23 March 2017

Oggi Roma-Cluj di Champions. Il turbolento recente passato della città della Transilvania romena

Martedì 28 settembre 2010

Oggi, per il secondo turno di Champions, la Roma riceve i romeni del Cluj, la squadra romena che già due anni fa aveva creato seri grattacapi ai giallorossi e, sotto la guida del furlàn Maurizio Trombetta, aveva espugnato l’“Olimpico” (1-2).

Nel 2001 avevo visitato Cluj Napoca (Koloszvár in ungherese), interessante città di 300mila abitanti della Transilvania romena. Si trattava di un periodo molto particolare. Queste le impressioni di allora.

Cluj e il Sindaco Funar

Dall’arredo urbano sembrava fosse in corso una perpetua festa nazionale romena. Bandiere esposte copiosamente, addirittura sui cassonetti dell’immondizia e nelle panchine dei parchi, in ogni angolo ci si imbatteva nel giallo, rosso e blu, i colori nazionali romeni. Gheorghe Funar, allora sindaco di Cluj, cercava di trarre beneficio dai timori di una parte della società romena che si sentiva in pericolo di fronte all’esistenza e alle richieste della comunità ungherese locale, lanciando provocazioni ai circa 60mila ungheresi della zona.


A Cluj la situazione si presentava ancor più complessa: la città era stata la capitale della Transilvania sotto l’Impero Austro-Ungarico. La piazza principale (Piaţa Libertăţii) è dominata dalla cattedrale ungherese con, di fronte, la statua del re ungherese Mattia Corvino (Hunyadi Mátyás). Funar la ribattezzò Piaţa Unirii (“dell’Unità”, della Transilvania con la Romania) e ridusse la scritta «Matthias Rex Hungarorum» a «Matthias Rex».

La Cattedrale ortodossa si trova nella piazza dedicata ad Avram Iancu, luogo deputato alle manifestazioni di piazza. Il sindaco Funar aveva fatto costruire una statua di questo avvocato e rivoluzionario romeno, pretendendo che fosse più alta di quella ungherese.

Anche qui il processo di sistematizazzione organizzato dal dittatore romeno Nicolae Ceauşescu aveva precedentemente creato rilevanti trasformazioni sociali. Negli anni il regime trasferì qui migliaia di persone da altre regioni, come conseguenza il 40% degli attuali abitanti non è nato in città. Erano soprattutto questi i concittadini ricettivi al messaggio nazionalista del sindaco, eletto per tre mandati, al potere dal 1992 al 2004. Secondo il professor Ovidiu Pelican, «non lo votarono solo gli ex-contadini che vivono ora nelle periferie della città, ma anche abitanti del centro, addirittura alcuni studenti. Evidentemente le scenografie, i monumenti, i concerti gratis, la festa della birra ed altri eventi che Funar organizzava avevano successo e non si teneva conto del suo lato nazionalista».


Tra le due comunità comunque esiste sempre un solco di divisione. «La mancanza di comunicazione tra le due culture è storicamente radicata», sottolineava il professor Levente Salat. «Per esempio non esiste nessun dizionario accademico ungherese-romeno». Le due lingue sono profondamente diverse, con il romeno di radice latina e l’ungherese appartenente alla famiglia ugro-finnica.

Allora gli intellettuali più prominenti di entrambe le comunità di Cluj, importante città universitaria, non partecipavano al dibattito politico, espropriato da Funar e dalla sua combriccola. Esistevano praticamente due città: «Una tradizionale con livelli di coesistenza e forme di comportamento proprie, e l’altra costituita da coloro che votavano il sindaco e sensibili al suo messaggio politico».

All’epoca il voto nazionalista stava crescendo: nel 2001 il partito di estrema destra nazionalista e xenofoba România Mare (La grande Romania) ebbe molto successo e alle elezioni presidenziali del 2000 il suo capo Corneliu Vadim Tudor fu sconfitto solo al ballottaggio dal candidato uscente Ion Iliescu. Poi anche Funar fece il suo tempo. «Funar non migliorò le condizioni di vita e nel 2004 fu sconfitto da Emil Boc», spiega il giornalista Dan Tăpălăgă. Il nuovo sindaco è stato poi rieletto nel 2008 e ora la situazione è tornata ad essere più “normale”.

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