28 July 2017

Valle Casablanca, uno dei distretti del vino cileno. La sorpresa Carmenère

Lunedì 26 marzo 2012

Come molti sanno i vini cileni e argentini sono tra i migliori al mondo, anche se in Europa e in Italia non è così facile assaggiarli. In attesa di ritornare dal Nord del Cile per entrare in Argentina dalla regione di Mendoza, cerco di perlustrare una delle molte zone vinicole nei dintorni di Santiago, alla stessa latitudine della sua omologa oltre le Ande.

Mi ritrovo con Nico e Claudia, la coppia svizzera che avevo conosciuto sul Navimag, e un loro amico in visita. L’idea è di evitare i molteplici giri vinicoli che molte agenzie turistiche propongono, noleggiando una macchina per perlustrare Valle Casablanca, non lontana dalla capitale.

Qualche cartello che ammicca ai “vedovi dell’estate”…

Casablanca è famosa soprattutto per i bianchi (Chardonnay e Sauvignon Blanc), anche se vi vengono prodotti anche rossi (Pinot Noir, Merlot, Syrah e Carmenère soprattutto).

Il problema è quali cantine scegliere, visto che nella zona ce ne sono centinaia. Tra consigli e ricerche varie, ne selezioniamo alcune. La regione è quasi desertica.

La prima fermata è Veramonte (qui il loro sito).

Nel 1990 Agustín Huneeus insieme a suo figlio si installarono qui arrivando da una simile esperienza a Napa Valley.

La struttura attuale venne disegnata dall’architetto cileno Jorge Swinburn.

Vengono proposte delle degustazioni a pagamento che includono anche 3 tipi di formaggio (in verità delle fettine striminzite e senza nessun tipo di informazione sulla loro provenienza).

Tra quelli assaggiati, tutti del 2009,

il Primus (un uvaggio di Cabernet Sauvingon, Syrah, Carmenère e Merlot), lanciato come la bottiglia di punta, non male. Il Merlot da la sensazione di essere troppo alcolico, buono il Pinot Noir, ma la vera sorpresa (almeno per me) è l’ottimo Carmenère.

L’esordio è positivo, anche se non siamo molto soddisfatti per il trattamento ricevuto, non certo personalizzato e attento. Forse per le dimensioni, o forse perché qui erano più interessati ai proventi che a “perdere tempo” con spiegazioni.

Facciamo un giro nelle zone limitrofe,

immettendoci forse per sbaglio in strade che non portano a nessuna bodega,

ma i panorami, passando in mezzo ai filari, sono da favola.

Visto l’andazzo secondo il quale bisogna pagare per qualsiasi spuntino, passiamo anche da un negozietto di paese per comprare a prezzi realmente economici frutta e verdura, formaggio e bicchieri per un pic nic da farsi su qualche prato della zona, magari in mezzo ai filari. Trovare una bottiglia di vino che faccia al caso nostro non sarà sicuramente un problema…

La seconda che visitiamo è Viña Mar (qui il loro sito). Si tratta di una cantina considerata piccola da queste parti: coltiva solamente 274 ettari. Si pensi che Concha y Toro, la più grande del paese, produce circa 82 milioni di bottiglie.

Qui troviamo anche una persona preposta ai contatti con eventuali clienti che si occupa di spiegare, raccontare, confrontarsi con passione.

La cantina, anche qui monumentale e bianca, sembra ricordi il Palacio Vergara situato nella quasi omonima città di Viña del Mar.

Iniziamo con uno Chardonnay del 2011, fresco, giovane e fruttato.

Segue un Pinot Noir del 2007, stranamente servito freddo, come si dice si faccia in Cile per apprezzarne meglio la struttura.

Poi un Merlot 2008. 4-5 anni è la media di invecchiamento per i vini di qui. Anche in questo caso si sente l’alcool, ma forse è una delle caratteristiche specifiche della Valle.

Segue quindi un uvaggio del 2009, con un 60% di Cabernet Sauvignon e un 40 di Carmenère Bordeaux.

Anche qui dunque il Carmenère. Sembra che nell’originaria regione francese di Bordeaux (si tratta di uno dei vitigni originari della regione) e più precisamente nel Médoc, si fosse praticamente estinto dopo la famigerata epidemia di filossera del 1867.

Invece in Cile era sopravvissuto anche se non molto considerato, o meglio veniva raccolto e tagliato insieme al non dissimile Merlot, con il quale era forse spesso confuso. Dal 1994 venne invece introdotto come un tentativo di diversificazione e sembra abbia funzionato. Anzi, negli ultimi anni è stato ben accettato su vari mercati e sta quasi diventando un traino per l’industria vinicola cilena, magari per farlo divenire un giorno (forse lontano?) quello che ora rappresenta il Malbec per l’Argentina. Un vino corposo, con molti tannini che, secondo alcuni, esiste anche in Veneto e Friuli confuso con il Cabernet Franc.

Ci dirigiamo poi verso la dirimpettaia Viña Indómita (qui il sito), un progetto che sembra uscito direttamente dagli Stati Uniti.

Oltre ai 200 ettari di qui orientati sui bianchi, la stessa Indómita ne possiede altri 400 nella Valle del Maipo per la produzione di rossi.

Ci siamo sentiti più soddisfatti con la visita precedente, ma la posizione dell’Indómita è impressionante.

Uno strano stabilimento bianco e vetro su un cucuzzolo che domina i vigneti sottostanti.

Dopo una breve degustazione,

scendiamo tra i filari di Merlot,

e quelli di Pinot Noir.

Qui, vicino ad uno stagno con rapace annesso,

e sotto gli alberi che ci riparano dal solleone, vengono estratti gli ingredienti,

per degli ottimi panini con buon formaggio (sia stagionato che più giovane) della zona, pomodoro e palta (così viene qui chiamato l’avocado).

Rientriamo a Santiago che è quasi buio.

Gli amici hanno preso un appartamentino in affitto per qualche giorno in un quartiere centrale.

Scoprono subito che è annesso anche l’accesso all’ultimo piano,

dove ci sono diversi spazi con vista sui grattacieli della capitale e sulla solita Torre in costruzione.

Domani verso l’intrigante Valparaíso.

 

Comments

  1. maritza says:

    y cual de las dos últimas es mejor???

  2. Bellissime le foto di queste aziende agricole, davvero, mi complimento con Lei. Ricordo anch’io gli ottimi vini cileni assaggiati sull’aereo della Avianca nel lontano anno 2000 (sigh), c’era un cabernet-sauvignon grandioso! Invece è davvero un “contraltare” con le frequenti foto che vediamo di piatti succulenti ed a volte travolgenti nei loro eccessi (come quello della “pidoccheria” di santiago), il piattino vergognoso e striminzito con crackers e fettine di formaggio per neonati che stanno abbandonando il latte materno. Forse un segno di morigerazione? Una nota, mi permetta: quel pennuto vicino allo stagno non è assolutamente un rapace…tutt’al più potrebbe essere un cormorano, ecco, che si nutre di pesci cresciuti ai bordi delle vigne. E’ anche un bel vivere se vogliamo. La saluto e La benedico. PR

Lascia un commento

*