26 July 2017

Domani a Staranzano, il libro del nostro idolo

Giovedì 2 settembre 2010

Venerdì sera Sergione Tavčar, uno dei nostri massimi idoli,  presenterà in anteprima a Staranzano la sua opera omnia, il libro La Jugoslavia, il basket e un telecronista. La storia della pallacanestro jugoslava raccontata dalla voce di Telecapodistria.

Saremo sicuramente in prima fila a rendergli omaggio.

Nato a Trieste nel 1950 e voce storica di TV Koper/Capodistria con cui iniziò a lavorare fin dall’inizio delle trasmissioni nel 1971, il miglior telecronista in lingua italiana si fece conoscere negli anni Settanta e Ottanta quando il segnale dell’emittente slovena in lingua italiana si captava in tutto il nord Italia.

Telecronista sui generis, dallo stile schietto e amante della pallacanestro basata sulla tecnica, durante la sua carriera ci ha deliziato con migliaia di aneddoti e frasi scoppiettanti.

Un paio di anni fa mi sono recato a Koper/Capodistria a intervistarlo.

Tra le molte storie divertenti, mi raccontò questa:

La storia più imbarazzante di tutti i tempi accadde ai Mondiali di basket dell’86 in Spagna, durante la semifinale Unione Sovietica – Jugoslavia. Nella Jugoslavia giocavano i fratelli Petrović, che erano molto forti, ma a Madrid non li potevano vedere perché con il Cibona [storica squadra di Zagabria, ndr] prendevano sempre in giro il Real Madrid. E il palazzetto di Madrid faceva uno tifo sfegatato per l’Unione Sovietica, che era ancora CCCP: nessuno al mondo li poteva vedere, ma lì facevano il tifo per loro. C’erano due anelli, e noi avevamo la postazione alla fine del primo. A 47 secondi dalla fine con un canestro la Jugoslavia si trovava avanti di nove punti, la partita sembrava finita. Mi alzai in piedi e da lì vedevo tutto il pubblico del secondo anello e gli spettatori vedevano me: mi girai e feci un gesto dell’ombrello, ma proprio di grande gioia. Morale della favola, due palle perse, i russi fecero tre canestri da tre, si andò ai supplementari, dopo i quali vinse l’Unione Sovietica. Mi trovavo proprio in linea con le scale e tutte le persone mentre uscivano scendendo dal secondo anello mi guardavano, ridevano e replicavano con il gesto dell’ombrello. Ho subìto praticamente 1500 gesti dell’ombrello da parte di tutti coloro che se ne andavano. È stato un momento terribile. Mi hanno telefonato addirittura da Sports Illustrated per chiedermi se ero io il telecronista che aveva pianto dopo la partita, ma sono leggende metropolitane: così grave non era.

Ulteriori informazioni:

La notizia della presentazione del libro su bora.la.

Il sito di Sergio Tavčar.

Comments

  1. Ciao Ale! Complimenti per il nuovo blog.
    Pero devo tirarti l’ orecchio! Ti sei dimenticato del centanario del Corinthians, compiuto ieri! Giustamente durante la settimana che é stata anunciata la costruzione dello stadio Fielzão ad Itaquera( rione di San Paulo). Sara lo stadio della apertura del prossimo mondiale, in un terreno regalato dal comune al Corinthians 32 anni fa per la costruzione dello stadio( mai costruito finora). Te perdoo se escreveres un artigo sobre o glorioso S.E.R Caxias.
    Un abbraccio alla settimana prossima

    • alessandrogori says:

      oi caco, grazie per la dritta..
      appena riesco faro’ un pezzo sul Timão (sul glorioso S.E.R Caxias ancora e’ prematuro ;).
      ma allora vieni su? fatti sentire prima di partire. e manda pf le foto che ancora mi devi!
      a

Trackbacks

  1. […] famoso aneddoto del gesto dell’ombrello ai Mondiali di basket di Madrid ’86 [vedi la storia “Domani a Staranzano, il libro del nostro idolo”, in questo blog]: «Mi dispiace, devo proteggere i miei interessi per farvi comprare il […]

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