30 March 2017

5-0: a distanza di qualche giorno l’emozione è ancora grande

Sabato 4 dicembre 2010

È passato qualche giorno dall’epica partita di lunedì scorso al “Camp Nou” e le emozioni sono ancora molto forti. Il giorno successivo (martedì) sono partito dall’aeroporto del Prat e mai avevo visto così tante persone (soprattutto stranieri) con sciarpe e maglie del Barça. Le varie Botigues (i negozi ufficiali del club, sparpagliate in vari punti della città e anche in aeroporto) hanno sicuramente fatto affari d’oro.

L’eco è ancora lunga. È vero, con il 2-6 di due anni fa si vinceva la Liga, e qui il percorso è ancora lunghissimo: come spiegava Guardiola, si tratta solo di tre punti conquistati tuttavia il modo in cui il Barça li ha ottenuti rimarrà per sempre nella memoria di tutti. Mi auguro di riuscire a rivedere presto la partita in televisione, per riuscire ad apprezzare meglio quanto accaduto: ho l’impressione che l’esatta portata del 29 novembre la capiremo solo col passare del tempo.

Nel frattempo, Mourinho già venerdì è tornato in azione, affermando che va bene, hanno perso, ma che i giocatori scesi in campo nella sua visita precedente al “Camp Nou” hanno poi ricevuto le medaglie della Champions, e quelli del Barça no.

Non per niente la chiave è stata sicuramente il diverso approccio: mentre quelli del Madrid e soprattutto il suo allenatore parlavano continuamente, nessuno del Barça ha fatto dei commenti sugli avversari, volendo dimostrare solo sul campo il proprio valore. Uno per tutti Cristiano Ronaldo che dopo la precedente vittoria del Barça ad Almería per 0-8 ha dichiarato sprezzante: «Vedremo quanti gol faranno lunedì», sono stati cinque, ma potevano essere molti di più.

Uno dei momenti cardine è stato quando è partito il mosaico: di solito in quel frangente l’inno del Barça viene pompato dagli altoparlanti, ma per una volta dopo le prime strofe è stato tolto l’audio in modo da far cantare solamente i tifosi a cappella… da brividi.

Mi viene in mente l’intelligenza di Messi, reduce da dieci partite consecutive in cui aveva sempre marcato, ma che quando ha visto che non riusciva ad arrivare personalmente al gol, è indietreggiato mettendosi al servizio della squadra e sfornando assist, come i due passaggi per le reti di Villa. Anche questo aspetto spiega la sua grandezza e conferma che è senza ombra di dubbio il miglior giocatore del mondo.

Lo stesso Villa, che all’inizio sembrava fuori dal gioco è poi stato protagonista della doppietta che ha schiantato definitivamente gli avversari. Anche il Guaje aveva il dente avvelenato, per il suo trasferimento frustrato al Madrid alcuni anni fa; lo stesso Mourinho lo aveva poi denigrato. Anche così si spiega lo sfrenato entusiasmo di Villa: bellissima la sua corsa con scivolata in ginocchio sul secondo gol durante la quale si può notare la vena palesemente ingrossata sul collo…

Anche Pedro ha impressionato: pur non essendo una stella, ha ripreso il cammino imparabile dello scorso anno, è tornato a segnare con regolarità, ma soprattutto è sempre presente, in movimento continuo e molto convinto dei propri mezzi. Il giovane canario ha fatto sedere a lungo in panchina Thierry Henry (nella sua versione più sbiadita) e, per fortuna, ha fatto cambiare idea a quei dirigenti che volevano prendere il pessimo Robinho.

Sergio Busquets ha dimostrato una volta ancora il suo spessore calcistico. Alcuni amici non erano convinti di lui, ma dopo la partita di lunedì continuavano a ripetere: «Sembra impossibile, Busquets arrivava sempre su tutti i palloni!». Guardiola l’aveva lasciato a riposo nei due incontri precedenti per averlo a punto per l’incontro più importante della prima parte della stagione. In neanche due anni Busquets è passato dalla Terza Divisione col Barça B alla finale dei Mondiali, scippando il posto di titolare a un gigante come Yaya Touré, costretto a fare le valigie.

Tra i molti i pregi di Guardiola, importantissimo il fatto che Pep crede ciecamente nei giovani della cantera; la sua gavetta con il Barça B è stata sicuramente fondamentale: lunedì ben 8 titolari della formazione tipo del Barça erano formati in casa, oltre a Bojan e Jeffren entrati nel secondo tempo. Pazzesco.

Volendo trovare qualche aspetto negativo, Abidal ha mantenuto le posizioni difensive, anche se forse si potrebbe migliorare questa posizione con un altro giocatore; fino ad allora il “francese” potrà comunque funzionare. L’altro sempiterno punto di domanda è Víctor Valdés, che continua a non convincermi, anche se contro il Madrid ha salvato la propria rete in un paio di occasioni.

In difesa, Puyol e Piqué hanno dimostrato una volta ancora il loro livello altissimo e dopo l’eclisse di Maicon, Dani Alves è ormai il miglior laterale destro del mondo, centrocampista aggiunto, padrone della sua fascia. Si sta trattando l’allungamento del suo contratto e sembra ci siano dei problemi: come ha detto Guardiola in conferenza stampa, non c’è nessun posto in cui Dani si può divertire come al FC Barcelona. Speriamo si mettano d’accordo alla svelta.

Sembra impossibile che Iniesta possa mai perdere il pallone, che mantiene sempre incollato ai piedi, quasi fosse nato così. Si è visto quanto Don Andrés è mancato nel finale della scorsa stagione, soprattutto contro l’Inter, per la sua sapienza per il gioco tra le linee e la perfetta sociedad futbolística con Messi e Xavi.

Chiudo con quest’ultimo: sono ancora abbagliato dal centrocampista di Terrassa. Xavi è stato stratosferico, come spesso accade. IL metronomo del Barça, il perno del gioco della squadra, è lui che detta i tempi del tiki-taka; per lunghi tratti dell’incontro il Barça ha effettuato un gigantesco rondo, il cosiddetto torello: ragnatela di passaggi, durati tempi impensabili con i giocatori del Madrid ridotti a semplici spettatori. Raccontavo qualche tempo fa che Xavi è affaticato e a rischio di una tendinite: i giornali catalani segnalavano che dopo l’infortunio ai legamenti di quattro anni fa, dall’agosto 2006 fino alla finale dei Mondiali Xavi ha disputato 258 partite in 48 mesi, con una media di 5,375 partite al mese, 64,5 a stagione, corrispondenti a 22.000 minuti. Nelle ultime settimane è rimasto prudenzialmente a riposo in qualche incontro. Non si sa come farà il Barça quando non riuscirà più a tenere il ritmo. Non potendolo dividere a metà con Iniesta, anche lui grande protagonista della stagione, il mio favorito per il Pallone d’Oro è appunto Xavi Hernández Creus, arrivato alla soglia dei 31 anni alla piena maturità.

Qui di seguito alcune belle immagini di TV3 (la televisione pubblica catalana) della storica serata denominata «L’annichilimento del Madrid»: dall’arrivo delle squadre allo stadio, al riscaldamento, l’ambiente sugli spalti, i festeggiamenti dei tifosi catalani a Canaletes, fino agli insulti dei (pochi) madridisti ai loro giocatori all’aeroporto del Prat mentre stanno per partire. In realtà non tutti capiscono, per esempio qualcuno grida: «Benzema, svegliati» e lui saluta come se lo avessero esaltato.

http://www.youtube.com/watch?v=tG0dTK52doE

Comments

  1. “MANOTAZO A MOURINHO” è proprio un titolo efficace e godereccio!
    Adottando il suo medesimo “stile” sarebbe però stato meglio titolare “DEDAZOS A MOURINHO” con in foto cinque mani con altrettante dita medie in bella evidenza! 🙂

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