27 July 2017

Il Perito Moreno, il ghiacciaio (IV) più famoso al mondo, e un incontro inaspettato

Martedì 14 febbraio 2012

Il famosissimo ghiacciaio Perito Moreno rientra sicuramente tra le meraviglie della Terra. All’interno del Parque Nacional de los Glaciares, con i suoi 250 kmq non è il più grande ghiacciaio della zona, ma è sicuramente uno dei più accessibili, vista anche la vicinanza con El Calafate.

Il bus dalla cittadina al Parco impiega circa un’ora e mezza. L’autista è la signora Cristina, molto simpatica, si ferma nei posti importanti e fornisce qualche spiegazione.

Nel percorso ci sono solo estancias in mezzo al niente,

ma anche rapaci appollaiati.

Cristina è un’entusiasta, viene spesso qui guidando gli autobus e non si annoia mai, neanche per strada.

Le nuvole sono basse e spera che piova: sono tre mesi che non succede e las lengas (altri alberi locali) sono quasi secche, il che aumenta anche il rischio incendi. Fa parte del cambio climatico, e la signora è preoccupata per i suoi nipoti.

Arriviamo all’entrata del Parco, dove si pagano i biglietti di diverso prezzo a seconda delle nazionalità: 40 pesos per gli argentini, 70 per gli altri paesi del Mercosur e 100 per gli stranieri.

Una volta entrati, dietro un cucuzzolo appare da lontano il Perito Moreno in tutta la sua bellezza,

anche se poi uno si gira e si accorge che si trova tra migliaia di persone.

Si può scegliere anche un giro di un’oretta in catamarano che ti porta molto più vicino e con una prospettiva diversa, molto più ravvicinata.

Il Perito è uno dei pochi ghiacciai al mondo in perenne espansione: continuamente cadono in mare dei pezzi provocando un frastuono indicibile accompagnato da una piccola mareggiata.

Se, come abbiamo visto in precedenza, la gran parte dei ghiacciai stanno retrocedendo inesorabilmente (come il San Rafael per esempio, che dal 1971 ha perso 16 km), pochi altri crescono.

Mi dicono che il più veloce è il ghiacciaio Iceberg, 700 metri al mese, ma si tratta di un’eccezione. C’è poi il Garibaldi, avanzato 2 km in 5 anni dopo che a lungo stava decrescendo. È in aumento dal 1929 anche il Pio XI, il più grande di tutta la Patagonia (seguito da Uppsala, Viedma e Perito Moreno) ma situato in una posizione difficile da raggiungere.

In molti luoghi piove ogni giorno e per il freddo spesso nevica: in cima alla montagna da cui si origina il Perito cadono ogni anno circa 60 metri di neve, che per accumulazione ricostituiscono il ghiacciaio.

Possiede un fronte di 50 m, con altri circa 100 m sottacqua. Avanza di un metro al giorno di media, su un dislivello di circa 2700 m. È stabile: lo spazio accumulato lo perde successivamente e dunque si trova più o meno nella stessa posizione da circa 20 anni.

Sul lago il ghiacciaio si muove, come un fiume di acqua solida in movimento. Si sente che è vivo, si modifica, cresce, avanza, perde dei pezzi. Sono fortunato (e attento) e riesco a cogliere proprio il momento di una caduta abbastanza importante di ghiaccio.

Esiste un punto in cui il ghiacciaio avanzando si attacca alla roccia, formando un lago. Col passare del tempo l’acqua inizia a scavare un tunnel nella parte sottostante.

Ora è appena iniziato, ma nelle prossime settimane crescerà sempre di più fino a che l’immenso arco di ghiaccio non terrà più e cadrà con una deflagrazione che sembra un’esplosione nucleare.

È un fenomeno che capita ogni 3-4 anni , viene ripreso da tutte le televisioni che aspettano pazienti il momento clou. Qui le immagini delle ultime volte in cui è capitato:

Il catamarano vale indubbiamente la pena, nonostante la solita idiosincrasia alle masse di turisti. Da lontano si vedono dei puntini: gente che cammina sui ghiacci.

Il ghiaccio è ricco di sedimenti e gli infiniti blu e azzurri derivano da un effetto ottico, con le molecole di acqua riflettono la luce.

Quando ci riprende per portarci alla vista frontale Cristina ironizza, dicendo a degli italiani che per fortuna non c’era Schettino a governare il catamarano.

Anche da sopra è imponente, si nota la lingua di ghiaccio che scende sinuosamente.

Dalle infinite passerelle sulle quali serpeggiano svariate centinaia di persone si ha la possibilità di apprezzare tutti i dettagli.

Il fronte,

con pezzi appena caduti e altri in bilico.

Un incontro inaspettato

Fa freddo e pioviggina. Una volta terminata la visita e aspettando l’orario prefissato del bus di Cristina per rientrare al Calafate, mi avvicino alla cafeteria, invasa da centinaia di persone con i miei stessi intenti. Cerco di scaldarmi con un caffè e con il tepore mi viene da sonnecchiare, nonostante il rumore continuo.

Per una volta (!) non ho proprio voglia di parlare con nessuno. Nella moltitudine due signore chiedono se si possono sedere vicino a me, al mio stesso tavolo. Per 20 minuti buoni parlano tra di loro, poi una va in bagno e l’altra, come da buone maniere in Argentina, attacca bottone. «Di dove sei? Ah, italiano; anche la mia amica ha il marito nato in Italia».

Sai che novità penso tra me e me, visto che metà della popolazione argentina trae le sue origini nel nostro paese. Ma poi arriva lei e le chiedo di dove, e… vedevo già arrivare la risposta: «di RIVO DI PALUZZA», in Carnia, a meno di trenta km dal mio paese…

Da non crederci, considerando quanta gente c’era al bar e la mia non predisposizione a parlare.

L’incontro con Ana María è stato molto emozionante, anche perché illustrato da molti dettagli della storia personale di emigrazione di suo marito Sergio.

Scopriamo addirittura che siamo arrivati con lo stesso bus; Cristina aspetta. Ancora increduli rientriamo al Calafate.

Domattina mi attende un altro trasferimento, verso Río Gallegos.

 

Comments

  1. E vai! Verso la Tierra del Fuogo, immagino! Salutami Ushaia (e gli zorros patagonici). Buon proseguomento, Alessandro!

  2. giuseppe says:

    Grazie mitico Alessandro!!! I tuoi diari di viaggio mi fanno sempre sognare! Alla prossima!!!

  3. La vista del Perito Moreno è emozionante già attraverso le tue foto, dal vero dev’essere veramente da brividi… Anche per i “suoni” (non mi piace chiamarli rumori…) provocati da un’entità così “viva”…
    Ma la maglia (o felpa) che mostri nella foto è tua o della signora Ana María?

  4. Riesci a doppiare Cabio de Hornos e arrivare all’Antartide? Ti invidio! Quando torni in Friuli dovrai relazionarmi di persona, magari in occasione di una serata serba… Ciao!

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