24 July 2017

Valparaíso, la splendida (ma non per tutti)

Mercoledì 28 marzo 2012

Da tempo sentivo parlare di Valparaíso, una delle città più incantevoli del Cile. La posizione non potrebbe essere migliore, una bellissima baia circondata da colline sulle quali si sviluppano viuzze, casine colorate e scorci indimenticabili.

Come contraltare Valpo (così viene soprannominata), presenta anche delle zone povere e, dicono, pericolose. Si tratta dei quartieri del porto, ma anche di alcune colline con le loro favelas che ricordano lontanamente quelle di Rio de Janeiro.

Per questo motivo a qualcuno mette addirittura ansia. A me invece è piaciuta molto, forse anche perché avevo due guide locali che mi hanno introdotto alla città, il modo migliore per scoprire un luogo che non si conosce. Si tratta di Carlos e Marcelo, conosciuti nel famoso passaggio dalla fine della Carretera Austral verso l’Argentina, e rincontrati sul traghetto da Puerto Williams a Punta Arenas.

Tra le città più antiche del Cile, fu battezzata così dallo spagnolo Juan de Saavedra protagonista della prima visita di un occidentale nel lontano 1536, in omaggio al suo villaggio di origine (nei dintorni di Cuenca).

Porto più importante del paese, attirò molti immigranti europei di diversi paesi e possiede ora poco meno di 300mila abitanti. È anche sede del comando della Marina Militare, da qui infatti iniziò il sollevamento militare del golpe del 1973; da notare che sia Allende che Pinochet nacquero proprio a Valparaíso.

Da sempre la città ha attirato poeti, scrittori, artisti; anche Pablo Neruda aveva stabilito qui una delle sue residenze (divenuta ora un museo). Città universitaria, dal 2003 il suo centro storico è stato riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

L’architettura presenta una mescolanza di stili, da quello coloniale spagnolo al vittoriano, importato dagli immigrati britannici.

Vi arrivo  da Santiago con uno dei bus che in questo periodo estivo sono pienissimi. Devo addirittura aspettare un paio d’ore per prendere un mezzo, ne approfitto per un costillar de cerdo in una bettola vicino alla stazione.

All’arrivo proprio di fronte alla terminal sorge il moderno palazzo del Parlamento, una strana costruzione che accoglie il Congreso del Cile in un tentativo di decentralizzazione dalla capitale dopo il ritorno alla democrazia

Cerros

Carlos è di una cittadina non lontana da Valpo dove ha però studiato, mentre Marcelo è cresciuto qui ma ora fa l’insegnante in un’altra città. Sicuramente mi guideranno in un percorso meno turistico, preferendo viuzze e atmosfere ai posti più battuti. Ci incontriamo nella classica plaza Sotomayor,

nella zona portuaria con il monumento alle glorie marinare cilene (in questo caso alla battaglia navale di Iquique, risalente al 1879),

ma che presenta anche nuove strutture postmoderne.

Valpo è famosa tra l’altro per i suoi trolley bus (qui chiamati trolebuses), introdotti dagli anni Cinquanta,

ma ancor di più per i suoi cerros, le colline sulle quali si è sviluppata e che si dice siano addirittura una quarantina. I bus non ci possono arrivare e per raggiungerli con scorciatoia si può prendere uno dei 15 ascensori storici (ovvero funicolari) risalenti alla fine dell’Ottocento,

ormai dei reperti d’epoca,

molto suggestivi, quasi come a Lisboa o a Salvador da Bahia.

Questo parte da plaza de la Justicia e arriva nientepopodimenoché al paseo Yugoeslavo; forse mi trovo in uno dei pochi posti al mondo in cui siano rimasti certi toponimi,

con addirittura anche il Café omonimo.

Vicino, anche uno dei moltissimi murales che abbelliscono la città.

Anche qui l’immigrazione croata fu molto importante. Nel paseo si vede una casa storica della città, con tanto di šahovnica accennata sul muro.

Più avanti, sul Cerro Alegre, un’altra magione costruita da una famiglia croata, la Casa Antoncich, risalente alla metà dell’Ottocento.

Proprio di fronte, una delle costruzioni più strane della città lunga e stretta ritagliata in pochi metri.

Prendendo il non lontano pasaje Bavestrello ci si intrufola in un passaggio con una sorpresa,

da una porta esce un vassoio pieno di alfajores,

la prelibatezza ripiena di dulce de leche (in Cile chiamato manjar) che in Argentina si trova ad ogni angolo. Qui li producono artigianalmente e il pasticcere ci spiega che non ha un negozio, ma molti lo conoscono, suonano il campanello, lui apre la porta e li vende. Ottimi.

Le viuzze di Valpo sono piene di splendidi caffè, bar e ristorantini,

spesso stilosi,

artistici,

o comunque peculiari.

Non potevano mancare gli italiani, chissà se sono veri o malandrini

Anche le scale sono colorate.

Altri graffiti,

questo è la porta di un laboratorio artistico,

dipinto con fantastici scorci della città,

anche all’interno.

Ho l’impressione che anche le ragazze di Valpo siano più belle che nelle altre città.

È vero, si vedono anche turiste,

ma non tutte lo sono.

Intrighi elettrici.

Meravigliosi sono gli scorci sulle stradine, soprattutto quelle che portano al mare,

per non parlare delle casine colorate,

in tutte le salse.

Altri dipinti.

Indicazioni particolari,

ma anche invenzioni artistiche,

come questi due ragazzi seduti su una panchina verso il loro negozietto di prodotti naturali aperto in una specie di garage,

in cui si consiglia: «Spegni la televisione e vivi la tua vita».

Scendendo ancora, una strana “riserva ecologica”,

anche se poi è quasi impossibile trovare un posto in cui gettare una bottiglietta.

Anche qui, come a Chiloé, i cani controllano la situazione dall’interno delle case.

Una nuova prospettiva, da sotto a sopra.

La chiesa anglicana, fondata dagli immigrati britannici.

Si prende il fresco chiacchierando.

Nelle vicinanze del Café Turri, uno dei più antichi della città.

Passiamo vicino all’uscita di un altro ascensor, sempre dell’Ottocento.

Finalmente riappare il mare, con le attrezzature del porto.

In fondo, i palazzi di Viña del Mar, probabilmente la località balneare preferita dai santiaguinos, anche per la vita mondana e la vicinanza alla capitale.

Un alberghetto con vista e palma,

a fianco della Fondazione Lukas, al secolo Renzo Pecchenino, celebre caricaturista e umorista nato nel 1934 nei dintorni di Piacenza, emigrato con la sua famiglia in tenera età e scomparso nel 1988.

Altri scorci e piazzette,

interni di ristoranti,

uno dei tanti ostelli (pieni),

vasi artistici,

navi cilene,

e una scala a pianoforte dedicata al Tata Beethoven.

Da qui si vedono anche le parti meno turistiche della città,

quasi favelas abbarbicate sulle colline circostanti.

Altri ostelli colorati,

con le ennesime scene colorate sui muri circostanti.

Stiamo cercando la casa di un amico di Marcelo che ci ha invitato per un aperitivo, ma anche questa sembra una zona non proprio raccomandabile. La troveremo?

Comments

  1. Splendido reportage, Alessandro! Mi hai fatto tornare in mente i romanzi di Ampuero e del suo inimitabile detective Cayetano Brulé.

  2. Isabella says:

    wow che puntatona! e ora come si fa a tornare al lavoro!

  3. Excelentes fotos de Valparaíso!!! Espero que te haya gustado el city tour, jaja. Si algún día regresas por estas tierras no dudes en llamar. Saludos!

  4. mauricio says:

    abrazos alessandro excelentes fotografias

  5. Claudia says:

    …Meraviglioso!..sono cilena… ma più di quello…Portena del corazon!..il link regalo di un carissimo amico romano! che giro ragazzi!!…sono felice di rivedere la mia città ..quella città particolare…con dei tramonti che ti fanno sognare…con l’aria che profuma di sale…Sei stato fortunato ..in pochi riescono veramente a capire e ammirar questo posto…con l’architettura a macedonia…e quella di fortuna….le vie disordinate e piene di dipinti…l’anima del porteno che spruzza ovunque…Complimenti davvero per l’immagini…complimenti agli amici che hanno saputo guidarti…mi auguro che tu possa tornare ..come l’auguro anche a me…. la prossima volta pero devi mangiare en la Caleta San Pedro! il migliore merluzzo con insalata di pomodoro e cipolle accompagnato di un buon vino bianco!

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