26 March 2017

Distrutta la Copa del Rey. Filosofie calcistiche

Venerdì 22 aprile 2011

Vista la penuria di successi degli ultimi anni, il Madrid ha giustamente festeggiato con tutti i crismi la conquista della Copa del Rey (equivalente alla nostra Coppa Italia) di mercoledì scorso a “Mestalla”.

Migliaia di tifosi si sono riuniti alla Cibeles e hanno aspettato fino all’alba il ritorno della squadra da Valencia. Tanto tempo è passato dall’ultimo trionfo che risulta evidente che i madridisti non sono più abituati a maneggiare le coppe.

L’autobus scoperto della squadra stava attraversando due ali di folla quando Sergio Ramos ha fatto cadere sulla strada il trofeo che è finito addirittura sotto il mezzo, distruggendosi.

http://www.youtube.com/watch?v=SLhcU0lWt7w

Finito il divertente siparietto e ritornando all’analisi della partita di mercoledì scorso, rispondo agli amici italiani che non hanno visto la partita e hanno fatto notare che alcuni mezzi di comunicazione hanno definito come meritato il successo del Madrid.

Come raccontato nella cronaca della partita, Mourinho nel primo tempo è riuscito ad annullare quasi completamente il sistema di gioco del Barça, senza peraltro creare moltissimo (ha preso però un palo con Pepe). Dal secondo tempo in poi la partita è tornata sui binari abituali (degli ultimi anni intendo): il Barça con il pallone e il Madrid chiusissimo, cercando ogni tanto di buttare la palla in avanti sperando il contropiede del velocissimo Cristiano. Così è andata avanti fino al minuto 102’ quando un bellissimo cross di Di María ha trovato la testa del portoghese che ha insaccato prepotentemente. Bravo Madrid e bravo Mourinho che hanno portato a casa il successo.

Il Barça deve fare ammenda di non aver tradotto in reti l’immensa mole di gioco che ha sviluppato. Ha giocato praticamente con un uomo in meno: Villa è in condizioni pessime e non segna ormai da 11 partite, lo stesso tempo di Pedro, che però si rende utile alla squadra; tra l’altro, forse per rispetto, Guardiola l’ha colpevolmente lasciato in campo fino al 105’, mentre l’avrebbe dovuto togliere già alla fine del primo tempo. Secondo me deve rimproverarsi anche di aver lasciato la difesa sguarnita in un momento (i tempi supplementari) nel quale si sapeva benissimo che se avesse incassato una rete sarebbe stato impossibile recuperare: è assurdo che Piqué cerchi fortuna in attacco quando poi sul cross di Di María è Adriano a cercare di contrare Cristiano, molto più alto di lui. A maggior ragione sapendo che è praticamente l’unica azione possibile del Madrid. Per il resto ha giocato come sa, pur senza trovare la strada del gol: una rete (su rigore) in due partite è pochissimo. Anche in questo caso bravo Mourinho. Bravo anche Cristiano, che forse per la prima volta nella sua carriera è risultato decisivo in una partita importante.

Proprio il prezioso Adriano (uno dei migliori l’altra sera) si è infortunato e starà fuori per 4 settimane: Guardiola dovrà reinventarsi la difesa per l’ennesima volta. Se torna Puyol, potrebbe essere schierato al posto del brasiliano, come esterno sinistro (anche per presidiare la linea difensiva) lasciando centrale Mascherano, che ben si è disimpegnato mercoledì in questo ruolo a lui inedito.

È vero, come ha spiegato Mourinho, bel calcio non significa necessariamente mantenere il controllo di palla e cercare di creare calcio con una squadra quasi tutta di canteranos.

Secondo altri, calcio è anche lasciare tre punte in panchina, mettere 3 mediani a “creare” a centrocampo, schierare solo 1 giocatore cresciuto in casa, fare dell’aggressività estrema la tua forza, giocare in puro contropiede anche in casa e anche se appartieni a quello che si ritiene il club più importante del mondo, lo stesso che non ha confermato allenatori perché vincevano ma non facevano giocare bene la squadra. Calcio è anche far diventare Pepe (!) l’uomo più importante del tuo schieramento, protestare sempre, considerare che la partita inizia con la conferenza stampa del giorno prima e che termina con quella del post partita, o magari addirittura allungarla tutto l’anno, provocando sempre e comunque tutti, dagli arbitri, agli avversari, a chi fa i calendari, la UEFA y la madre que los parió.

Poi ovvio, se vinci hai (quasi) sempre ragione. E il Madrid mercoledì ha vinto per diversi motivi, e dunque Mourinho, la cui abilità tattica e istrionica non si discute, ha (avuto) ragione. Negli ultimi anni di insuccessi la frustrazione del Madridismo si ingigantita a tal punto che tornare a vincere una semplice Copa del Rey assume il significato di una Champions. Intanto, la Liga è praticamente persa, con l’avversario principale a 8 punti.

Vedremo come andrà a finire la doppia sfida di Champions.


 

Comments

  1. eh ale, hai senza dubbio ragione sul fatto che se vuoi guardare bel calcio non è certo a madrid di quest tempi che devi guardare, men che meno durante una sfida con il barca.
    il punto, però, e i madrilisti che han cacciato il vincente capello perchè non dava spettacolo lo sanno bene, è che una squadra che vinca mettendo sotto il barca sul piano del gioco, in giro ancora non s’è vista.
    capisco che sia seccante perdere con gli arcinemici guidati dall’odiato mou, ma pensare che il loro schema fosse anche quello di dare spettacolo è un po un azzardo. dopo tutto l’hai deto sempre anche tu: sulla sfida secca il madrid aveva della chances di vincere, mentre si riducono notevolmente sul doppio confronto, proprio per il fatto che fort apache alla lunga non regge all’assalto.
    cmq, da simpatizzante barca e appassionato del suo calcio spettacolo, devo dire che sono un pò contento che almeno un trofeo sia andato a madrid: le squadre che vincon tutto, dopo un po, cominciano a starmi sulle balle, e inevitabilmente fraternizzo con il bastonato di turno che darebbe un rene per vincere un’amichevole.
    a presto

  2. troppo divertente questo post…

    … continua così!

  3. … aggiungo che auguro a Mou successi e soddisfazioni in quel di Madrid onde evitare un suo ritorno in nerazzurro 😉

    la scorsa stagione è stata bella e indimenticabile ma direi a vonde di nervi tesi, polemiche, fisicità a tutti i costi e sempre in 11 dietro il pallone quando attaccano gli altri, quest’ultimo aspetto lo ripeto sempre è quello che più mi inquieta negli ultimi anni di mourinho e mourinizzazione, ampiamente vistasi nel mondiale sudafricano…
    quello che è stato fatto a milano poi è difficile da ripetere per una concomitanza di aspetti rara.

    Da interista spero in un futuro senza mou e diverso da ciò che è stato fatto con mou, il quale resti in spagna a rivaleggiare con il barça e a far girare le scatole al nostro caro blogmajstor :-)))

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