30 March 2017

Semifinale di Coppa Davis: la Serbia, il paese del tennis

Venerdì 17 settembre 2010

Tra oggi, venerdì, e domenica 19 alla “Beogradska Arena” si disputerà la semifinale di Coppa Davis tra Serbia e Repubblica Ceca. L’altra semifinale si gioca a Lione tra Francia e Argentina.

Pochi anni fa la Serbia era diventata il paese del tennis. In un momento di bassa marea del basket (vera gloria nazionale) e durante la ventennale abulia del calcio, dal nulla sono fioriti tre fantastici giocatori: Novak Nole Đoković (classe ’87) tra i maschi, e le ragazze Ana Ivanović (anche lei dell’87) e Jelena Janković (’85) si sono affacciati alla ribalta mondiale.

Non si sa come sia potuto accadere, visto che in Serbia non è mai esistita una tradizione tennistica (salvo Monika Seleš, nata a Novi Sad da famiglia ungherese, ma che prese ben presto la cittadinanza statunitense) né, men che meno, delle strutture adatte, anzi, questi ragazzi sono cresciuti durante i durissimi anni segnati da embargo, disastri, guerre e bombardamenti. La famiglia di Nole possedeva un ristorante a Kopaonik, l’unico centro sciistico serbo nel sud del paese, non lontano dal Kosovo, regione in cui sono nati il papà e la zia di Nole.

Đoković è stato il primo serbo a vincere un torneo del Grande Slam (Open d’Australia, 2008), poi seguito da Ana, prima finalista (2007) e poi vincitrice (2008) del Roland Garros e diventata Numero Uno al mondo dopo il ritiro della Henin, a cui è succeduta Jelena, anche lei per qualche tempo Numero Uno e finalista degli Open degli Stati Uniti (2008, sconfitta da Serena Williams)

L’effetto è stato devastante: improvvisamente l’intero paese ha iniziato ad appassionarsi al tennis. Durante i campionati più importanti la Serbia si fermava e, dopo i loro trionfi, i tre ragazzi erano attesi da una folla in tripudio di fronte al Parlamento.

In pochissimo tempo nel paese sono fiorite le scuole di tennis questo sport è diventato un fenomeno di costume. Nello scorso gennaio ho intervistato a Trieste il giovane regista serbo Vladimir Paskaljević, figlio di Goran, uno dei più importanti cineasti dei Balcani. Vladimir ha vinto l’ultimo “TriesteFilmFestival” con il suo primo lungometraggio, Đavolja Varoš, “Borgo del Diavolo”, ma il titolo si riferisce a una località turistica nell’estremo sud della Serbia, vicino a Kuršumljia. Il film racconta una serie di storie che si intrecciano nella Belgrado di oggi, usando proprio il tennis come filo conduttore, quasi una metafora per raccontare il paese.

Lo stesso Paskaljević mi spiegava: «Quando Ana e Jelena erano tra le prime al mondo e Nole vinse il titolo a Melbourne, il tennis era divenuto molto popolare in Serbia. Mi ricordo di una storia in cui una persona perse il lavoro per vedere tutta la notte gli “Australian Open”. Il tennis mi sembrava come Đavolja Varoš, un luogo in cui accadono cose positive e attraverso cui si riesce a vincere le difficoltà della vita reale».

Ora non è più lo stesso. La bella Ana arrivata all’apice ha scoperto che esisteva altro fuori dal tennis, non è più riuscita a fare i sacrifici necessari per una sportiva di altissimo livello e naviga ora lontana dalle prime posizioni (ha chiuso il 2009 al 22º posto). Jelena è afflitta da continui problemi alla schiena che un giorno dovrà decidersi di operare. Nole è l’unico che continua a tenere alta la bandiera: anche se Nadal è ancora lontano, arrivare in finale a Flushing Meadows sconfiggendo Federer e tornando Numero Due al mondo non è da tutti.

Il grande Đoković ha anche costruito di tasca sua un centro per il tennis a Belgrado, vicino alla confluenza tra Sava e Danubio dove organizza ogni anno il Belgrade Open.

Nello scorso marzo la Serbia ha sconfitto gli Stati Uniti nei quarti di Coppa Davis e in questo fine settimana si svolgono le semifinali: Nole, insieme all’altro talento serbo Janko Tipsarević, con Nenad Zimonjić e Viktor Troicki nel doppio, cercheranno di conquistare la finale per la prima volta nella storia.

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