21 July 2017

A Madrid per il terzo Clásico. Alla conferenza stampa di Guardiola che per la prima volta contrattacca

Mercoledì 27 aprile 2011

Sono finalmente arrivato a Madrid per il terzo Clásico della serie, la semifinale di andata di Champions che si disputerà stasera al “Bernabéu”. Grazie a un colpo di fortuna sarò allo stadio, nel piccolissimo settore per gli ospiti blaugrana.

È stato quasi un miracolo essere sorteggiati per uno dei 2441 biglietti di cui il Barça disponeva come squadra ospite per i suoi tifosi (oltre a 610 riservati alle Penyes, i club di tifosi). Vero è che paradossalmente le richieste erano minori di quelle per la finale di Valencia in cui ero rimasto invece fuori senza tagliando: non sono in molti che vogliono venire in territorio nemico per essere insultati. Stasera vedremo cosa succederà.

Ieri intanto mi trovavo al “Bernabéu” per respirare l’aria del prepartita.

Fa impressione vedere il tempio merengue, situato nella famosa avenida de Concha Espina.

I biglietti sono ormai esauriti.

Qui i bagarini sono in azione, per ora chiedono come minimo 300 euro anche se si vedono già i cartelli con le offerte per i viaggi organizzati per la partita di ritorno.

I soliti personaggi strani.

Per fortuna, ispirati dalle gesta dei loro idoli, qui i ragazzini giocano ancora a calcio. Quale posto migliore per i classici “due tiri” se non sulla porta del proprio “tempio”?

Intanto, il negozio del club è stato già tappezzato con le immagini del Triunfo merengue

nella Copa del Rey di mercoledì scorso a Valencia.

A sorpresa riesco a entrare alla conferenza stampa del Barça. La sala è ovviamente strapiena.

Javier Mascherano è il prescelto per parlare prima dell’allenamento.

Il Capitano della nazionale argentina non dice molto, solo spiega che preferirebbe parlare di calcio invece che di tutto il resto.

Poi la stampa viene ammessa ai primi 15 minuti dell’allenamento sul terreno del “Bernabéu”.

Precedentemente avevo potuto comprovare che il terreno era stato innaffiato, come prevede il regolamento UEFA.

La Federazione Europea non fornisce invece indicazioni sull’altezza dell’erba e sembra che sia la stessa di 10 giorni fa. Come si ricorderà, nel primo Clásico Mourinho aveva lasciato l’erba più alta del solito e il campo asciutto e duro per complicare il gioco del Barça basato sul possesso palla.

La brutta notizia è che Iniesta ha subìto una ricaduta per una recente contrattura e giocherà. Si tratta di una grave perdita, proprio l’uomo decisivo tra le linee, lo stesso che era mancato l’anno scorso contro l’Inter. Guardiola dovrà decidere chi far entrare al suo posto, se andare sul sicuro schierando Keita o rischiare inserendo il giovane genietto (e incostante) Thiago.

Vedremo stasera. Intanto Puyol sembra recuperato.

Di fronte alle varie assenze in difesa (Abidal, Adriano) l’opzione più accreditata è confermare Mascherano al centro insieme a Piqué, e Capitan Puyol sulla sinistra al posto di Adriano.

In mezzo il solito Xavi sarà il direttore d’orchestra.

Si spera sarà nuovamente la serata di Messi, autore di 4 reti negli ultimi 3 incontri in questo stadio.

Il gruppo si riunisce,

sotto gli occhi delle telecamere.

C’è anche un volto conosciuto, ora tra i dirigenti del Real Madrid.

Pep intanto palleggia, forse per scaricare la tensione.

Dopo la finale di Copa del Rey Guardiola aveva spiegato che alle volte si vince o si perde una partita per questioni di centimetri, come per il gol giustamente annullato al Barça per millimetrico fuorigioco di Pedro. Qualche ora prima, nel centro sportivo di Valdebebas Mourinho aveva attaccato nuovamente Guardiola: oltre ad altre polemiche, il portoghese ha mal interpretato a proposito quelle sue dichiarazioni accusando il tecnico barcelonista dicendo che mai nel calcio si era visto un allenatore che critica l’arbitro per una cosa giusta.

Quando Guardiola entra nella sala stampa l’attesa è enorme.

E non viene defraudata. Ho il piacere di assistere dal vivo a quello che è stato forse il primo discorso al contrattacco di Guardiola dopo aver sopportato per settimane accuse e attacchi di Mourinho: per una volta gli ha risposto per le rime, sempre con molta ironia.

Dice che visto che gli ha dato del tu chiamandolo «Pep» ora anche lui lo chiama «José» e per farlo cerca qual è «la telecamera di José». Risate.

Inizia la filippica: «È la prima volta che lo faccio per rispondere al riguardo di frasi che non ho mai pronunciato. Abbiamo lavorato insieme per 4 anni e ci conosciamo. Mi sembra strano che lui creda alle parole riportate dalla stampa amica di Florentino Pérez e non a quello che dico io. Non voglio giustificare le mie parole. Ho fatto i complimenti al Madrid per la Coppa che ha vinto meritatamente di fronte a una squadra che io rappresento e della quale mi sento orgoglioso. No mi sono giustificato con l’arbitro e non l’ho mai fatto».

«Se vinceremo è perché avremo giocato meglio, se perderemo faremo loro i complimenti. Non vogliamo dare lezioni a nessuno, difendiamo il nostro stile di gioco che ha dato titoli e rispetto sia a noi che alla nazionale spagnola, ma ognuno gioca come preferisce».

«Loro sono uno squadrone con addirittura 7 attaccanti, con Ronaldo, Kaká, Di María, Benzema e gli altri. Noi fino all’altro giorno non avevamo neanche una Coppa Campioni, mentre loro ne hanno vinte addirittura 9. Nonostante questo e le nostre assenze siamo venuti qui con 12 canteranos e ce la giocheremo. Se vinceranno loro gli faremo i complimenti».

Risponde ad una domanda di un giornalista: «Credi davvero che in una semifinale di Champions i giocatori correranno di più per le parole di Mourinho?».

«Non mi permetterei di giudicare il modo di giocare di altri colleghi. Ho molto rispetto per Mourinho, è l’allenatore con più titoli, ogni volta che ci gioco contro o che vedo le sue squadre in tv cerco di imparare qualcosa sul campo. Fuori dal campo invece cerco di apprendere il meno possibile da lui».

«Fuori dal campo lui ha già vinto, come lo ha fatto durante tutto l’anno e lo farà sempre: gli regalo questa Champions particolare. Qui nella sala stampa lui è il puto jefe e il puto amo, e io non voglio competere su questo terreno. Non so farlo e non voglio farlo, ma ci vedremo sul campo domani alle 20:45». Grande Pep.

Alcuni giornalisti italiani presenti mormoravano: «altro che Allegri e Leonardo».

In serata ritorno verso la periferia di Madrid dove sono ospitato da amici: a loro il calcio non interessa e si dicono anzi sorpresi di come quest’argomento sia entrato prepotentemente nella loro casa negli ultimi due giorni, da quando sono arrivato. Quando racconto loro della conferenza stampa faticano a crederci: «San Pep che che contrattacca?!».

Stasera la risposta sul campo: prossima fermata, il “Bernabéu”!

Comments

  1. GRANDE Ales… sempre dove “conta” esserci, anche per il gusto di noi fedeli seguaci…
    Forza Barçaaaaaaaa!!!

  2. il Barça ha vinto. Alcune considerazioni a caldo, sul Barça ovviamente, del resto facciamo parlare Mourinho.
    Non mi sono piaciute le due esagerazioni sui falli presi da Pedro e Busquets nel primo tempo. Sono barcelonista anche perchè credo nella superiorità della bellezza del calcio giocato rispetto a tutto il resto del calcio.
    Mi è piaciuto il discorso di Pep in conferenza stampa (discorso che i catalani potranno raccontare ai nipotini), Afellay e l’infinito Messi!
    visca el Barça

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