27 July 2017

Mestia e Vittorio Sella

Svaneti, domenica 23 agosto

Ritorniamo a Mestia, la “capitale” di Svaneti.

Anche se non è sicuramente il villaggio più bello, possiede un fascino tutto suo, con una miscela delle famose torri locali con un’improbabile architettura di stampo sovietico.

La giornata stavolta è grigia. Alcune torri sono in decadenza e abbondano le case distrutte. Mucche e maiali in giro come sempre.

Mestia è anche il centro di arrivo e di partenza dei viaggiatori.

La sproporzionata piazza centrale è il luogo di incontro: tutti i pochi mezzi di trasporto passano da qui, autobus e marshrutke compresi. Anche i pochi stranieri, come un sidecar polacco.

Ci raccontano che sono relativamente molti anche gli italiani che arrivano fin quassù in fuoristrada per esplorare la regione, per fortuna non ne abbiamo visti.

Mestia si trova poco sotto l’Ushba, una delle montagne più alte della zona (4710 metri); dall’altra parte c’è già la Cabardino Balcaria (Federazione Russa).

In piazza si vedono anche dei piccoli empori in cui si vende quasi di tutto, compresi chacha, vino e i tipici copricapi della zona.

Una stufa squinternata ma efficace aiuta i venditori a riscaldarsi durante l’estate… non oso immaginare come sia qui d’inverno.

Cercare qualcosa da bere in un nuovo albergo dallo stile peculiare.

Ma all’interno non si va molto oltre un’esposizione di varie bottiglie di vodka, acqua e quant’altro.

Alla fine optiamo per una soluzione più spartana, in un piccolo ristoro.

Visitiamo il museo etnografico di Mestia, un assurdo cubo di cemento con vari contrafforti.

All’interno sono esposti vari utensili, strumenti musicali, i famosi troni di legno locali, qualche affresco scrostato dalle antiche chiese dei villaggi circostanti.

Risalente al XII secolo, la famosa brocca d’argento della regina Tamar, considerata ancora quasi una divinità da queste parti.

I pezzi migliori si trovano in una stanza chiusa a chiave in cui non si può neanche fotografare, con le due “simpaticissime” guide che ti braccano a pochi centimetri di distanza. Si tratta varie icone, tra cui quella dei Quaranta martiri, una collezione di vangeli e di croci dorate (secoli IX-XIII).

La sorpresa più grande è invece appesa ai possenti muri del museo: una collezione di foto dell’alpinista piemontese Vittorio Sella, che esplorò Svaneti a fine Ottocento.

Rimaniamo a bocca aperta, soprattutto per la qualità delle foto scattate in tempi pionieristici.

Comments

  1. Sono passato da Mestia a 1/2 agosto, il paese è sottosopra per strade, nuovi edifici ecc. Mi dicono che il sindaco del paese vuole rilanciarlo. Vedo il cartello di Vittorio Sella ma non posso fermarmi perchè sono in gruppo e non posso ritardare tutti, tuttavia riesco a fare alcune foto con un bello sfondo di montagne.

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