23 May 2017

Chiloé bucolica e la pingüinera di Puñihuil

Martedì 17 gennaio 2012

Un’incantevole escursione alle riserve di pinguini di Chiloé verso l’Oceano Pacifico, con vari scorci sulla vita bucolica dell’arcipelago.

Da qualche giorno stava piovendo sulla zona e nessuno era sicuro che si potesse partire per un’escursione alle pingüineras di Puñihuil, una zona verso l’Oceano Pacifico in cui nidificano i piccoli pennuti. Per fortuna oggi il sole (quasi) splende e l’escursione si fa.

Internazionale

Il gruppo è multinazionale, con una coppia di piccioncini brasiliana che lavorano entrambi come interpreti nella lingua dei segni; sapevate che è diversa a seconda dei diversi paesi? Poi una coppia lui francese e lei australiana conosciutisi a Londra: hanno deciso di cambiare lavoro e di andare a vivere in Australia e si sono presi il tempo per un viaggio di un intero anno, con il famoso RWT (Round the World Ticket), un mega biglietto aereo che permette un certo numero di scali già programmati da effettuarsi in un anno, compiendo il giro del mondo; normalmente sono molto economici rispetto ai prezzi di vari andata e ritorno intercontinentali. I due sono arrivati a nove mesi sul totale.

Poi ci sono anche quattro ragazze israeliane. Un piccolo excursus sulla massiccia presenza di israeliani in viaggio in tutta l’America Latina. Si muovono generalmente in gruppo e sono abbastanza impermeabili alle influenze esterne, in alcune località esistono addirittura delle agenzie a loro dedicate in cui si parla ebraico. Ma soprattutto sono spesso molesti e per questo non sempre benvoluti, preceduti dalla sinistra fama dei loro connazionali. Di solito hanno appena finito il durissimo servizio militare obbligatorio, che per i ragazzi è di tre anni e per le ragazze di due, durante il quale vengono normalmente spediti in Palestina dove l’Esercito israeliano mantiene il controllo militare del territorio, con i conseguenti problemi psicologici che ne derivano.

Per fortuna le nostre ragazze sono simpatiche e formiamo un bel gruppo.

Si parte

Partiamo con un minibus prendendo la strada sulla costa dove si intravedono culture di frutti di mare (i moltissimi allevamenti di salmone si trovano più a sud). Sulla spiaggia appaiono i resti della ferrovia distrutta con il maremoto (oggi si direbbe tsunami) seguito al terremoto del 1960 che spazzò via varie parti dell’isola. La strada ferrata risaliva a inizio Novecento quando le locomotive erano state portate dalla Germania; sembra che esistessero solo la prima e la terza classe.

Ci inerpichiamo per le stradine che offrono uno spaccato del più classico Chiloé: panorami bucolici,

con in fondo il mare,

un dettaglio,

animali al pascolo,

e non,

maialini fulvi,

le onde dell’Oceano.

Salendo ancora appare un contadino con una tipica slitta locale a traino,

per scivolare meglio sul terreno spesso bagnato dalla pioggia.

Degli uccellacci (sono vandurrias, dei rapaci) dopo la pioggia si asciugano le ali sul tetto di una casa.

Finalmente arriviamo nella zona delle pingüineras. Esisterebbe un progetto per realizzare un parco eolico su queste colline sul mare spazzate dal vento, ma gli abitanti non lo vogliono. Chi vincerà?

Anche sulla spiaggia il panorama è idillico.

Le casine sono addobbate.

Il mare è ancora grosso,

e le barche sono in attesa dell’autorizzazione a salpare.

Dall’alto il panorama è stupendo,

ancor più drammatico sul lato del mare (oceano) aperto.

Le stesse vandurrias di prima sfrecciano,

in tutte le direzioni,

alla ricerca di cibo.

A Chiloé il turismo dura solo i tre mesi estivi, poi tutti tornano alle proprie occupazioni. La guida che ci accompagna per esempio durante l’anno scolastico lavora come conducente di scuolabus. La nostra barca è finalmente pronta,

anche se il suo nome (“Porsiacaso”) non è proprio tra i più incoraggianti.

Il tipo che la gestisce sembra un Luís Sepúlveda locale.

Aiuta anche una ragazzina, con le fattezze tipiche delle chilotas, pacioccone e con le guanciotte rosse.

Siamo pronti a dirigerci verso gli isolotti di Puñihuil. I pinguini oggi non sono tantissimi, ma lo spettacolo è sufficiente.

Dicono che sarà invece pieno a fine gennaio, quando i piccoli, che per il momento si trovano nei loro nidi in alto, scenderanno al mare per imparare a nuotare.

Questo sembra essere l’unico posto al mondo in cui i pinguini di Humboldt e quelli di Magellano dividono lo stesso spazio, anche se non si accoppiano tra loro: è il punto in cui confluiscono le due correnti, di Humboldt appunto verso nord, e di Capo Horn verso sud.

Dicono che la differenza più evidente stia nelle striature.

Tra gli isolotti spunta anche la Piedra del Oso che ricorda un orso.

Poi forse la sorpresa più gradita, una nutria (specie di lontra marina) che se ne sta tranquilla a sgranocchiare qualcosa nuotando sul dorso.

Un altro pennuto ci porge il saluto di commiato.

Comments

  1. matilde e aurora says:

    vorremmo vedere anche noi i pinguini!!!

  2. Isabella says:

    …in questo parte di viaggio avrei voluto davvero essere lì con te!!!!

  3. CLAUDIA says:

    Ciao, hai letto:” Il quaderno di Maya”? L’ultimo libro di Isabelle Allende? E’ ambientato a Chiloé e rende davvero giustizia a quello che testimoniano le tue foto!

  4. Bellissimo. Sono ora nell isola di chiloe’. Ma per vedere i pinguini occorre raggiungere la zona con la barca obbligatoriamente i ci si arriva anche via terra ?

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