25 July 2017

Il Museo dell’Apartheid

Joburg, mercoledì 16 giugno

Conturbante il Museo dell’Apartheid che abbiamo visitato oggi. Non lontanissimo dal “Soccer City Stadium”, sede della partita inaugurale e della finale, nei pressi di Soweto.

I biglietti sono delle cartine con scritto Blankes/Whites o eufemisticamente Nie-Blankes/Non Whites.

A seconda di quello che ci si trova per caso tra le mani, si usa una delle due entrate.

I due percorsi sono separati da grate che acuiscono la sensazione di sopraffazione, con grandi pannelli che espongono carte d’identità di cittadini comuni e cartelli di quegli anni.

Dopo un tortuoso percorso ci si rincontra con i compagni con cui si è entrati e da cui si è rimasti separati. Si rimane sicuramente spiazzati e rende l’idea della separazione (questo il significato di Apartheid in lingua afrikaans).

Si esce di nuovo all’aperto per percorrere un lungo rettilineo in pendenza in cui si trovano delle foto a grandezza naturale di abitanti attuali di Joburg. Sono i discendenti delle centinaia di migliaia di persone che alla fine dell’Ottocento arrivarono qui attratti dal miraggio della corsa all’oro, iniziata nel 1886.

I primi che ci arrivarono la chiamarono Gauteng («il posto dell’oro», in un misto di sotho con aggiunta di afrikaans), nome che ha ancora oggi la sua regione, che comprende anche Pretoria.

Sono impressionanti le colline di terra che si vedono nei dintorni di Soweto: sono ormai coperte di erba che sotto la strana luce del sole invernale di questi giorni, luccicano quasi fosse dorata.

Gli attuali sobborghi residenziali a est ed ovest erano precedentemente delle bidonvilles in cui convivevano lavoratori di origine diversa.

Prima di entrare nel museo vero e proprio si può ammirare il panorama dello skyline di Joburg.

Attraverso schede, oggetti, audio, video si ricostruisce esaustivamente la genesi e l’implementazione e la caduta transizione del sistema Apartheid. È estremamente difficile riassumere le sensazioni provate durante le oltre due ore del toccante percorso del museo: dall’arrivo degli immigranti a Joburg, all’imposizione delle Townships (zone in cui erano segregati esclusivamente i non bianchi),

alla messa in azione dell’Apartheid vero e proprio con le sue leggi, le susseguenti violente proteste,

la lotta per la liberazione, i soprusi, la lunga lotta politica per arrivare a forzare il regime al negoziato, le elezioni la difficile transizione, con la polemica Commissione per la Verità e la Riconciliazione.

Sconcertante una stanza dal cui soffitto pendono 131 cappi che rappresentano gli oppositori giustiziati dal regime.

È già storia, ma risale solo all’altro ieri.

In questo periodo viene anche presentata una mostra temporanea che presenta le varie fasi della vita di Mandela e della sua attività ed in cui la figura di Mandela appare in tutta la sua grandezza.

Impressionante uno dei video presentati: nel febbraio 1985 il presidente bianco Botha gli aveva offerto la libertà se avesse pubblicamente ricusato la lotta armata come arma politica della sua gente. Come risposta, mandò sua giovane figlia Zindzi di fronte ad una moltitudine a rifiutare l’offerta in sua vece, spiegando: «Quale libertà mi può essere offerta se l’organizzazione del popolo rimane bandita? Solo gli uomini liberi possono negoziare. Un prigioniero non può firmare accordi».

Un altro mostra il ritorno a Soweto al termine dei 27 (ventisette) anni di prigionia, avvenuta solo l’11 febbraio 1990.

Una bellissima foto ritrae la consegna del Nobel per la pace a Mandela e De Klerk (1993) vista alla tv dall’arcivescovo Desmond Tutu (che era già stato insignito dello stesso riconoscimento nel 1984).

Uscendo, ancora scossi, si rimane spiazzati vedendo che proprio di fronte al museo sorge un parco tematico

ed a fianco un immenso Casinò.

Comments

  1. ciao ale, deve essere stato davvero una bellissima esperienza…
    baci 🙂

    • alessandrogori says:

      mmmm, tizi, grazie per lo sforzo…
      mi sembra quando si dice di una ragazza che e’ molto simpatica…
      😉
      tu bene?
      baci,
      a

Lascia un commento

*