21 July 2017

Tortel, un luogo unico al mondo

Lunedì 6 febbraio 2012

La destinazione di oggi è Tortel, un paesino fuori dal mondo che al posto delle strade e del cemento presenta delle passerelle costruite con legno di cipresso.

Intanto, prima di partire da Cochrane, gli ultimi graffiti contro le dighe.

Ieri ero riuscito a trovare uno degli ultimi biglietti per Tortel, dopo aver ricevuto informazioni sbagliate. Il bus di ieri è partito pieno, oggi avremo dunque anche dei reduci rimasti appiedati.

Mi avevano venduto il biglietto in un adicional (sembra sia lo scomodo seggiolino che scende tra gli altri posti). Al mattino l’autista mette tutti i bagagli sopra il tetto del bus.

Mi aspetto un viaggio sofferto, soprattutto sul ripio (sterrato) ma a sorpresa il mio posto, il 18, è normale. Il jefe ha probabilmente deciso di utilizzare il bus più grande.

Vista la presenza di tante persone, contrariamente alla norma in questi giorni, cerco di telefonare per prenotare alojamiento e bus successivo, ma a Tortel nessuno risponde. La gentile signora che mi ha venduto il biglietto del bus e chiama dal suo cellulare mi spiega che a Tortel esistono solo due telefoni e secondo qualcun altro funzionano solo dopo le 20.

La strada non è spettacolare come nel tratto precedente, il percorso è accidentato e con molta polvere, solo qualche lago spunta ogni tanto.

Circa a metà strada l’autista si ferma e ci concede 10 minuti. Faccio conoscenza con vari cileni: Maritza y Jorge, padre e figlia di Santiago, Óscar con la moglie di Rancagua, Eliseo che sta lavorando nella zona e ha il finesettimana libero. Nessuno si conosceva prima d’ora ma questo viaggio accidentato avvicina.

Dopo pochi km altra fermata, stavolta non voluta. Stanno lavorando sulla strada, dovrebbero spargere della terra con una pala meccanica che però ha un problema tecnico. Non sembrava che si sarebbe risolto in breve, invece aspettiamo solo una mezzoretta scarsa.

Dopo tre ore arriviamo nella piazzetta di Tortel, unico luogo accessibile alle auto, una specie di Piazzale Roma locale. Scendendo dal bus un’altra sorpresa: ritrovo i ciclisti torinesi incontrati alcuni giorni fa, anche se ridotti da quattro a tre. Tra l’altro hanno deviato fino a Tortel su mio consiglio. Insieme a loro scopro che sul bus c’era anche Barbara, una ragazza di Este trapiantata da tempo in Inghilterra con cui si erano precedentemente conosciuti in un campeggio: feste varie. Non so se per via della crisi, ma sono gli unici italiani incontrati finora.

Uno strappo alla regola, foto di gruppo con ¡Patagonia Sin Represas!

Tortel

Finalmente vediamo la meraviglia di questo villaggio di pescatori sull’estuario del fiume Baker (quello delle dighe), con la sua acqua lattiginosa a causa dei sedimenti dei ghiacciai che la alimentano.

Anticamente era il regno degli indigeni Kawashkars, pescatori e navigatori in canoa, poi estinti.

I coloni arrivarono solo nel 1955. Venne così chiamato in onore di Juan José Tortel, un corsaro di origine francese che aveva combattuto con i cileni a Valparaíso.

Secondo il cartello avrebbe solo 507 abitanti (chissà se viene aggiornato con frequenza).

Fino al 2003 non esisteva ancora la deviazione della Austral e l’unico modo per raggiungere Tortel era tramite quattro ore di barca da Puerto Yungay.

Ancor oggi, a parte qualche mese dedicato al turismo, l’economia si basa sull’utilizzo dei cipressi, con i quali sono costruite la gran parte delle passerelle del paese,

che collegano le casine abbarbicate su varie colline.

Ora sotto il sole stanno fervendo i lavori per una specie di passerella “anulare” che colleghi tutto il lungomare, la costanera.

Ma il villaggio è molto esteso, e le passerelle lunghissime. Qui quella che arriva fino all’“aeroporto”.

Esiste anche una camminata che porta in cima al monte che sovrasta Tortel,

da cui le viste sono meravigliose, sia sull’estuario,

che sulla baia lattea del Baker,

e sulla stessa Tortel.

Tornando in paese,

la solita plaza de Armas,

la chiesa.

Un ricordo del prete di origine italiana Antonio Ronchi (pronunciato Ronci, sic), molto attivo da queste parti.

La tranquillità invita alla lettura.

Isla de los Muertos

Da qui si possono raggiungere in barca (non economicissima) alcuni ghiacciai, ma la classica escursione è alla Isla de los Muertos, dove si trovano alcune tombe senza nome che risalgono all’inizio Novecento.

Mi aggrego al gruppo di cileni ormai affiatatissimo che ha trovato un’imbarcazione per la Isla.

Al ritorno effettuiamo varie deviazioni, il solito bestiame al pascolo vicino all’acqua.

Un torrente di acqua limpidissima,

che si immette nel Baker che sembra invece latte.

La barca è molto carina, un piccolo cabinato tutto in legno costruito dal proprietario che ne va molto orgoglioso.

All’interno una perla, una cucina economica che viene usata d’inverno per scaldarsi ma anche per l’acqua calda per il mate, o per cucinare.

Ci avviciniamo a una zona sabbiosa in cui la barca si incaglia. È Eliseo che scende a spingere, sicuramente un caso più unico che raro.

Pranzi e cene

Mangiamo a “Sabores Locales”, dove un’altra Maritza diciamo che non sprizza proprio simpatia da tutti i porti. Sveniamo dalla fame, non abbiamo neanche pranzato e i tempi sono lenti, com’è ovvio, ma anche una birra ghiacciata tarda ad arrivare. Alla fine un piatto di pollo, in teoria al vino bianco.

La padrona racconta che in paese c’è un tipo che una volta al mese raggiunge in barca l’isolatissima Puerto Edén, situata su un fiordo e toccata dal servizio settimanale del Navimag, altrimenti unico suo contatto con il mondo.

Miglior sorte troviamo al “Rincón del Ventisquero”,

dove la signora che lo gestisce spiega che venne qui molti anni fa dalla regione di Santiago dopo aver conosciuto e sposato un uomo di Tortel. Ci arrivò a sorpresa e le piacque moltissimo, ora anche se separata non pensa proprio muoversi da qui.

Ottimo il salmone,

e la torta al mango.

Oltre alla particolarità di non avere strade e auto, Tortel rappresenta un’isola in cui il tempo scorre in un’altra dimensione. La signora conferma che ci sono solo due telefoni fissi, uno in un albergo, l’altro nella municipalità. I cellulari non esistono, «forse li metteranno quest’anno» aggiunge. L’elettricità arriva solo all’imbrunire, quando in teoria inizia a funzionare anche il wifi libero per tutto il villaggio (anche se proprio oggi non funziona).

Al tramonto si continua verso le passerelle più lontane,

verso la spiaggia.

Ormai il sole è sceso.

Di notte la baia sembra un piccolo presepio.

Ritorno al mio alojamiento e trovo un messaggio di Little Italy. Barbara, Maurizio, Michele e Lorenzo, anche loro alloggiati lì, mi hanno lasciato una radio che i ragazzi usano per comunicare tra di loro in bici con un biglietto: dicono che sono andati a cena e di farmi sentire se voglio raggiungerli. Geniale.

Ormai è troppo tardi visto che stanno tornando anche loro, ma passiamo lo stesso qualche tempo a chiacchierare e a gustare la bomba inventata dai torinesi: mate e tè insieme (!).

Domani fino a Villa O’Higgins, l’ultimo paese della Carretera Austral.

Comments

  1. giuseppina says:

    che apesaggio bellissimo. dev’essere l’unico posto al mondo che ha tutte queste passarelle, e non strade. Bellissime foto Ale. Tanti saluti da Cape Town, ora 33C.

  2. evviva la bomba dei torinesi!! e grande Ronci il missionario!!

  3. bre, non mi lamenterò mia più dei tuoi ritmi di scrittura! se non altro quelli del sito… ; ) per il resto possiamo parlarne…
    buona “austral”! e saluta padre ronchi… deh-eh-eh…

  4. hola querido amigo, veo que me has incluido en tu pagina, y que no te olvidas de los amigos chilenos… espero que aun recorras estas tierras y que disfrutes mucho, un abrazo y que Dios ilumine tu camino en donde quiera que estes.

    Eliseo ( el que empuja el barco)

  5. Increíble Tortel, un lugar muy mágico

  6. preciosos lugares, la naturaleza, los ríos, la gente, (aunque hay excepciones…jajaja), el aire invitan a recordar y pensar en volver siempre ha lugares virgenes que nos transportan a otra dimensión. especialmente cuando se crean lazos de amistad….
    bellas las fotos.

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