30 March 2017

In catamarano fino alla Laguna San Rafael, lo spettacolo del ghiacciaio (I)

Martedì 31 gennaio 2012

Sapevo che la giornata di oggi sarebbe risultata uno dei punti più alti del viaggio e infatti così è stato: arrivare così vicini a un ghiacciaio produce emozioni molto forti.

Questa è un’escursione che normalmente fa parte di un costoso pacchetto che include anche un superalbergo, proprio qui a Puerto Chacabuco.

Tuttavia esiste anche l’opzione di contrattarla da sola (preferendo la simpatica stamberga di Doña Eugenia), il che non risulta proprio economico ma abbatte notevolmente i costi. Il catamarano non è pieno, e ben pochi sono venuti da soli come me.

Al mattino presto il catamarano è già in attesa nel porto.

Con la luce di quest’ora la montagna sopra il porto è impressionante.

Si parte.

Questa insenatura venne scoperta (o meglio, trovata) dal Vice Ammiraglio Robert Simpson (cileno, ma nato in Inghilterra) che lo battezzò con il nome della sua barca, Chacabuco appunto. Si esce dal fiordo di Aysén.

Si fa colazione a bordo, con commenti in spagnolo e inglese. Ogni tanto si trova qualche imbarcazione.

Il viaggio sarà lungo, circa 5 ore per arrivare a destinazione.

Appare la perfetta forma conica del vulcano Maca, alto 2960 metri e da tempo addormentato, dicono da circa 1500 anni.

I passeggeri attendono.

L’isola Raimapu segna metà cammino, 110 km.

La sosta nei pressi dell’isola Oma, con le sue colonie di leoni marini, è un regalo del capitano.

Per caso inizio a chiacchierare con tale Roque (o Rocco) Molinari, il sassofonista che allieterà il lungo viaggio di ritorno; il bisnonno veniva da Potenza, dove lui non è però mai stato. Da 8 anni lavora qui, dice che durante questo tempo il ghiacciaio ha perso notevolmente superficie.

Aggiunge che durante tutta quest’estate il tempo è stato stupendo, di solito i viaggi del catamarano erano invece accompagnati da pioggia e nuvole basse. Oggi invece le condizioni sono perfette,

non ci sono onde. A volte il percorso risulta molto agitato.

Il pranzo è interessante.

La navigazione continua.

Il Passo Quesahuén è uno dei punti critici in cui solo imbarcazioni come questa possono passare e con molta cautela: è molto stretto e le correnti possono ingannare.

C’è anche il faro,

e i delfini che ci accompagnano.

Appare il ventisquero (ghiacciaio) Gualas, che trae origine dallo stesso Campo de Hielo Norte; una volta era simile al San Rafael ma ora è retrocesso alla categoria di ventisquero colgante (appeso). È un anticipo di ciò che vedremo in breve.

Si vira decisamente e si entra nella Bahía de San Rafael,

e a seguire nel Río de los Témpanos, il fiume degli iceberg, una zona poco profonda dove iniziano ad apparire i primi pezzi di ghiaccio staccatisi dal San Rafael.

Poi sono moltissimi.

Siamo ormai dentro il Parque Nacional Laguna San Rafael, quando appare il ghiacciaio in lontananza mancano le parole.

Un altro ospite si gode la giornata di sole.

I riflessi sono straordinari.

Il ghiacciaio scende dal Monte San Valentín, il picco più alto della zona con i suoi 4058 metri.

Fa impressione pensare cosa rappresentano i due Campos de Hielo, gli ammassi di ghiaccio che, pur in ripiegamento, tra Norte (4400 kmq) e Sur (13mila kmq) costituiscono la terza massa glaciale più grande del mondo, dopo Antartide e Groenlandia.

Il San Rafael è il ghiacciaio più settentrionale dell’emisfero sud. La sua altezza sull’acqua oscilla tra i 50 e i 70 metri,

e il suo fronte tra i 3 e i 4 km.

Ma lo spettacolo non finisce qui. Ci si avvicinerà ancor di più, fino a circa 200 metri dal ghiacciaio. Partono le prime lance.

Intanto si vedono pezzi di ghiaccio che cadono nella laguna,

accompagnati da un tremendo frastuono.

Lasciamo il catamarano,

e ci avviciniamo.

I giochi di colori sono infiniti.

Altre esplosioni.

Forme quasi di occhi.

Fa impressione constatare quanto il ghiacciaio si sia ritirato negli ultimi anni: il segno sulla roccia è evidente.

Conseguenze del riscaldamento globale che in queste regioni si sente ancor di più.

Manca poco alla ripartenza.

Rientrano le ultime lance.

Ma prima, l’ultima finezza. I membri dell’equipaggio hanno raccolto alcuni pezzi di ghiaccio millenario  con il quale ora servono il whisky (e altro) on the rocks.

È ora di salutare il San Rafael e iniziare il viaggio di ritorno.

Roque-Rocco inizia a suonare.

Ennesimi giochi di luce.

Rientriamo verso il fiordo di Aysén,

proprio mentre parte il traghetto della Navimag.

Attracchiamo e un cane aiuta a tirare le funi.

Qualcuno che c’era già venuto mi aveva raccontato che dopo la Laguna San Rafael aveva capito che la sua vita ha avuto un senso. Non so se sia proprio così, ma questa lunga giornata rimarrà sicuramente indelebile, con o senza le centinaia di foto scattate.

Comments

  1. Già guardando da uno schermo le tue foto si rimane senza parole, non oso immaginare cosa si possa provare essendo lì di persona…stupendo!
    Grazie! Come diceva qualcun altro questi fantastici reportage permettono anche a noi che leggiamo da una scrivania di evadere per qualche minuto dalla routine, conoscendo posti che hanno dell’incredibile..ti sto seguendo con gran passione.
    Davvero complimenti e buona continuazione del viaggio!

  2. giuseppina says:

    complimenti, le foto sono magnifiche. Che viaggio!!!!

  3. hola estimado amigo:

    continuo viendo tu recorrido a traves de tus estupendas imagenes que nos entregas….esta vez has despertado mi apetito con ese almuerzo tan rico y yo ya estoy devuelta en mi trabajo comiendo galletitas con semilla…

    un gran abrazo y cuidate en Chile.

  4. bre! direi il post migliore dal sud america… ghiacciaio veramente fenomenale. ma non avete fatto l’inchino all’isola oma?!? deh-eh-eh… ; ) mandi, torzeòn!

  5. m.cristina de Frutos Diez says:

    Tuve la suerte de conocer la Patagonia, desde Puerto Natales a las Torres del Paine con mi amado marido,desgraciadamente èl no està entre nosotros, espero en un proximo viaje a Chile, ir a conocer la Laguna San Rafael, . En un viaje anterior viaje a la Isla de Chiloè hubieramos querido hacer ese cruzero , pero no habia la infiormaciòn que existe ahora, y vimos un barco cuando estaba partiendo , ademàs con internet es fàcil saber màs.

  6. I CRONDI says:

    Ciao Alessandro, io e mio marito stiamo organizzando un viaggio in cile per gennaio, abbiamo letto con interesse il diario del tuo viaggio e vorremmo farti un sacco di domande.
    Premesse:
    -abbiamo solo 13 giorni con aerei prenotati A:Pto Montt /R:Balmaceda
    -siamo “vecchietti arzilli” (57aa) con zaino in spalle che non hanno più la resistenza dei 20 anni e non si adattono più alle situazioni troppo scomode
    -viaggiamo molto, abbiamo già fatto parte della Patagonia argentina compresa la terra del fuoco
    Domande:
    -Nel tuo viaggio non hai fatto parchi (hornorpiren, quelat, pumalin ecc ), non sono belli? Non li consiglieresti? noi amiamo fare trekking e pensavamo di includerli
    – avendo poco tempo, volevamo prenotare in anticipo i trasferimenti via mare/terra sulla carretera. Abbiamo visto che i bus Kemel coprono quei tratti ma sul sito non c’è possibilità di capire gli orari o il modo come prenotare, abbiamo scritto anche a Nicholas, ma non abbiamo avuto risposta.Tu hai dei suggerimenti? Ti ricordi il sito tramite il quale hai prenotato la gita al san Rafael?
    -quali sono le tappe irrinunciabili?
    Ringraziandoti tanto, un caro saluto da laura e cesare

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