26 March 2017

In Terra del Fuoco, 14 ore di bus fino a Ushuaia, El Fin del Mundo (?)

Giovedì 16 febbraio 2012

Mi preparo per l’ennesimo lunghissimo viaggio in bus, stavolta per Ushuaia, la città considerata come la Fine del Mondo. Sono oltre 500 km e dicono ci impiegheremo 12 ore: più che la distanza il problema sono i continui attraversamenti di frontiera tra Cile e Argentina. Sarà stancante, ma si attraverserà trasversalmente tutta la Terra del Fuoco.

Anche questa terminal argentina è sprovvista di un locutorio (ovvero delle postazioni telefoniche per chiamare a pagamento), esistono solo delle cabine mangiasoldi che non funzionano quasi mai. Per fortuna esiste anche un baretto con WiFi così riesco a chiamare un paio di possibili alojamientos a Ushuaia. Come immaginavo però le stanze singole sono abbastanza care e la presenza di molti turisti, tra cui anche mochileros (con zaino) e stranieri, complica le cose. Decido che vedrò in loco, anche se dovremmo arrivare verso le 20, un orario non proprio tra i migliori.

Il bus di oggi è scadente, non a due piani come quello di ieri, e dai finestrini non si vede quasi niente.

I ritardi iniziano prima ancora di partire. Prima dobbiamo aspettare un bus in arrivo da Buenos Aires in ritardo di due ore (la mia vicina di posto è partita alle 15 ieri da Puerto Madryn) e poi 20 minuti una giovane mamma con due bambini che stavamo per lasciare a terra. Tra una cosa e l’altra partiamo con un’ora e mezza di ritardo e le sensazioni non sono positive.

Quasi subito appare la prima frontiera, ufficialmente il Paso Fronterizo chiamato pomposamente Integración Austral, nome totalmente immaginifico. È strano, di solito i posti di confine dei due paesi si trovano a molti chilometri di distanza, qui sembrano invece essere accorpati, anche se sono i cileni a gestire le procedure.

Di nuovo camper tedesco e uno francese, ormai non più una novità.

Tanto per cambiare il tipo che coadiuva l’autista è un personaggio.

L’attesa si fa lunga e non si capisce perché: un altro bus arrivato dopo riparte prima di noi. Durante l’attesa piove, ma poi riesce il sole. Alla fine ripartiamo dopo tre ore di orologio e neanche ci controllano i bagagli con i citati cani antisalame e antiformaggio.

Si continua in Cile senza peraltro attraversare nessun villaggio, solo qualche casina isolata, forse puestos di estancias.

Il bus deve attraversare lo stretto di Magallanes (di Magellano), sempre molto emozionante.

Si parte.

Il faro proiettato sui cieli patagonici.

Nei 20 minuti di tragitto siamo anche accompagnati da due delfini,

che saltano ripetutamente fuori dall’acqua come se ci stessero facendo le feste.

L’orizzonte è proprio da Fine del Mondo.

Approdiamo nell’agognata Terra del Fuoco, l’isola più grande dell’America Latina (la seconda è Chiloé), che di calore non ha proprio niente spazzata di continuo com’è da un ventaccio gelido.

Il buon Magalhães/Magallanes/Magellano (come si sa un portoghese al soldo della corona spagnola) fu il primo europeo ad arrivare da queste parti nel 1520: aveva avvistato da lontano i molti fuochi accesi dagli indigeni yagán e per questo scelse un nome così ingannevole.

Già dall’altra parte è tutto ripio (sterrato). Passiamo il bivio per Punta Arenas, non si vede niente di niente a parte i cieli spettacolari.

Nella zona cilena ci sono solo poche estancias (immense fattorie) che puntano sull’allevamento ma che spesso hanno al loro interno anche giacimenti di petrolio.

Si vedono pecore e mucche,

ma soprattutto molti guanacos (la versione patagonica dei lama).

Arriviamo all’ennesima frontiera dove ci fermiamo altri tre quarti d’ora con gli stessi controlli (non se ne può più).

Nell’attesa il kiosko “El Límite” (un nome un programma),

soffre la concorrenza del vicino (dieci metri) “Kiosco y almacén” stipato in una roulotte e che millanta di praticare prezzi più bassi.

Parlando con gli altri passeggeri scopro varia umanità. Molti si fermeranno a Río Grande, cittadina in cui sembra ci sia lavoro. Anche la mia vicina di posto, un tipo da solo e uno con moglie e figlia ci vanno. Molte industrie godono di esenzioni fiscali se si installano qui (di recente ne ha aperto una nuova di cellulari) e i salari arrivano addirittura ad essere doppi rispetto al resto del paese.

Vedo un nuovo camioncino stavolta ceco, tipo il “Rotel” incontrato alla fine di Chiloé, ma senza rimorchio. Sono solo in undici e uno mi racconta che stanno in giro un mese: da Buenos Aires a Ushuaia e ora di nuovo verso a nord, zigzagando tra i due paesi fino a Santiago. Il costo? 4mila euro, con volo e pasti inclusi.

Più avanti troviamo la parte argentina della frontiera, e per fortuna stavolta non è lunghissima. Solo che si riparte alle 18, un vero disastro anche perché alla meta mancano ancora circa trecento chilometri. Anche se da qui la strada è tutta asfaltata, chissà a che ora arriveremo.

A Rio Grande scendono quasi tutti. I pochi che proseguono devono cambiare bus, ancor peggiore del precedente.

Río Grande era un avamposto della guerra contro l’Inghilterra per il controllo delle isole Malvinas (Falkland) e se ne vedono ancora i segni, ovvero monumenti a profusione.

 

Ripartiamo alle 20 da Rio Grande, che disastro. Ormai sta scendendo la sera.

Arriviamo a Ushuaia poco prima delle 23. Per fortuna trovo l’ultimo letto disponibile in una camerata al Hostal del Sur.

Esco subito alla ricerca di cibo; purtroppo il lomito non è molto soddisfacente, oltre al fatto che nel locale in cui mi trovo (un sedicente pub) non servono birra alla spina ma solo in lattine e perd di più piccole.

Almeno riesco a vedere l’ultima mezz’ora di uno dei vari Boca-River valevoli per i tornei estivi di preparazione al campionato, che per il River sarà ancora di Seconda Divisione, dopo l’inopinata retrocessione di alcuni mesi fa.

Comments

  1. giuseppina says:

    Ciao Ale, anche noi ci siamo stati a Ushuaia nel 2009. Era un’esperienza unica. Poi da li siamo partiti in nave per l’Antartide e le Falkland isole. Che bello.

  2. Che spettacolo i delfini BIANCONERI !!! 😉
    Se li vede Pozzo…

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  4. christian says:

    Ciao,
    scusa ma per questo ragitto di 14 ore eri partito da dove?

    Grazie-

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