24 March 2017

Dalla Dalmazia a Punta Arenas

Domenica 4 marzo 2012

Già dalla fine dell’Ottocento Punta Arenas ospita una nutritissima comunità croata. In altri tempi veniva chiamata jugoslava, ma ora evidentemente i tempi sono cambiati. In realtà si tratta di dalmati, anzi il 97% delle persone proveniva dall’isola di Brač.

I primi arrivarono a metà Ottocento all’epoca della grande corsa all’oro, che in realtà durò ben poco, ma si fermarono lo stesso, anzi furono raggiunti da famigliari e amici. Altri andarono a nord, nella zona di Antofagasta. Il momento di massima emigrazione fu tra la fine del secolo XIX e l’inizio della Prima Guerra Mondiale: sembra che nel 1914 i dalmati a Punta Arenas fossero addirittura duemila, ovvero il 30% degli stranieri e il 10% della popolazione locale.

Pare che tra le cause principali dell’abbandono così massiccio di Brač ci fosse anche la fillossera che, proprio in quell’epoca aveva irrimediabilmente distrutto i vigneti, una delle principali fonti di sostentamento dell’isola.

Già dieci anni fa, al tempo della mia prima visita, ero stato alla Hrvatski Dom (la casa dei croati), un edificio signorile proprio del 1914 in pieno centro di Punta Arenas; mi aveva ricevuto la Presidentessa della Comunità che mi aveva raccontato storie intriganti.

Questa volta, nel mio rapido passaggio in città, ritorno alla Dom e trovo il signor Mladen, occhi azzurri, colbacco (visto il freddo) in tinta e spilletta con scudo a scacchi (il simbolo patrio, la šahovnica). È l’ex tesoriere e mi spiega che i suoi erano originari di Omiš, l’altro polo della comunità (sulla terraferma non lontano da Spalato), ma che lui in Croazia non ha messo mai piede.

Rispetto a dieci anni fa tra i ritratti di importanti personaggi croati appesi nel salone, tipo Strossmayer, Kralj Tomislav, il Ban Jelačić e Stipe Mesić, è per fortuna scomparso quello del defunto presidente Dr. Franjo Tuđman con mimetica e ghigno inclusi.

Tra monografie e suppellettili, spiccano a sorpresa anche un librone illustrato sul fantastico monastero serbo di Studenica,

ma anche una placca della FSJ, la Federazione Calcistica Jugoslava,

probabilmente a ricordo dell’indimenticabile avventura della nazionale giovanile che proprio in Cile vinse i Mondiali Juniores del 1987 con una generazione di giovani che sarebbero diventati dei campioni. Come raccontato nel profilo di Prosinečki, funambolo e miglior giocatore del torneo, oltre a Robi ne facevano parte Zvone Boban, Davor Šuker ma anche Peđa Mijatović, Igor Štimac, Robert Jarni.

All’interno esiste anche un ristorante croato che presenta una parete con balconi fioriti e una composizione di pietra calcarea proveniente da Pučišća sull’isola di Brač.

Le istituzioni hanno ben oltre un secolo di vita e dagli anni Novanta il governo croato manda un professore di lingua che si ferma tutto l’anno.

In città sono molti i punti in cui si trovano tracce che hanno lasciato i dalmati, come la libreria Tomislav,

o la palestra/palazzetto Sokol.

Ma il luogo in cui cercare è il cosiddetto barrio (quartiere) croata, nella zona più antica di Punta Arenas composta soprattutto di tipiche casine in lamiera.

Proprio a ridosso della calle Croacia,

trovo anche la Escuela República de Croacia,

e il palazzo Residencia Brzović, risalente al 1925.

Nel 2002 avevo visitato anche Porvenir (ovvero “futuro”), un tipico villaggio della Terra del Fuoco proprio di fronte a Punta Arenas con le solite case basse di lamiera e molte strade non ancora asfaltate. Fondato dagli stessi emigranti dalmati in un’insenatura che lo protegge dalle tempeste magellaniche, ha ora circa 5mila abitanti. Vi avevo ritrovato uno spirito speciale, con il tempo che sembrava che si fosse fermato. Mi spiace proprio non poterci tornare in questo viaggio.

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