30 March 2017

Ormai in Cile, Puerto Montt e l’inizio della (lunga) fine del mondo

Sabato 14 gennaio 2012

Eccomi a Puerto Montt. Anche se non è proprio un luogo bellissimo possiede il fascino dei posti di frontiera. Soprattutto si ha già la sensazione di Fin del Mundo, anche se alla vera e propria fin mancano ancora forse duemila km o di più. E poi siamo già (quasi) sull’Oceano Pacifico.

Il transbordador (ovvero il traghetto, della Navimag) è uno dei modi per unire Puerto Montt a Puerto Natales, vicino a Punta Arenas, proprio di fronte allo stretto di Magellano (che, come forse non tutti sanno, era un navigatore portoghese e si chiamava Fernão de Magalhães, da queste parti chiamato Magallanes).

Dicono che nel suo viaggio di quattro giorni il transbordador balli paurosamente nelle zone esposte alle correnti dell’Oceano, e per questo alcuni lo sconsigliano. Comunque tra diversi giorni da Punta Arenas in qualche modo dovrò tornare fino a qui, per poi riprendere il cammino verso nord, almeno questa è l’idea. Vedremo come.

In centro sorge il Club Alemán, com’è logico visto che i primi immigrati europei in questa regione, a partire dalla metà del XIX secolo, erano proprio tedeschi.

Tuttavia, subito dopo la frontiera non lontanissimi dalla città il benvenuto non era stato dei migliori, almeno come sensazione, con il cartello che annunciava la cittadina di Nueva Braunau… (in realtà venne fondata nel 1877 da coloni tedeschi provenienti non già dalla “famosa” Braunau am Inn in Austria, ma dalla Braunau in Boemia, allora abitata completamente da tedeschi e ora parte della Repubblica Ceca con il nome di Broumov).

Dedicata a Pedro Montt, Presidente cileno di inizio Novecento, dopo il devastante terremoto del 1960, negli ultimi anni la città è notevolmente cresciuta, anche grazie al nuovo impulso dato dall’industria del salmone (presente anche più a sud), raggiungendo i circa 160mila abitanti. Ma Puerto Montt rappresenta anche il punto di passaggio quasi obbligato per chi vuole recarsi verso le isole di Chiloé o il cuore della Patagonia cilena, sia con barche e traghetti o prendendo la famosa Carretera Austral che inizia proprio qui.

Ovviamente c’è anche l’emozione impagabile di trovarsi davanti l’Oceano, o quasi, visto che ci troviamo semplicemente sull’anfiteatro che rappresenta un’insenatura dello stesso.

Anche qui la passione è sempre la stessa.

Tra l’altro è appena uscita l’autobiografia dell’(ex) Niño Sánchez, ora chiamato da tutti Alexis.

Oltre al monumento agli innamorati,

il lungomare con un nuovo centro commerciale veramente pessimo, visibile quasi da qualsiasi posto in città.

Ma cercando bene si trova anche qualche scorcio interessante,

e quasi dei monumenti post moderni.

Nel porto turistico, sull’avenida Angelmó, si trova la classica feria di prodotti regionali, il sempre affascinante mercato del pesce,

ma anche sede di diversi ristorantini-bugigattolo su palafitte

in cui si cucina a vista

e si pranza davanti alle barche dei pescatori.

Ne scelgo uno a caso, tanto comunque si dovrebbe pescare bene. Capito alla Cocinería El Pingüino della señora Irene che, non sapendo scegliere, mi propone il jardín del mar, un festival di frutti di mare e quant’altro,

con anche il salmone locale.

Da leccarsi i baffi.

Domani sarà già ora di muoversi verso l’affascinante arcipelago di Chiloé.

 

Comments

  1. e che baruffe per Chiloè … fai tante foto per Manuela 😉

  2. filippo says:

    Sai ci sono stato ,se vai su facebook vedrai le mie foto;il mio sogno e aprire un ristrante -pizzeria,non lussuoso come dicono in chile;Rustico…che ne pensi?oltretutto io ho il diritto alla licenza,son osposato in cile!!
    ;

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