26 March 2017

Un pensiero per Vittorio Arrigoni

Sabato 16 aprile 2011

Non lo conoscevo. Ma le notizie che hanno annunciato il sequestro di Vittorio Arrigoni e il suo successivo omicidio mi hanno scosso dentro.

Vittorio era un attivista dell’International Solidarity Movement, un movimento pacifista e non violento di resistenza al pesantissimo embargo israeliano nella Striscia di Gaza e all’occupazione militare della Cisgiordania. Sfidando il blocco navale, nell’agosto 2008 era giunto a Gaza. È questo uno dei luoghi a più alta densità del pianeta: un territorio di circa 40×10 km in cui vive rinchiusa e sotto stretto embargo una popolazione di circa 1,6 milioni di persone.

Arrigoni aveva seguito da vicino l’“Operazione Piombo Fuso” (dicembre 2008-gennaio 2009).

Ma accompagnava nella loro vita quotidiana i pescatori di Gaza che vengono spesso attaccati dalle vedette israeliane o i contadini vessati dalle forze dello stesso esercito.

Attraverso il suo sito e i video che filmava, Vittorio con molto coraggio cercava di testimoniare le misere condizioni di vita della gente comune nella Striscia di fronte a una costante e durissima oppressione. Per questo merita un profondo rispetto.

«Restiamo umani» era la frase, ormai famosa, con la quale Vittorio concludeva ogni suo pezzo da Gaza.

Stranamente Arrigoni è stato sequestrato e giustiziato da un gruppo salafita (estremisti in qualche modo riconducibili ad al–Qā’ida); stando almeno alla versione ufficiale, membri di Hamās, organizzazione che in teoria lo proteggeva, sono arrivati tardi al nascondiglio in cui era tenuto. Hamās dovrebbe controllare tutto quello che succede nella Striscia ma ormai non sembra essere così: sono sempre più attivi alcuni gruppi più estremisti critici verso l’organizzazione palestinese per non essere sufficientemente radicali nella lotta a Israele e nell’implementazione dell’Islam nei Territori. Forse l’omicidio di Vittorio, un bersaglio facile e visibile, è stato proprio un messaggio a Hamās.

 

Comments

  1. Anche io sono rimasto profondamente scosso da questa tragedia, e ti ringrazio per aver dedicato un pensiero sul tuo sito.
    Pensare che Arrigoni è stato ucciso da persone (“schegge impazzite” si dice…) parte del “suo popolo”, che cercava di difendere e a cui dedicava la sua vita, fa ancor più male.
    Mi hanno sorpreso le parole di Haniyeh che ha definito Arrigoni “un nostro martire”; frase che fa capire quanto l’attivista fosse integrato nella tessuto sociale di Gaza.
    Riguardo alle ultime righe del tuo articolo, penso che Hamas si ritrovi nella difficilissima posizione di chi, da sempre opposizione, una volta diventato potere istituzionale si ritrova a non avere più la stessa libertà di azione di prima, si deve giustamente imporre limiti e prendere maggiori responsabilità, esponendosi così alle critiche di chi la vorrebbe sempre movimento radicale.

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