21 July 2017

O’Higgins, fine della Austral. La miglior empanada finora e Padre Ronc(h)i

Martedì 7 febbraio 2012

Parto in minibus da Caleta Tortel fino a Villa O’Higgins, l’ennesimo villaggio (500 abitanti) che è però l’ultimo della Carretera Austral. Dopo le emozioni vissute in questi giorni sta già entrando la nostalgia.

Stranamente a due biglietti per lo stesso bus hanno fornito due orari diversi, classica sfasatura del tempo in Patagonia.

Il mezzo è un minibus in cui entriamo in dieci, abbastanza stretti. Le condizioni della strada non sono le migliori e la polvere entra dalle finestre e dalle porte.

Il minibus è d’El Mosco e all’inizio non avevo capito che l’autista era il proprietario dell’omonimo ostello, dove molto probabilmente finirò a dormire. È un personaggio Jorge, gallego sul serio, di Santiago de Compostela, mille vite e mille avventure in giro per il mondo. Molte tempo fa visse anche per tre anni a Rovaniemi (la città finlandese situata sul Circolo Polare e porta della Lapponia, citata in questo pezzo) dove lavorava come tecnico dentistico. Dopo chissà quante e quali peripezie, da qualche anno è finito a Villa O’Higgins dove in 14 mesi ha costruito il suo bellissimo Hostal El Mosco (il nome deriva da un ghiacciaio lì vicino), il cui giardino ospita anche una vera sauna finlandese. Peccato non poterla provare.

La miglior empanada e di nuovo Padre Ronc(h)i

Quasi subito il minibus si ferma a Puerto Yungay, perché bisogna attraversare il fiordo Mitchell con uno dei tanti transbordadores che costellano l’universo della Patagonia cilena.

Ritroviamo i ciclisti torinesi, partiti stamattina da Tortel: persa la barca di mezzogiorno, hanno bighellonato aspettando quella delle 18. Ci foraggiano con degli ottimi lamponi raccolti nei dintorni.

Su loro indicazione scopro che nel “Kiosco El Peregrino”, che apre in concomitanza della barca, una signora prepara le migliori empanadas della zona.

Dopo aver assaggiato le classiche di carne, ne ordino alcune speciali per il gruppo, alla pizzaiola con formaggio, pomodoro e origano,

e ne seguo la preparazione.

La signora è rapidissima.

E le empanadas sono pronte in un batter d’occhio.

Intanto si sale sul piccolo traghetto.

Com’era prevedibile, l’empanada risulta fantastica.

Il traghetto trasporta solo un paio di mezzi.

Anche la barca è dedicata al Padre Antonio Ronchi (come si diceva, qui pronunciato Ronci). Nato a Cinisello Balsamo nel 1930, arrivò in Cile trentenne e, sostengono i locali, per 37 anni lavorò senza sosta nelle regioni più isolate di Chiloé prima e di Aysén poi. Con l’aiuto finanziario della Società Italiana e del suo Ordine, insieme ai coloni aprì nuove vie di comunicazione, costruì scuole, centri artigianali, stazioni radio e quant’altro. Morì a Santiago nel 1997 ma, come si è visto anche a Tortel, il suo ricordo continua a vivere negli abitanti della zona.

Dopo molti altri km di sobbalzi sulla pessima strada,

Jorge ci concede una sosta di 10 minuti,  anche per ammirare le bellezze del Lago con le sue stranissime nuvole.

Poco oltre un’altra fermata fuori programma e molto patagonica. Un tipo propone a Jorge delle possenti tavole di legno che il gallego si ferma ad analizzare.

Sembrano di ottima fattura, peccato che non ci sia posto sul pienissimo minibus; la prossima volta. Da notare che il posto (una casa) secondo la pratica locale prese il nome da Ricardo Vargas, il colono che per primo si installò qui. Il signore è suo nipote.

Villa O’Higgins

Un po’ sballottati e pieni di polvere arriviamo a Villa O’Higgins, un pugno di case su una strada sterrata giù in fondo a tutto,

con la solita Plaza de Armas (invero un po’ strana),

e la chiesetta che non può mancare.

Come non mancano i manifesti contro le dighe.

Venne fondato da inglesi all’inizio del Novecento, ma ufficialmente (da cileni) solo nel 1966. La Carretera Austral l’ha raggiunto solo nel 1999 e termina proprio qui, dopo 1240 km da Puerto Montt. Anzi, non è vero: ci sono ancora 7 km di aggiunta, fino a Puerto Bahamondez, sulla riva del lago, dove sorge la scritta che lo conferma.

O’Higgins si trova a 991 km da Chaitén, dove ho iniziato la mia personale Carretera Austral. È stata un’esperienza fantastica, tra i migliori (pezzi di) viaggio di sempre. Ormai si sente già la nostalgia di qualcosa di magico che si sta esaurendo, anche se ancora manca l’attraversamento verso l’Argentina che sarà comunque avventuroso.

Come arrivare in Argentina

Infatti si confermano finalmente i dettagli di come passare dall’altra parte.

Domattina dovremo prendere un bus alle 8 che ci porterà fino a Puerto Bahamondez appunto. Lì ci attenderà una barca che ci porterà sul Lago O’Higgins: comprende una visita anche al ghiacciaio omonimo e a pomeriggio ci lascerà in una minuscola località chiamata Candelario Mancilla, dove dormiremo.

Il giorno dopo bisogna si passa la frontiera cilena, si arriva fino a un passo (a piedi, a cavallo o in camioncino), per poi ridiscendere (a piedi o a cavallo) fino al Lago del Desierto, dov’è sito il posto di controllo argentino. Da lì, un’altra barca ti permette di attraversare il Lago (lo si può costeggiare anche a piedi in alcune ore) e sull’altra riva dopo tutte queste peripezie, ci sarà un bus che ti porta fino al Chaltén.

L’agenzia Hielo Sur è esclusivista per queste attività, soprattutto possiede il catamarano il cui costo non è sicuramente economico, neanche per il solo passaggio fino a Candelario.

Se vi preparate a questo attraversamento e leggete queste righe, fate attenzione a non farvi ingannare come è accaduto a noi: non comprate qui il biglietto per la barca del lago del Desierto (lo pagate più caro, e se non c’è posto dovrete comunque aspettare quella successiva) né per il bus successivo: anche questo è più caro, ma soprattutto se il bus di quella compagnia non si trova al porticciolo in attesa o è già pieno non ci sono santi: dovrete comprare un altro biglietto con un’altra compagnia e potrete utilizzare il vostro coupon per delle ottime cartine da sigaretta, con buona pace di Hielo Sur che si è intascata i soldi. Se cercate poi di ottenere un rimborso dalla compagnia locale, verrete trattati a pesci in faccia: il padrone dice che non ha niente a che vedere con Hielo Sur e che loro non vengono mai avvisati di quanta gente ha prenotato il posto sul bus. Alla faccia.

Purtroppo la barca parte già domani, e poi per tre giorni non ce ne sono altre. Un peccato non fermarsi qualche giorno in più recuperare forze in un ambiente simpatico come El Mosco ed esplorare i dintorni di O’Higgins che offrono torrenti e foreste vergini, oltre al Río Pascua (l’altro che se la vedrà con le dighe).

Vedremo domani il nuovo ghiacciaio.

Comments

  1. giuseppina says:

    che bella vita da esploratore che fai. Sei fortunato, e ti diverti nel fratempo che lavori. Buon lavoro. Bellissime foto ancora.

  2. Graciela says:

    Aleeee!!! Que viaje maravillosooo!!! Leo tus relatos mientras voy pasando las fotos y me vuelven todas las sensaciones que invaden los sentidos cuando se tiene la fortuna de haber estado alguna vez por allí. Tus fotos, como siempre, impecables!!! Que lo disfrutes mucho!!!!

  3. Graciela Palmano says:

    Solo una pregunta: ya comiste “curanto”??? O tal vez no lo preparen porque es verano….

  4. Un segno di rispetto per il Padre italiano che tanto fece per i cileni. LR.

  5. Luca Marin says:

    Mi associo alle parole reverenziali di LR!

  6. Antonio Francisco Col Osso says:

    provo profonda commozione di fronte a questo fil rouge che collega villa (oltremodo) santina alla patagonia cilena

  7. Ale!!!!! ke ricordi vero????? Guarda ke sto ancora aspettando le foto per il mio facebook profile!!! ha ha ha ah
    come stai??? dove sei and most importantly perke non parli di come hai passato una meravigliosa serata e nottata in tenda????? ha ha hah

    baciottoni e a presto
    Barbara

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