24 March 2017

Il canale di Beagle, la pingüinera (II) e l’Estancia Harberton

Lunedì 20 febbraio 2012

Ormai il destino è chiaro: se dieci anni fa sono arrivato fino a qui a Ushuaia, l’obiettivo è ora un passo ulteriore verso Puerto Williams, il paesino che sorge a Sud della «città più a Sud del Mondo» invasa dai turisti. Ma questo accadrà domani. Intanto ho trovato un’escursione che mi era stata consigliata e che tocca vari punti sul Canale di Beagle.

Siamo in piena estate ma a Ushuaia continua a fare un freddo cane, ieri accompagnato da un vento che ti penetrava nelle ossa e una fastidiosa pioggerellina quasi gelata. Anche oggi le temperature sono basse ma il cielo si sta aprendo e si può apprezzare come ieri la neve sia scesa sulle cime intorno alla città.

Si parte a bordo di un catamarano,

e a sorpresa ritrovo a bordo Jean-Paul e Giuliana, la simpatica coppia franco-friulana conosciuta alla cioccolateria Laguna Negra.

Il Canale di Beagle non può non stuzzicare l’immaginazione. È nientepopodimenoche il canale naturale che unisce l’Oceano Pacifico da quello Atlantico, e già questa definizione fa presagire paesaggi affascinanti e avventure esotiche.

Lungo 280 km, prende il nome dall’imbarcazione agli ordini del comandante Fitz Roy che nel 1830 lo scoprì (o meglio, lo trovò visto che era già lì e gli indios Yagán/Yámana lo solcavano da tempo immemore). Tre anni dopo, nella seconda spedizione della stessa barca portava a bordo anche Charles Darwin.

Nel 1869 viene formata una missione anglicana guidata da Thomas Bridges. Quando nel 1886 il missionario rinunciò, ottenne dal governo argentino un territorio assai vasto dove fondò la Estancia Harberton, la prima nella Tierra del Fuego, che visiterò a pomeriggio.

Passiamo vicino alle isole Bridges, appartenenti anch’esse agli eredi della famiglia omonima.

Ci vivono colonie di cormorani,

insieme a leoni marini

che con i loro piccoli assumono simpatiche posizioni.

Ma sono proprio tanti.

Una strana passerella posta sulla prua del catamarano aiuta chi vuole scattare foto.

Ormai Ushuaia appare in lontananza.

Ci avviciniamo invece al faro Les Éclaireurs sugli scogli omonimi, così battezzati da una spedizione francese.

Costruito nel 1920, è ancora in funzione ma ormai in modo automatizzato.

La navigazione continua,

finché sull’isola di Navarino, che ci ha accompagnato tutto questo tempo a sud, appare il famoso Puerto Williams, dove mi recherò appunto domani. Sembra essere incoronata dai Dientes de Navarino, una serie di cime appuntite che costituiscono anche un selvaggio circuito alpinistico (o andinistico come si dice a queste latitudini).

Si prosegue ancora e appare la isla Martillo con lo spettacolo della sua pingüinera.

Niente a che vedere con i quattro esemplari osservati a Chiloé alcune settimane fa. Qui sono svariate centinaia, quasi tutti pinguini di Magellano (Spheniscus magellanicus).

Non è permesso scendere, ma il catamarano arriva vicinissimo e li si può quasi toccare.

Anche perche gli animali non sono assolutamente spaventati dalla presenza umana, anzi continuano nelle loro attività come se niente fosse.

Chi si riposa,

chi osserva,

chi nuota facendo l’esibizionista,

chi grida,

chi va in giro da solo,

e chi in compagnia.

Ce n’è per tutti i gusti.

Ma è ora di ripartire.

Destinazione la deliziosa Estancia Harberton.

Come si diceva, creata nel 1886 dal reverendo anglicano Thomas Bridges, venne così chiamata in onore del paesino da cui era originaria sua moglie, situato nel Devon in Inghilterra. Bridges scrisse anche un dizionario della lingua yagán.

Ora il proprietario è Mr. Goodall, bisnipote di Bridges, che insieme alla sua moglie biologa hanno creato un percorso turistico sicuramente molto più redditizio rispetto alle consuete attività di una estancia cadute ormai in disuso.

Scelgo di accodarmi con la visita in inglese, visto che i partecipanti sono di meno. Tra i quali si trovano a sorpresa Biljana e Olja, una montenegrina e una serbo-montenegrina che dopo un corso di spagnolo a Córdoba (quella argentina, non quella spagnola…), prima di rientrare stanno visitando alcune attrazioni nella regione. Sicuramente da queste parti è più facile trovare friulani che montenegrini…

Forse anche a causa del basso livello dell’inglese della nostra guida, la visita non è organizzata benissimo.

Ma il posto è indubbiamente splendido. Mi ero anche informato per rimanere a dormire una notte qui, ma i prezzi sono proibitivi.

L’entrata dell’estancia.

Vecchi utensili nella parte abitata.

Resti di animali di grossa taglia.

Quella che era la falegnameria per costruire barche con un rapace impagliato.

Nel laboratorio si vedono arnesi da museo,

ma anche un antico modello (o forse prototipo) di lavatrice.

Alzandosi verso il bosco il panorama sul Beagle è meraviglioso, sempre accompagnato dal vento gelido che spazza queste zone desolate.

Anche una tomba anonima di un indigeno, si dice trovato morto nella zona.

Quelli che in altre epoche erano i servizi igienici…

Nell’attrezzatissima sala si può anche pranzare; oggi il piatto del giorno è tallarines (tagliatelle, scotte in verità) alla selvaggina.

Oltre, in un altro stabile la moglie biologa del proprietario ha organizzato il Museo Acatushún, dedicato allo studio della fauna australe. Nella piccola sala sono esposte ossa di diversi animali rinvenuti nella regione.

Ma il progetto va oltre: dei volontari passano qui alcuni mesi per pulire e catalogare.

Infreddoliti riprendiamo il cammino di ritorno verso Ushuaia (90 km), stavolta via terra in bus.

Anche se accompagnati dal solito ventaccio e da qualche goccia, per fortuna durante la giornata siamo stati risparmiati dalla pioggia che invece inizia ora a cadere più insistente.

Domani finalmente abbandonerò anche questa città fin troppo turistica per attraversare il Beagle e ritornare in Cile arrivando a Puerto Williams dove troverò ben pochi visitatori, almeno spero.

 

Comments

  1. pinguini uber alles!! ; )

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