21 July 2017

Kustendorf e la Šarganska Osmica

Mećavnik, sabato 18 luglio

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Subito dopo Višegrad, appena passato il confine, si trovano due tra le località turistiche più visitate in Serbia. Questo il pezzo sull’apertura del villaggio di Kusturica.

Il 25 settembre 2004 il pluripremiato regista jugoslavo Emir Kusturica ha inaugurato il villaggio che ha costruito sulla collina di Mokra Gora, in Serbia Centrale, vicino alla frontiera con la Bosnia.

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L’idea era nata durante le riprese del suo film La vita è un miracolo, durate quasi due anni e che si svolsero proprio in questa regione. L’inaugurazione del villaggio ha coinciso con l’anteprima serba del film, avvenuta proprio qui.

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«Mi sono innamorato di questa collina di 700 metri, molto isolata, con intorno montagne di 1500 metri», spiega Kusturica. «Qui la natura è fantastica, la gente della regione non ha mai pensato di costruire qualcosa su quella cima perché aveva paura del vento, per cui l’ho fatto io». Per questo comprò 450 ettari della collina e nel giugno 2003 iniziò a costruire. Tre mesi più tardi la casa del sindaco, ovvero la sua, era pronta e Kusturica vi si trasferì.

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Ci troviamo in una bellissima regione della Serbia, a circa 250 km da Beograd. Passata Užice e prendendo la strada per la Bosnia, già da lontano si nota un’altura con sulla cima delle casine di legno.

Ai piedi della collina si trova il villaggio di Mokra Gora (Montagna bagnata), con il suo migliaio di abitanti. Qui Kusturica ha ambientato La vita è un miracolo, il film che racconta la storia d’amore tra un serbo ed una ragazza musulmana, proprio all’inizio della guerra in Bosnia (1992).

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Durante le riprese il regista utilizzò un gioiellino, la Šarganska Osmica (L’Otto di Šargan), un trenino speciale a scartamento ridotto costruito negli anni Venti in quello che si chiamava allora il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, per collegare Beograd e Sarajevo a Dubrovnik.

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Abbandonato da anni, tra il 1997 e 1998 furono gli stessi abitanti della zona ad iniziare i lavori per recuperare la strada ferrata. È diventata ormai un’attrazione turistica e ogni giorno può portare fino ad un centinaio di persone in uno spettacolare tragitto di 13,5 km, tra salite e burroni, passando per 22 gallerie, una decina di ponti, mentre disegna un “8” intorno alla montagna di Šargan. È la stessa ferrovia che costruisce Luka, il protagonista de La vita è un miracolo, che nel film la percorre con una auto con ruote speciali.

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Una volta terminato il film Kusturica si diede all’architettura. «Avevo una città, Sarajevo, che ho perso con la guerra», commenta il regista riferendosi ai problemi politici che ebbe durante il conflitto in Bosnia. «Decisi dunque di costruirne un’altra. Ovviamente si tratta di un’utopia, ma questa è la parte più intrigante».

Il villaggio si chiama Kustendorf, probabilmente per l’assonanza con Kustu o Kusta, i soprannomi del regista. Per ora è composto da 25 case e dalla chiesa. Nel sottosuolo c’è anche una sala cinematografica da un centinaio di posti.

Kusturica si mise alla ricerca di vecchie case abbandonate della zona, le comprò e ne utilizzò il materiale per costruire. «Il mio villaggio si lega alla vita della gente di montagna, genuina e semplice. Utilizziamo solo legname locale lavorato con tecniche tradizionali. Il villaggio è un sogno che arriva dal cinema: le 25 case esistevano 500 anni fa, questo significa che il sogno è ancora vivo».

Kusturica voleva creare una scuola di cinema ma gli dispiaceva abbandonare i chilometri di rotaie utilizzati per il film. «In questo villaggio tutto è al contrario: normalmente sono i cittadini che scelgono il sindaco, invece qui sono io a scegliere gli ospiti».

La sua idea è di usare questo spazio per seminari di cinema, musica, ceramica, pittura. Ma anche per alloggiare ospiti o amici, scrivere nuovi film, preparare i concerti della No Smoking Orchestra, ed è inoltre sede di un piccolo festival di cinema che si svolge a gennaio.

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«Il mio sogno è uno spazio aperto alla diversità culturale in cui si possa lottare contro la globalizzazione e l’appiattimento». Segondo Kusturica cinema ed architettura sono intimamente legati. L’idea di creare un film è molto vicina all’architettura», spiega il regista. «Il cinema possiede al suo interno un’architettura invisibile, e poi entrambi sono basati in un sogno ed entrambi stanno soffrendo di fronte all’estrema commercializzazione».

Questi effetti negativi si possono vedere sia in Serbia che Montenegro: «Due città, Zlatibor e Budva, sono i migliori simboli per capire il periodo 1990-95 nel nostro paese. In quei due posti denaro di dubbia provenienza fu investito nello spazio archittettonico e rappresentano la completa mancanza di gusto e la perdita di proporzioni».

Per Kusturica anche il cinema ha perso la definizione di spazio. «Il dinamismo ormai si riduce alla dittatura di Hollywood, invece l’eleganza di Visconti ed il barocchismo di Fellini furono le mie ispirazioni cinematografiche più importanti. Si può capire che nei film di Fellini esiste una profonda architettura, con diversi piani, fino al tetto».

L’obiettivo del regista è difendersi dagli effetti nefasti della globalizzazione, sia nel cinema che nell’architettura. «Sappiamo che la globalizzazione è inarrestabile, in tutti i campi: tutto è in vendita per uccidere l’identità. Non so come potremo preservarla, ma dobbiamo lottare per tentare di farlo».

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