27 July 2017

Villa Baviera, l’ex famigerata Colonia Dignidad

Martedì 20 marzo 2012

Credo fosse il 1985 quando sentii parlare per la prima volta della famigerata Colonia Dignidad e fin da allora mi ero ripromesso prima o poi di visitarla. Pensare alla Dignidad fa gelare il sangue ancor oggi, quando la sua condizione è cambiata sostanzialmente, i suoi capi non ci sono più e anche il nome non è lo stesso: ora si chiama Villa Baviera e si presenta come un villaggio turistico.

La Colonia venne fondata con il nome di Sociedad Benefactora y Educacional “Dignidad” e il suo capo indiscusso era Paul Schäfer, già medico nella Wehrmacht durante la Seconda Guerra Mondiale. Legato ad una chiesa anabattista nel dopoguerra, quando in Germania aveva dato origine a una casa per bambini in difficoltà, era stato accusato di pedofilia e probabilmente per questo motivo aveva cercato rifugio fuori dal suo paese.

Tra il 1961 e 1962 lo accompagnarono circa duecento coloni che, loro sì, si lasciarono alle spalle la difficile situazione che vivevano nel loro paese e vennero ad installarsi in questa regione.

In effetti all’inizio in quelle terre vivevano alcuni italiani di diverse regioni. La versione ufficiale è che le cose non andavano così bene e iniziarono a trasferirsi a Parral. Poi arrivarono i tedeschi e iniziarono a comprare le loro terre. Ci sono però altre versioni meno ufficiali…

La Dignidad era autosufficiente, la produzione era notevole, ma possedeva anche una centrale energetica e due piste di atterraggio. Fin da subito la Colonia iniziò a separarsi dalla normale vita del resto della regione e nonostante l’immagine idilliaca che cercava di presentare all’esterno, era organizzata secondo un regime autoritario guidato da Schäfer. I bambini venivano separati dai genitori, erano proibite le relazioni tra uomini e donne (e per questo ora a Villa Baviera manca praticamente una generazione), nessuno poteva uscire dal recinto della Dignidad senza il permesso del Capo e, evidentemente, nessuno era autorizzato a entrarvi, soprattutto giornalisti curiosi. Potevano farlo invece i residenti cileni della zona circostante per usufruire delle cure (gratuite) dell’ospedale locale. Nel frattempo Schäfer abusava sessualmente di minori.

Durante la dittatura di Augusto Pinochet (iniziata come vedremo nel 1973), la Dignidad divenne un centro di detenzione e tortura al servizio del regime militare. Si calcola che un centinaio di persone furono qui assassinate. Pinochet in persona visitò l’enclave nel 1974 insieme a Manuel Contreras, capo della DINA (la polizia segreta cilena durante quel periodo terribile) e amico personale di Schäfer.

Quando nel 1990 la dittatura terminò la Dignidad riuscì a rimanere chiusa nel suo isolamento, anche grazie agli appoggi che poteva contare tra i politici e soprattutto tra i militari. Nel 1997 Schäfer sparì, ma nel 2005 venne arrestato in Argentina ed estradato in Cile. Fu questo episodio che permise la fine della Colonia Dignidad, con la fuga di molti dei suoi collaboratori. Successivamente all’interno del territorio vennero trovate armi e munizioni in quantità.

Schäfer venne condannato a 20 anni per abusi sessuali e successivamente ad altri sette per possesso di armi. È morto nel carcere di Santiago nell’aprile 2010.

Rimasero circa 200 coloni che cercarono di effettuare un’analisi collettiva per superare il loro difficile passato.

Villa Baviera ora

Dimenticati gli anni difficili e dopo che i suoi abitanti si esposero in un mea culpa collettivo, dal 2007 Villa Baviera si è aperta al pubblico e si presenta come un complesso turistico.

Nel villaggio si producono vari prodotti agricoli che poi si vendono sia negli spacci del paese (Almacén Baviera!) ma che si possono trovare anche a Santiago e in altre città cilene.

Una birra artigianale, pane di diverso tipo, miele, formaggio prodotto dal latte locale, carne e insaccati, uova, torte e biscotti tutti con il marchio di Villa Baviera.

Si tratta di una specie di società per azioni i cui soci sono i suoi circa 140 abitanti.

L’immenso territorio della Villa, che si estende fino alle montagne circostanti per oltre 13mila ettari, rimane recintato,

una specie di zona privata alla cui entrata (dove sorge ancora una sbarra e un controllo!) si paga una piccola somma che viene poi scalata al momento di acquisti o consumazioni.

Al loro arrivo, i visitatori lasciano i mezzi in un parcheggio all’entrata del paese.

Il paesaggio è idillico.

Alcune zone non si possono visitare.

Molti turisti arrivano a Villa Baviera,

per assaggiare le specialità tedesche del locale ristorante Zippelhaus.

Durante i fine settimana viene messa in funzione anche una grande tenda per accogliere i visitatori.

Trovo un cittadino tuttofare di Villa Baviera che si presta volentieri a farmi da guida nelle varie sezioni del villaggio. È molto aperto e con un fortissimo accento tedesco mi racconta senza problemi anche dettagli sulla vita durante il difficile periodo della Colonia Dignidad (storie che scriverò in altra sede). Schäfer viveva in quella che è oggi la Casa di Rappresentanza,

sulla quale campeggia il simbolo della Colonia,

e che ospita anche alcune feste.

Si vedono ancora le finestre blindate della stanza in cui dormiva Schäfer,

anche da fuori; e l’ennesimo brivido corre sulla schiena.

Molti degli abitanti lavorano nei campi,

producono latte,

uova,

pane e torte,

mentre bambini biondissimi scorazzano per le strade di terra.

Questo era il famoso ospedale.

Scopro che oltre all’albergo che ieri sera mi ha salvato esiste anche un hostal.

Oltre cinquant’anni dopo la sua fondazione (2011) a Villa Baviera tutto sembra perfetto, la vita scorre apparentemente senza sussulti e quasi nulla fa presagire il doloroso passato della Dignidad.

Anche se poi, se ci si perde nelle zone limitrofe, si vede per esempio il recinto (ora aperto) che sigillava gli abitanti dentro il territorio della Colonia.

Se qualcuno te le racconta, le storie di quegli anni fanno rabbrividire. Ma è già ora di ritornare verso Parral.

 

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