18 November 2017

Il mistero di Vicente Musto

Martedì 13 novembre 2012

Vicente (o forse Vincenzo, chissà) Musto era un genovese. Un errante. A 11 anni si trovò tra le mani il libro “Il milione” di Marco Polo. Abbandonò la sua casa e con pochi averi si imbarcò come mozzo su una nave. Non si seppe più niente di lui. Salvo quando, 40 anni più tardi, si ebbero sue notizie in America Latina.

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In Argentina ebbe contatti con una parte della comunità italiana e con l’argentino Roberto Arlt, che aveva conosciuto in Iran, molti anni prima. Si pensa si sia occupato di scienze occulte. Si interessò alla cabala e all’alchimia.

Chi lo ricorda lo presenta in modi completamente opposti: come un uomo allampanato, cinico e reticente agli incontri. Ma anche come ottimo oratore, una persona semplice e rispettosa e con un’intelligenza straripante.

Il suo passaggio in Argentina fu segnato dalla permanenza in un quartiere suburbano chiamato Banfield. Si conosce qualcosa al riguardo grazie al bimbo, oggi anziano, che ricorda quello che Musto stava allora progettando. Fu proprio laggiù che iniziò a scrivere il suo “Saggio sull’invisibilità”.

Nel 2004 qualcuno comincia a mettere insieme le tessere di un mosaico ancora in ricostruzione. Si pensa che Musto abbia scritto 7 quaderni, uno trovato a Llallagua (Bolivia), un altro rinvenuto da poco da un ricercatore delle migrazioni africane nelle Americhe che ha scovato il manoscritto conservato in una comunità garífuna in Belize.

Era stato il disegno persiano della copertina ad attirare la sua attenzione; fece delle ricerche sull’immagine e da quell’elemento iniziò a ricostruire i primi pezzi della sua storia: i 4 quaderni ritrovati presentano lo stesso disegno, inclusi quello di Banfield, il primo ad essere ritrovato (conservato nel museo americanista di Lomas de Zamora in Argentina), e quello che si trova nella chiesa di Iquitos (Perù).

Nei quaderni le storie di viaggio si mescolano a grandi riquadri ritenuti all’inizio delle descrizioni di processi chimici; ora si specula invece che si tratti di un linguaggio crittografico in cui si riconoscono grafie persiane ed egiziane.

Due gli aspetti della sua vita che colpiscono di più: sembra si sia trovato allo stesso tempo in diversi luoghi e si ritiene che possa aver vissuto per circa 130 anni.

Vicente Musto continua a rappresentare un mistero. È sorprendente ascoltare l’anziano che lo conobbe quando sostiene che l’ultima frase che gli disse fu: sto per diventare invisibile.

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