classico pranzo domenicale mediterraneo, con orari decisamente spostati rispetto ai nostri: ci siamo ritrovati alle 14 per fare l’aperitivo in un bar, poi a casa verso le 15, altri aperitivi e chiacchiere con inizio del pranzo verso le 15:30.

Escalivada (peperoni, cipolla, melanzane, con olive e acciughe):

poi il piatto principale, combinando Mar i Montanya come si dice (le seppie con la carne, immerse in un sughetto molto invitante):

Poco dopo mi hanno chiamato dal Friuli per comunicarmi lo strepitoso risultato dell’Udinese: grande Udin e bravissimo Totò (alla faccia del ricorrente coro degli ultras friulani «Noi non siamo Napoletani»)!

http://www.youtube.com/watch?v=Fpi_sR4mDGM

Da noi stava nevicando e faceva già buio mentre qui, nonostante l’aria fredda, il panorama che si vedeva dalla finestra era questo:

Poi, tra dolce, caffè e ammazzacaffè, e quel fenomeno che si chiama sobremesa (sobretaula in catalano), cioè i discorsi che in occasioni come questa si stiracchiano piacevolmente, sono uscito da casa loro quasi alle 19. Non male.

Tra i temi toccati ovviamente anche il Barça-Madrid. Interessanti le affermazioni del padre della famiglia, culé [tifoso del Barça] da tutta la vita: «Perché soffrire?! Domani sera [stasera] invece di seguire la partita in diretta magari me ne vado al cinema, così rendo anche contenta mia moglie». Intendeva proprio che aveva intenzione di non sapere niente dell’incontro, per non patire troppo. Dovrà prestare attenzione a non sbagliare sala: il Clásico verrà proiettato in 73 cinema in 40 città dello stato spagnolo (a 10 euro). Stasera la partita andrà in onda sulla piattaforma a pagamento Gol Tv e chi non la possiede dovrà cercare un’alternativa.

Ricordo un anno fa, si giocava il Barça-Madrid proprio in questo stesso periodo; anche allora ero qui a Barcelona, ma non avevo trovato il modo per entrare allo stadio: riuscire a scovare un posto in un bar per vedere la partita fu davvero un’impresa, soprattutto attivandosi tardi come capitò a noi.

Un’altra amica proprio oggi partiva per lavoro per la capitale e diceva: «Speriamo che il Barça vinca. Preferisco che mi insultino dopo una sconfitta del Madrid che non che mi prendano in giro per aver vinto».

Com’è noto, il Barça-Madrid rappresenta molto più di una partita, si tratta anche di uno scontro politico tra la Catalogna e il centralismo di Madrid, le cui radici risalgono alle dittature spagnole del XX secolo, di Primo de Rivera e di Francisco Franco. Molti anni fa ebbi l’onore di intervistare Manuel Vázquez Montalbán nella sua casa di Vallvidrera. Lo scrittore, intellettuale e gourmet era tra i più appassionati sostenitori del club, ma rappresentava anche una voce critica a tutto campo, compreso quello calcistico. Fu durante la dittatura franchista che il significato sociopolitico del FC Barcelona aumentò considerevolmente. «Il Barça rappresenta l’esercito, disarmato e simbolico, che la Catalogna non ha mai avuto», confermava Vázquez Montalbán.

La frase secondo cui «El Barça és més que un club» [è più di un club] si sente così spesso da suonare quasi retorica. Anche se la situazione è cambiata, rimane ancora il modo più conciso ed efficace per spiegare un fenomeno così complesso come quello del FC Barcelona. In nessun altro paese un club di calcio ha acquisito una tale trascendenza simbolica, politica e sociale. Grazie a questa circostanza, durante i suoi 111 anni di storia che si festeggiano proprio oggi, è riuscito ad identificarsi con l’intera Catalogna.

Il calcio divenne un importante pretesto nella disputa politica tra il centralismo spagnolo e la ribelle identità catalana. «Si sa che una vittoria del Real Madrid significava quella dello stato spagnolo, di Franco. Mentre se vinceva il FC Barcelona vinceva la diversità. Allora era molto chiaro: il Franchismo giocava a identificarsi con il Madrid. Nell’epica spagnola di fronte al mondo quella squadra, vincitrice delle prime cinque Coppe dei Campioni (dal 1956 al 1960), arrivò come un regalo per il regime».

Il Clásico di stasera è la partita dei record. Si calcola che circa 400 milioni di persone guarderanno la partita in tutto il mondo; non sono di più per la strana collocazione di lunedì e verrà seguito da 891 giornalisti accreditati, di 28 paesi (ormai è impossibile ottenere un accredito per chi non ha un mezzo di comunicazione importante alle spalle, com’è il mio caso).

Si affrontano due stili diversi: il Barça schiererà 8 giocatori della cantera, contro il solo Casillas per il Madrid. Ma si tratta anche dello scontro tra Cristiano Ronaldo e Leo Messi, i due ultimi Palloni d’Oro; in campo ci saranno 10 candidati all’edizione di quest’anno. Il capitano del Barça Carles Puyol ha alle sue spalle addirittura 21 Clásicos contro l’eterno rivale; a seguire Xavi e Casillas con 20.

Ieri l’arrivo del Madrid all’aeroporto del Prat è stato salutato da varie decine di persone con grida di ammirazione soprattutto (!) per Mourinho e Cristiano. Sarà sicuramente diversa l’accoglienza del tecnico portoghese quando entrerà in campo. Come molti probabilmente ricorderanno, Mourinho iniziò la sua carriera di allenatore proprio al Barça. Arrivò in Catalogna nel 1996/97 come interprete di Bobby Robson, che aveva coadiuvato allo Sporting Lisboa e al Porto. Anche per questo in una delle sue precedenti visite Mourinho venne apostrofato come «Traductor». Allora si comportava in modo molto diverso: nessuna delle persone che conobbero Mourinho nei quattro anni in cui visse a Sitges (sulla costa catalana) e in cui lavorò per il Barça avrebbe pronosticato che sarebbe divenuto così vincente e soprattutto così arrogante.

Negli ultimi giorni intanto ho ricevuto vari inviti a pranzo e cena a casa di amici. Oltre a quello citato, qui di seguito altre prelibatezze

crema di carote e zucchine:

coscia di agnello al forno con patate:

un’invenzione con spinaci, pinoli, formaggio fuso e tocco di confettura:

carne alla piastra:

innaffiata dal sidro basco a caduta:

Comments

  1. Il padre culè mi ha fatto ricordare i mondiali ’82 in cui Fred aveva un approccio analogo: “vedemmo” Italia-Brasile dalla spiaggia e in parte, nuotando, dal mare di Jesolo con l’effetto notevole di centinaia (o migliaia?) di persone che uscivano sulle terrazze di alberghi e condomini ai gol dell’Italia, compreso il 4-2 annullato.
    Buona partita per stasera
    K

    • alessandrogori says:

      si, c’era anche il caso di quel tipo con cui venivo a vedere l’udinese in B quando venivi anche tu.
      era nervosissimo; ogni tanto guardava dall’alto cosa succedeva ma poi non resisteva e tornava sopra i distinti a passeggiare nervosamente…
      g

  2. Elisuccia says:

    Io vado già sufficientemente controcorrente col Toro… in Spagna me ne fotto e tifo Madrid ( in tutti i sensi).
    Tiè!
    🙂
    p.s. mi hai fatto venire una voragine nello stomaco.. a quest’ora… disgraziato!!

    • alessandrogori says:

      ma dai, proprio con la juve di spagna?!
      che disastro… anche se immagino i motivi
      😉
      speriamo vi vada malissimo oggi,
      sto per andare allo stadio.
      ziv,
      a

  3. ale, quanto te la stai spassando?
    4-0 e non è ancora finita…

  4. esperando tu artìculo … porque no puedo leer los del marca.com!
    y ahora què dice “el traductor”?

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