23 March 2017

Subito a tavola

Tbilisi, lunedì 17 agosto

 

Dopo quasi sette ore arriviamo finalmente a Tbilisi. Il nostro amico Giorgi ci ha già organizzato tutto. «Non passiamo neanche da casa», dice, «altrimenti non facciamo in tempo»: siamo stati invitati ad una cena per il compleanno di David, un suo amico e collega.

Tbilisi supra tamada vakhtanguri a due 1

Vengono a prenderci direttamente alla stazione degli autobus di Ortachala, dove conosciamo anche Shalva, un altro amico, operatore alla televisione di stato georgiana che, oltre a ospitare due di noi, è in ferie e ci porterà in giro per una settimana intera.

Saliamo per la prima volta sulla sua vecchia “Dodge Voyager”, 3200 di cilindrata con 200mila km alle spalle, comprata per poche migliaia di dollari e che nei prossimi giorni ci farà arrivare nei posti più impensati.

 

Sotto la casa di David ci cambiamo per l’esordio delle nostre magliette commemorative [si veda la storia], di cui omaggiamo anche agli altri.

 

L’appartamento è già pieno. Salutiamo il festeggiato, sua moglie Nana ed i figli Gimi, Beka e la ragazza Eka.  Dopo tanta attesa di tornare in Georgia o di venirci per la prima volta, i molti racconti (fatti ed ascoltati) non potevamo avere un esordio migliore in Georgia, anche considerando l’ultima settimana di Ramadan in Turchia [si veda la storia].

In serate come questa l’ospitalità georgiana si apprezza al massimo. Vi si concentrano tutti gli elementi della supra, l’incontro a tavola che costituisce una delle colonne portanti della società georgiana [si veda la storia]. La figura centrale si chiama tamadà, il capo della tavola che è anche la persona incaricata di dare il ritmo ai brindisi.

Tbilisi supra tamada in azione

Durante la supra ci si conosce, ci si guarda negli occhi, si chiacchiera (se il ritmo lo permette), si impara qualcosa degli altri, si beve molto e si mangia anche, per mantenersi in vita. È spesso impegnativo, i brindisi si susseguono ogni pochi minuti, per ore e ore. Normalmente si beve solo vino o chacha (grappa) di solito fatti in casa: tutti hanno parenti in campagna che producono vino. Si dice invece che con la birra si brinda solo con i nemici.

Alcuni tamadà sono più brillanti, altri meno. Alcuni usano la poesia, o si orientano più verso le arti o le canzoni. Ognuno ha un suo modo particolare di espletare la sua funzione. I temi a cui brindare sono infiniti, con rivoli di sub brindisi elaborati dagli astanti. Più si entra nell’alcool più i soggetti vengono sviscerati, con domande e discussioni. Alaverdi è un assist del tamadà agli altri; con noi presenti serve anche per renderci parte del gioco.

Poi escono altre variazioni sul tema, come il vakhtanguri: si beve incrociando le braccia tra due (come ai matrimoni da noi) o tre persone (che ho visto solo qui).

Tbilisi supra tamada vakhtanguri a tre

Oppure l’iglibatsuri, quando io faccio bere un altro e quello fa lo stesso con me.

Tbilisi supra tamada iglibatsuri 1

Tbilisi supra tamada iglibatsuri 2

Nel frattempo i piatti continuano ad arrivare in tavola; di questo si occupano le donne, che di solito rivestono un ruolo più marginale, salvo eccezioni.

Tbilisi supra tamada le donne di casa

Stasera l’ultimo piatto caldo viene portato a mezzanotte, sempre sotto la sapiente regia di Nana.

Tbilisi supra tamada 3

Già nel 2003 Giorgi mi aveva fatto entrare nelle varie case georgiane per toccare con mano (e non solo) queste tradizioni secolari. Allora ad ogni brindisi bisognava svuotare il bicchiere di vino fino in fondo, ora dipende dalla tavolata.

Rispetto alla mia prima visita mi sembra si beva di meno. Anche qui a Tbilisi i controlli sono molto più rigidi e c’è sempre qualcuno che rinuncia a bere per guidare. Nel nostro caso ad asternersi è sempre il grande Shalva.

In questa serata di metà agosto fa caldissimo nella canicola di Tbilisi e l’atmosfera si riscalda sempre di più. Dall’Italia chiama Elisa, la morosa di Andrea: per fare salutare tutti, facciamo passare il telefono appoggiato su un bicchiere pieno di vino che fa il giro della tavola.

Tbilisi supra tamada elisa al telefono

Poi c’è Merab, che staserà si presta al ruolo di tamadà. Dopo il primo saluto con la famigerata chacha (la grappa georgiana), però, Merab continua così tutta la sera, mentre gli altri commensali passano invece al vino.

Tbilisi supra tamada in azione 2

Si sta facendo tardi, una coppia di amici se ne va, ma noi rimaniamo. Il tamadà, ormai gonfio di grappa, sembra in difficoltà.

Tbilisi supra tamada telecamera 2

Dal computer in salotto collegato ad Internet proprio davanti alla tavolata si materializza la sorella di David per gli auguri con la telecamera. Siccome era rimasta sola, prendo il microfono ed annuncio trionfalmente: «We killed the Tamadà!!!».

Tbilisi supra tamada telecamera 1

Di rado mi capita di non ricordare cosa succede in una serata. Dopo la scena al computer tutto si fa nebuloso, e lo stesso capita ad Andrea: solo il giorno dopo abbiamo ricostruito almeno una parte del puzzle grazie ai racconti degli altri. Eravamo passati al rosso ma probabilmente il patatrac avviene quando assaggiamo la chacha.

Tbilisi supra tamada vakhtanguri a due 2

Verso l’una di notte ce ne andiamo. Io e Andrea dormiamo dalla mamma di Giorgi, che avevo conosciuto nel 2003. Veniamo depositati in condizioni pietose sotto il suo palazzone; rispetto alla mia visita precedente c’è una piccola novità: ora, per finanziare le continue riparazioni, l’ascensore funziona solo inserendo un decino (10 tetri, i centesimi di lari, la moneta georgiana).

Tbilisi Gldani dieci tetri di lari per ascensore

Entriamo tutti e tre nell’ascensore e con i bagagli quasi non riusciamo a girarci.

Tbilisi Gldani in ascensore

Giorgi mette la moneta, ma prima che qualcuno prema il tasto del decimo piano, perdo l’equilibrio e inavvertitamente tocco quello del secondo. Era l’ultima moneta che avevamo e in quelle condizioni ci siamo dovuti sciroppare otto lunghissimi piani a piedi. Tutto gira.

Tbilisi Gldani gira tutto

Andrea è anche caduto sotto il peso del suo zaino; io, a giudicare dalle condizioni della mia maglia, devo aver strusciato varie volte su qualche parete polverosa. Ma tutto questo ce l’ha raccontato Giorgi il giorno dopo.

Anche così salutiamo la deda (mamma) di Giorgi, che nonostante l’ora ci accoglie con entusiasmo.

Tbilisi Gldani con la deda

Finalmente raggiungiamo un agognato letto.

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