26 March 2017

Sul Navimag, con il brutto tempo tra fiordi e il ghiacciaio Skúa (VI)

Mercoledì 7 marzo 2012

Il grande traghetto Navimag salpa da Puerto Natales prima dell’alba mentre i passeggeri stanno dormendo. Avevano annunciato che già al mattino presto ci sarebbe stata la prima attrazione della navigazione, i canali più stretti del percorso (tra i quali il Santa María) in cui il capitano deve dimostrare tutta la sua abilità per farvi penetrare il bestione che comanda senza problemi.

Metto la sveglia prestissimo e, nonostante sia cotto dalle pochissime ore di sonno, riesco miracolosamente ad alzarmi. La sorpresa non è però gradita: il tempo è pessimo, le nuvole basse, fa freddo e pioviggina. Se continua così riusciremo soltanto a intravedere lo spettacolo attraverso i fiordi.

Oltre a me appaiono le ombre delle poche persone sveglie a quest’ora.

Anche in cabina di pilotaggio non sono molti.

La luce lattiginosa dei fari squarcia in qualche modo il grigiore.

Torno a dormire per un paio d’ore fino alla colazione, quando la spartana sala mensa si riempie all’inverosimile. Credo ci siano circa duecento passeggeri a bordo.

Fuori forse un pertugio inizia ad avanzare tra le nubi, anche se l’orizzonte rimane plumbeo.

Compagni di traversata.

A metà mattina il Capitano convoca tutti i passeggeri per darci delle direttive,

insieme a uno dei suoi aiutanti nei contatti con il pubblico.

Segue il primo pranzo (salmone), vicino alle grandi finestre della sala.

Fuori fa freddo e quasi nessuno rimane all’aperto. Un vero peccato, il tempo non aiuta proprio.

Ne approfitto per una siesta. La cabina è da quattro cuccette, con oblò ma con bagno esterno. Gli altri compagni sono Harm, un olandese in viaggio per qualche mese, Kevin un francese tifoso del PSG rimasto separato dalla sua ragazza rimasta in un’altra cabina, e un ragazzo di Santiago anche lui “transfuga” dal resto della famiglia.

Si attraversa il Paso Sobenes e il Canal Sarmiento. Il capitano (che non parla inglese) sembra un tipo simpatico.

Su quale nave al mondo si permette ai passeggeri di rimanere nella cabina di comando senza problemi e a qualsiasi ora?

Il tempo sta migliorando leggermente, anche se ci siamo persi i colori della parte precedente senza sole.

A bordo durante il pomeriggio si organizzano delle chiacchierate informative, oggi sui ghiacciai (in inglese e castigliano). Anche perché, grazie a una generosa deviazione, ci avviciniamo all’ennesimo ghiacciaio di questo viaggio.

Appare anche sulla cartina che aggiorna l’itinerario in tempo reale.

Si tratta dello Skúa, che praticamente “abbraccia” un vulcano.

Si trova sempre allo stesso livello e il suo spettacoloso fronte dicono sia alto 200 metri.

Abbiamo anche qualcuno che ci accompagna.

Effetti di luce.

Il solito gommone parte come sempre alla ricerca,

e torna con il solito ghiaccio,

per i liquori della sera, qui il celeberrimo pisco sour.

A malincuore ci allontaniamo.

Alla sera altre attività sociali, come la visione in mensa de La Marcia dei Pinguini.

All’inizio ero scettico, ma alcuni passeggeri mi hanno convinto a vederlo: un documentario strepitoso del National Geographic in cui si raccontano le peripezie di un gruppo di pinguini in Antartide.

A seguire, danze locali.

Domani ci aspetta una giornata che potrebbe essere complicata, con la navigazione in mare aperto (Oceano) senza la protezione di fiordi e canali.

 

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