27 July 2017

Sudafrica on the road

Da Cape Town a Joburg, da giovedì 8 a sabato 10 luglio

A malincuore lasciamo la meravigliosa regione del Capo per ritornare lentamente verso Joburg. Con Gabriel alla guida, il viaggio sarà lungo, svariate centinaia di km, ma attraverseremo (purtroppo molto più rapidamente di quello che sarebbe necessario) alcune zone incantevoli, come la Garden Route e il deserto del Karoo.

Si parte prestissimo. Appena usciti da Cape Town ci rendiamo conto che anche qui, in periferia, esistono dei quartieri degradati di baracche, anche se non siamo ai livelli di altre grandi città sudafricane.

Seguendo la Strada Nazionale “N2”, la prima fermata è Mossel Bay, uno strano borgo sulla costa parzialmente rovinato negli anni Ottanta dalla costruzione di una grossa raffineria con annessa zona industriale. Si tratta forse dell’unica cittadina non degna di nota della Garden Route.

Ne approfittiamo per comprare il pesce da cucinare alla griglia per pranzo.

Ci dirigiamo verso il tranquillo villaggio di Herold’s Bay, ad una quindicina di km da George, il centro più importante della zona. Ora non c’è quasi nessuno, ma il villaggio è conosciuto come uno dei paradiso dei surfisti.

Stranamente (ma non sarà l’unica volta in questa zona) vicino alla spiaggia e nelle vie adiacenti non esiste lo straccio di un bar per bere qualcosa di fronte a tale panorama.  Qui tutte le scritte, anche quelle sulla spiaggia, sono in afrikaans.

Sulla discesa al mare si vedono molte casine, sia di villeggiatura che di quelle che affittano stanze.

Avevamo precedentemente contattato Mel, la tenutaria della “Dolphine view”, un posto molto tranquillo, tra i migliori alloggi provati in questo viaggio.

Fa parte dell’appartamentino per tre anche una terrazza con vista sull’oceano che sfruttiamo immediatamente per l’aperitivo.

Come in tutte le case sudafricane che si rispettino, neanche qui manca l’angolino dedicato al braai, la griglia,

che in questo caso usiamo per il pesce.

A pomeriggio perlustriamo ulteriormente la costa. Proprio in questa zona la nazionale francese aveva organizzato il suo quartier generale ma, spiega Mel, i transalpini non si sono mai fatti vedere; la popolazione locale, che li aveva inizialmente accolti con entusiasmo, se l’è presa a male. È andata meglio invece con i giapponesi, anch’essi residente nella zona, e che, tra l’altro, si sono fermati al mondiale più a lungo della Francia.

Altra fermata a Brenton on Sea, che fa molto “mare d’inverno”.

Si degusta un mate

sulla spiaggia pressoché deserta.

In un supermercato di Knysna recuperiamo quello che non eravamo riusciti a trovare a Città del Capo: le bistecche di struzzo per l’asado di domani, da accompagnarsi con Shiraz del Capo.

Rientriamo verso “casa” attraverso la vicina laguna, ormai all’imbrunire.

Al mattino di venerdì ci si sveglia con il bellissimo scorcio della “Dolphin View”.

Non che da qui si riescano a vedere delfini, ma la signora racconta che nelle sue camminate mattutine in riva al mare riesce spesso a scorgerli.

Si riparte abbandonando la costa e dirigendoci verso l’interno, in una delle parti che compongono il deserto del Karoo. Qui la strada è così dritta che sembra tirata con il righello

I paesaggi cambiano completamente. La vegetazione ricorda quella della Patagonia, anche se all’altra estremità del Sud del mondo mancano le montagnole che si vedono qui.

Appaiono anche gli allevamenti di struzzi (con cui ci rivedremo stasera).

Ad una fermata sulla strada

Su un palo si intravede una scritta e per un attimo penso che un friulano sia passato di qui, ma invece si tratta probabilmente della storpiatura di un nome.

In realtà il Karoo in toto compone un terzo del paese, ma noi ne attraversiamo solo una piccola parte.

A ora di pranzo raggiungiamo la graziosa Graaf-Reinet, «la quarta cittadina europea più antica del paese» come recitano le informazioni turistiche. Rivestì un ruolo di avamposto nelle battaglie contro i boeri e venne così chiamata in onore del governatore provinciale Van der Graaf e di sua moglie Reinet.

Il suggestivo hotel “Drostdy” è ricavato in quella che era la residenza del magistrato locale (landdrost).

Purtroppo oggi l’annesso ristorante è chiuso per lavori di ristrutturazione, ma almeno ci godiamo un caffè nel giardino annesso.

Molti gli edifici antichi, soprattutto nella strada principale,

efficacemente denominata Church street; qui le scritte sull’asfalto sono in afrikaans e in inglese.

Pranziamo al “Coldstream”, proprio di fronte alla chiesa.  Per me del delizioso agnello del Karoo.

A fianco del ristorante sorge il “Graaf-Reinet Club”, il secondo del paese ancora attivo. Fino a pochi anni fa ne potevano diventare membri solo gli uomini.

Suono il campanello e un gentile signore mi apre e mi fa visitare le sale adornate con trofei di caccia

e le tracce dei famosi buchi di pallottole sul bancone risalenti alle intemperanze degli avventori durante le guerre anglo-boere.

Riprendiamo il cammino.  All’ora del tramonto

le temperature scendono, soprattutto se ci si trova all’aperto.

Arriviamo a Colesberg, un paesino che sorge all’intersezione della “N9” su cui ci troviamo da stamattina, con la “N1”, la strada principale del Sudafrica che taglia trasversalmente il paese per unire Cape Town e Joburg.

Non è un caso che esistano una quarantina di alloggi qui. Ma non sono neanche le sette di sera e le sue vie sono già deserte. Graziose le vie su cui sorgono case basse abbastanza antiche.

Alloggiamo alla Gastehuis “Toverberg”,

il nome afrikaans della strana montagna piatta che sorge appena fuori dal paese.

E ci ritempriamo con il caminetto acceso.

Per poi iniziare con l’asado de despedida, visto che questa sarà l’ultima serata insieme. L’anelata carne di struzzo si scioglie in bocca e il Shiraz la esalta ancor di più.

Al mattino del sabato, l’ultima tirata.  Ci mancano 600 km per arrivare a Joburg, ma stavolta i paesaggi sono abbastanza uniformi.

Ci si imbatte in cieli particolari,

Numerosi capi di bestiame al pascolo.

Quando ci si avvicina alla megalopoli si ritornano a vedere i ghetti.

Poi, un autobus arancione a due piani pieno di olandesi con destinazione Johannesburg ci fa capire che il mondiale non è ancora finito.

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