25 July 2017

20 ore di bus fino a Bariloche e capodanno con cordero patagónico

Giovedì 5 gennaio 2012

Non ancora ripreso dal viaggio transoceanico mi attende la lunga tradotta da circa 20 ore fino a Bariloche, la celeberrima località di villeggiatura all’inizio della Patagonia dove un gruppo di amici si è già riunito per festeggiare l’entrata del nuovo anno.

In Argentina ci sono diversi tipi di autobus: pagando un po’ di più si può ottenere un coche-cama (anche se l’ultima novità è il tutto-letto, scritto così, in italiano): una categoria superiore in cui le poltrone, tre per ogni fila, diventano quasi orizzontali. In verità i prezzi in Argentina sono aumentati sensibilmente dalla mia ultima visita nel paese, tre anni fa, non solo per i trasporti.

Mi è toccato un posto davanti e sopra, con vista perfetta: la strada già ora è quasi senza curve, ma per la stanchezza accumulata sonnecchio già a pomeriggio.

Da alcuni giorni mi ero fatto acquistare un biglietto della compagnia “Vía Bariloche”. Da Morón (periferia di Buenos Aires) fino a destinazione il bus non effettua nessuna fermata per i passeggeri; vengono serviti i pasti come su un aereo, anche se il pullman non ne possiede certo la stessa stabilità.

Tra l’altro la marca del bus è “Marcopolo”: come già accennato in un articolo su questo sito riferito al Sudafrica si tratta di una nota industria brasiliana di veicoli il cui primo embrione venne fondato a Caxias do Sul (Rio Grande do Sul) nel 1949 da Paolo Bellini, allora 14enne. Suo nonno era arrivato nel 1885 dalla provincia di Mantova. Ora la “Marcopolo” è una delle più grandi fabbriche dell’America Latina.

Sta scendendo la sera, tramonto sulla strada.

Non si dorme benissimo, ma sicuramente meglio che su altri mezzi. Peccato per il solito film idiota sparato ad alto volume fino a mezzanotte.

All’alba il paesaggio inizia a cambiare. Il Río Colorado segna l’inizio della Patagonia vera e propria e si entra così nella Provincia del Río Negro. L’omonima valle è tra le più fertili di tutta la regione: la maggior parte della frutta qui prodotta, soprattutto mele e pere, viene esportata in tutto il mondo.

Qualche chilometro dopo Neuquén, la capitale della Provincia che funge da base per le varie attività agricole della Valle, la carretera si divide di nuovo. Lasciamo la 22 e prendiamo la 237, che si snoda verso sud-ovest, la zona dei laghi, Bariloche e le Ande. Al mattino mi introduco nel minuscolo bagno e dall’oblò vedo i caratteristici panorami della regione; siamo ormai quasi a destinazione.

Cerco di riprendermi con un caffè nel bar della stazione,

e mentre attendo chi verrà a recuperarmi l’occhio mi cade sul cartello che pubblicizza i panini del locale.

Dev’esserci un errore, di solito la Fugazzetta, con la u e con le zeta pronunciate come esse strascicate come si fa da queste parti, è una deliziosa specie di pizza coperta da un sottile strato di pasta e riempita all’inverosimile di mozzarella e cipolla.

Capodanno a Bariloche

Qualche tempo fa un amico ha costruito una spettacolare casina in mezzo al bosco, fuori città, e ogni fine anno convoca famiglia e amici per passare alcuni giorni insieme. Sono l’ultimo ad arrivare e mi trovo davanti una compagnia multinazionale composta da una ventina di persone provenienti da Argentina, Perú, Francia, Stati Uniti e addirittura Iran…

Se la sera del 31 è abbastanza tranquilla con una cena interamente composta da ingredienti locali sapientemente cucinati da Gabriel e innaffiata da ottimi vini, il piatto forte arriva sempre il primo gennaio: il famoso cordero patagónico.

Trattasi di un agnello locale (in questo caso due) che viene installato su una specie di croce metallica impiantata obliqua nel terreno, vicino al fuoco. Da tempo immemore era e continua a essere il metodo dei gauchos, coloro che tengono d’occhio le greggi nelle sconfinate lande di questa estesissima regione (e non solo) che per sfamarsi sacrificano uno o più agnelli, a seconda del numero dei commensali: grazie a questo sistema possono utilizzare sempre un fuoco solo, mettendovi le croci intorno.

Nell’attesa che sia pronto (circa quattro ore) viene in aiuto la solita parrilla (la griglia) per fortuna stavolta abbastanza tranquilla,

con l’altrettanto famoso choripan, la salsiccia sul pane.

Intanto il cordero continua a cucinare,

e a indorarsi e ad assumere colori peculiari quasi come in un quadro.

Poi si gira ed è quasi pronto.

Un meritato applauso a Gonzalo e Víctor, i due cuochi che anche quest’anno ci hanno preparato un agnello che si scioglie in bocca.

Comments

  1. Come direbbe qualcuno: FIGADO!

  2. Argentina. Il viaggio dei miei sogni. Al tuo rientro fatti vedere cosi’ mi racconti. Il tuo CAP.

  3. Pranzo da vegetariani!
    Anche un po’ da film de paura
    Buon anno e buon viaggio caro Alessandro

  4. cassele says:

    Ciao Alessandro, Otello mi ha chiesto di scriverti docendo “dì a quel vagabondo che poteva anche passare da me visto che era in paese, un tajut è sempre pronto!!”. Ti aspetta per la prossima tua visita e sinceramente potevi passare anche l’altro giorno, cerca di trovare 15 minuti per questi vecchi amici a noi fa piacere rivederti dopo tanto tempo, così ci confrontiamo sui chili in più. Salutaci quel bel paese e quando ti capita un boccone super pensaci, qui con quel ben di Dio tiriamo la gola!! Mandi!!

  5. Silvano says:

    Leggendo l’articolo i miei pensieri sono andati al viaggio fatto in Brasile assieme a tuo padre Paolo quando eri ancora un adolescente .
    In particolare mi sono ricordato i gustosi panini che mangiavamo nei chioschi a Rio de Janeriro , origliando la dolce melodia della lingua portoghese degli avventori locali.
    Un caro saluto a te e a Paolo se ai occasione di sentirlo.
    Ciao Silvano.

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